Scuola, tra le mille emergenze anche il cyberbullismo. “Scarso riconoscimento sociale”

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Dalle scuole che cadono a pezzi all’integrazione degli alunni stranieri fino alla barriere architettoniche, che impediscono l’accesso agli studenti portatori di handicap; queste sono solo alcune delle difficoltà che presidiinsegnanti ogni giorno devono affrontare.

Lo scenario raccontato da quanti a scuola ci lavorano e studiano non è dei migliori e fuori dai banchi la situazione sembra essere anche peggio. Da maggio ad oggi sono numerose le manifestazioni contro la legge107/2015, la riforma del sistema scolastico nazionale, conosciuta come la “Buona Scuola”, approvata a luglio, giunta intanto alla Fase C.

scuola cyberbullismoMa se da un lato, a scuola, ci sono i problemi materiali contro cui far fronte dall’altro per dirigenti e docenti si prospettano anche le sfide tecnologiche, ad esempio il cyberbullismo. Ma “la scuola” ha tempo da dedicare a questi tipi di fenomeni sociali? Nonostante le linee guida Miur e le diverse proposte, “la scuola” può conciliare e risolvere i diversi problemi? A rispondere alle domande è Giorgio Rembado (nella foto), presidente dell’Anp, Associazione Nazionale Presidi, l’organizzazione sindacale maggioritaria dei dirigenti delle istituzioni scolastiche che dal 2002 rappresenta anche le alte professionalità docenti.

Quali progetti ha l’Associazione Nazionale Presidi contro il fenomeno del cyberbullismo?

“L’associazione- spiega Rembado- è impegnata da tempo sul tema della sicurezza in rete. Assieme a partner qualificati (aziende e Fondazioni che operano nel settore dell’ICT e dell’innovazione tecnologica) abbiamo realizzato nel corso degli anni numerose iniziative formative e informative rivolte ai docenti e ai dirigenti per favorire l’uso consapevole della rete all’interno delle scuole e promuovere nei ragazzi competenze digitali. E’ nostro parere, infatti, che accanto alle notevoli potenzialità che l’uso delle tecnologie a scuola e fuori della scuola sta esprimendo, sia fondamentale da un lato educare i ragazzi al rispetto delle regole del comportamento in rete e della proprietà intellettuale delle risorse e dei contenuti e d’altro canto sia essenziale fornire loro, tramite i loro insegnanti e dirigenti, gli strumenti culturali e di conoscenza per difendersi dagli usi distorti che alcuni possono farne, imparando a tutelare la propria privacy e a muoversi consapevolmente negli ambienti digitali”.

In un momento di totale cambiamento e per certi aspetti di difficoltà per la scuola, quale priorità date alle emergenze sociali, ad esempio al cyberbullismo? Ed è materialmente possibile affrontare a scuola quest’emergenza o ce ne sono altre?

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“La scuola ha a che fare ogni giorno con molteplici esigenze, tutte prioritarie. Prescindendo da quella basilare dell’incolumità fisica degli alunni e del personale, dovuta allo stato dell’edilizia scolastica, e tenendo in considerazione i mutamenti sociali cui abbiamo assistito progressivamente, senza dubbio l’emergenza prioritaria è quella dell’integrazione di alunni portatori di esigenze anche molto diverse, ma tutte meritevoli di grande attenzione. Culture diverse, molteplici provenienze geografiche e religiose, diritto allo studio per tutti anche se portatori di disabilità, aumento progressivo delle difficoltà di apprendimento dovuto al disagio sociale, crescente diffusione dei dispositivi tecnologici e dell’uso dei social network, configurano una gamma ampia di bisogni educativi sui quali sono quotidianamente impegnati dirigenti e docenti. Tra questi anche, quindi, il contrasto ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo”.

La scuola, secondo l’Anp, ha tempo e spazio per trattare ed affrontare tematiche di questo genere?

“La complessità del lavoro a scuola e il volume delle responsabilità è sempre maggiore e i professionisti fanno la loro parte con serietà ed impegno. Non sempre, tuttavia, all’esterno è percepito lo sforzo enorme di far fronte a questa mole di lavoro con risorse scarse e scarso riconoscimento sociale. Auspichiamo- afferma Rembado- che progressivamente la scuola e i suoi professionisti recuperino il prestigio sociale che meritano”.

Oltre alle linee guida emanate dal Miur in materia di cyberbullismo, cosa consigliate ai presidi?

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“La strategia migliore è quella della conoscenza, della condivisione e del dialogo. Dunque è importante che i dirigenti siano alla guida del cambiamento e si attivino per arricchire le scuole di dotazioni tecnologiche adeguate, per formare e aggiornare le competenze digitali dei docenti e porre così le condizioni adatte a creare situazioni di apprendimento nelle quali i ragazzi possano essere educati al rispetto, sotto l’attenta guida dei docenti”.

Il quadro della situazione, ad ogni modo, sembra essere chiaro e purtroppo lo stato di salute della scuola italiana non è buono.

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