Il cyberbullismo si tinge di rosa. In Sicilia a colpire sono le femmine

Sfatiamo qualche mito: è in aumento il cyberbullismo, ma al femminile. Una vittima su 3 denuncia, infatti, la presenza femminile tra gli aggressori. Altro dato colorato di rosa è che gli episodi di bullismo online colpiscono in misura maggiore le femmine, rispetto ai maschi, e la fascia d’età più soggetta è quella compresa tra gli 11 e i 13 anni.

Sono questi i dai rilevati, dall’associazione Culturalmente, nella regione Sicilia. Per quanto riguarda le denunce dei i reati commessi tramite il web i numeri sono ancora molto bassi e si allineino alla media nazionale. Inoltre sono ancora meno le denunce presentate dai minorenni. Il motivo che porta le vittime a non denunciare è la vergogna, seguita dalla voglia di farsi giustizia da soli.

“Nel territorio siciliano- afferma Fabrizio Dell’Utri, presidente dell’associazione- sono ancora molto basse le percentuali di denunce di minori di reati a mezzo web, ad esempio nel 2015 sono stati 15 i casi di cyberbullismo trattati dal compartimento Sicilia Occidentale della Polizia di Stato e delle Comunicazioni”.

“In particolare si tratta di: un caso di stalking, tre di diffamazione online, due di ingiurie, tre di minacce, due di molestie, tre di furto di identità digitale su social network, uno di diffusione di materiale pedopornografico. Quattro i minori denunciati all’Autorità giudiziaria competente. Negli ultimi mesi, nella provincia etnea, sono stati almeno tre i casi di cyberbullismo al femminile accaduti, tutti opportunamente segnalati”.

“La fascia d’età più esposta- spiega Dell’Utri- si conferma quella compresa tra i 14 ed i 17 anni, dove i “bullizzati” sono quasi 2 su 5, in crescita i cyberbulli in rosa: 1 vittima su 3 denuncia la presenza femminile tra gli aggressori. I cyberbulli agiscono soprattutto in gruppo (nel 72% dei casi) e tendono a preferire vittime dello stesso sesso”.

Altro dato di fondamentale importanza, a dispetto delle notizie di cronaca degli ultimi tempi, è che “il bullismo continua a svilupparsi soprattutto offline: con una percentuale alta delle vittime prese di mira esclusivamente o prevalentemente nella vita reale. Episodi di bullismo online colpiscono invece in misura maggiore le femmine, rispetto i maschi, e la fascia d’età è compresa tra gli 11 ed i 13 anni”.

“Per la mia esperienza- continua- emerge una certa difficoltà per le vittime a parlare degli atti di cyberbullismo subiti: 1 su 3 non ne parla con nessuno. Il motivo è soprattutto la vergogna, seguito dall’esigenza provata di farsi giustizia da soli. Tra i 14 ed i 17 anni cresce invece il numero di vittime nel silenzio, mentre tra gli 11 ed i 13 anni maggiore è la propensione a confidarsi con gli adulti di riferimento (genitori, professori, ecc).

Qual è il tipico profilo della vittima?

In genere varia ma nella totalità dei casi presenta sempre :

  • Bassa autostima
  • Scarsa capacità di risoluzione dei problemi
  • Sintomi depressivi
  • Difficoltà emotive
  • Sentimenti di solitudine
  • Basso rendimento scolastico ed elevato numero di assenze da scuola
  • Disturbi del comportamento
  • Problemi psicologici /psicosomatici (mal di testa, mal di pancia, disturbi del sonno, enuresi)
  • Stress
  • Fobie/paure
  • Incapacità di stare da solo
  • Evitamento del contatto oculare

Qual è il profilo del cyberbullo?

“Diverso- dichiara Dell’Utri – è il profilo del cyberbullo in lui risiede un processo di deumanizzazione che comporta la negazione dell’umanità della stessa, un processo che introduce un’asimmetria tra chi gode della qualità proto tipiche dell’umano e chi ne è considerato carente. Questo processo viene amplificato attraverso l’assenza del contatto diretto (tipico ad esempio nell’azione del bullo); il molestatore intuisce la sofferenza della vittima ma non ne misura immediatamente la portata”.

Cosa fanno gli osservatori davanti a espisodi di cyberbullismo?

“Ho notato- conclude- che chi ha assistito ad atti di bullismo ama parlarne, tanti invece rimangono in silenzio. Il motivo, di questa “omertà” è molto semplice: “mi hanno insegnato a farmi i fatti miei”.

Se da un lato dunque il fenomeno registra un aumento, su tutto il territorio nazionale, dall’altro invece non c’è ancora la forza di denunciare. Come risolvere il problema? Cosa bisogna fare per spingere le vittime a denunciare?

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