Whatsapp e le Catene di Sant’Antonio, attenzione sono pericolose

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Fanno paura fino a provocare insonnia, ansia e depressione. Da Momo ad Olivia fino alle truffe e alle minacce, le catene di Sant’Antonio continuano a girare su whatsapp e disseminano il panico specie tra i preadolecenti.

Una delle peggiori esperienze raccontate dai giovani, d’età compresa tra i 10 e i 14 anni, avvenuta nella maggior parte dei casi attraverso whatsapp, è la ricezione di messaggi audio e video dove una voce inquietante ordina d’inviare il contenuto ricevuto ad altre persone, altrimenti qualcosa di brutto succederà ai familiari oppure agli amici.

I preadolescenti e gli adolescenti che ricevono questi messaggi su whatsapp hanno raccontato, durante alcuni incontri (realizzati da me, Cetty Mannino!),  di aver avuto paura e non aver dormito la notte. Solo qualcuno ha avuto la prontezza di mostrare ai genitori, nello specifico alla mamma, il contenuto del messaggio.  Anche i familiari successivamente hanno manifestato diverse preoccupazioni per le catene di Sant’Antonio.

Cosa sono le catene di Sant’Antonio?

Le catene di Sant’Antonio altro non sono che dei messaggi che arrivano da un contatto, a prima vista, conosciuto. In realtà si potrebbe trattare anche di un contatto fake, che inizialmente fa finta di essere un amico e poi manda un video o un link dal contenuto pericoloso. Alcuni link addirittura potrebbero portare a dei siti a pagamento. Le catene di Sant’Antonio, ad ogni modo, non sono tutte paurose. Alcune, infatti, esortano alla fortuna o ai soldi e se il messaggio viene inviato, ad esempio a 20 persone, qualcosa di bello potrebbe succedere. ATTENZIONE, perché ovviamente non c’è nulla di più falso.

Cosa fare per fermare le Catene di Sant’Antonio?

Qualsiasi messaggio non solo su whatsapp, con qualsiasi contenuto, arrivi al nostro smartphone sotto forma di Catena di Sant’Antonio bisogna subito ignorarlo ed è bene cancellarlo. Inoltre bisogna subito interrompere la Catena.  A lanciare diversi moniti è anche la Polizia Postale, che già nel 2016 in un post su  Facebook Una vita da Social a proposito delle catene di Sant’Antonio scrive: “quando finiscono nelle mani di bambini, anche piccoli, visto che a sei, sette i nostri figli “smanettano” con grande abilità, il discorso cambia, soprattutto quando questi messaggi evocano sentimenti di paura che un bambino non sa gestire. A fronte dei grandi numeri che interessano il fenomeno (all’età di 12-13 anni, otto bambini su dieci navigano regolarmente su internet. E se si prende in esame la più ampia fascia che va dall’età (dai 5 ai 13 anni), la percentuale resta comunque ragguardevole) occorre massima attenzione da parte di tutti, famiglie e educatori, per diffondere la cultura dell’uso corretto di internet”.

A cercare di mettere un freno è stato anche un provvedimento adottato da Whatsapp. Lo scorso anno l’app di messaggistica più scaricata, almeno in Europa, ha iniziato a contrassegnare i messaggi inoltrati da altri utenti con un’etichetta. L’etichetta non riguarda solo i messaggi di testo ma anche video e foto, è mostrata in automatico e non è disattivabile.

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