Dall’intrattenimento alle relazioni, tutto passa dall’intelligenza artificiale con estrema semplicità. E la cosa peggiore è che ci stiamo abituando ad usarla in un tempo ancora più breve rispetto ai social.
Dunque l’intelligenza artificiale non come supporto ma come sostituzione dell’intelligenza umana, tanto che
le attività più ovvie come ricordare, imparare, sbagliare e riprovare, secondo diversi studiosi, stanno scomparendo.
Ma perché ai giovani piace più l’intelligenza artificiale rispetto a quella umana?
Era il 2010 quando in Giappone migliaia di fan impazzivano per una popstar inesistete, creata attraverso un ologramma 3D e una voce con un sintetizzatore della Yamaha. Questa era già pura intelligenza artificiale, anche se per rintracciarne le origini bisogna andare ancora indietro con gli anni.
Oggi l’argomento impazza tra esperti e improvvisati e ritorna ad essere sempre più contemporaneo Umberto Eco con la sua opera Apocalittici e Integrati, in un folle dibattito tra favorevoli e contrari.
Secondo una ricerca denominata Cuori e algoritmi, condotta da Fondazione Carolina, che si concentra sull’utilizzo dei chatbot emotivi degli under 15, ora più che mai bisogna considerare il bambino soggetto attivo di un processo di comunicazione e socializzazione. Processi che non possono assolutamente sostituire gli umani ed essere affidati a delle macchine programmate.
Ai giovani l’intelligenza artificiale, secondo lo studio piace perché:
- Possono esprimersi liberamente
- Trovano sempre qualcuno con cui parlare
- Si sentono ascoltati
- Danno e ricevono affetto
- Non si sentono giudicati
Risposte, evidentemente, che si contrappongono a quello che i giovani non trovano nell’ambiente in cui vivono. La ricerca si concentra in particolare sui chatbot, software programmati per simulare delle conversazioni, uno dei tanti aspetti dell’intelligenza artificiale, e il 76% degli intervistati pensa che questi sistemi presto potrebbero sostituire le relazioni umani.