Mettereste la foto di vostro figlio vittima di bullismo su Facebook? Ragioniamo sul perché

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E voi avreste mai postato la foto di vostro figlio vittima di bullismo su Facebook? Il popolo dei social si divide tra favorevoli e contrari. Ma chi dei due ha ragione? Cerchiamo di capire bene com’è andata.

E’ tardo pomeriggio. Il figlio torna a casa con il volto tumefatto. Racconta di essere stato aggredito da un gruppo di ragazzi, uno forse di nove anni il resto tra i 12 e i 14, e che li avrebbe riconosciuti perché frequentano la stessa scuola. Gli si avvicinano con una scusa, quella dell’accendino, e tra il dire e il fare il passo è breve. Il gruppo lo picchia, mentre il ragazzo – così racconta – resta immobile e non scappa.

Questo il terribile episodio di cronaca, successo qualche giorno fa.

Da qui la decisione del padre, sporgere due denunce: una (e subito) alle forze dell’ordine per denunciare gli aggressori e l’altra su Facebook per denunciare l’aggressione.

Posta la foto del ragazzo accompagnata da questo commento:

“Buonasera a tutto il popolo di Facebook, oggi vi mostro cosa sta diventando il mondo è ve lo mostrerò nel modo più vero e crudo. Vi mostrerò la faccia vera di quella merda che si chiama Bullismo e vi prego di condividere e commentare perché quello che oggi è successo a mio figlio non deve e non dovrà accadere a nessuno. E mi raccomando denunciate perché gli autori di tali soprusi non devono passarla liscia. Spero che siate tutti d’accordo con me. Mi raccomando condividete! “

Risultato quasi 400 mila condivisioni, circa 700 commenti e un’ovazione da parte di tutti i media. Ma è stato giusto pubblicare la foto del figlio? Il punto da analizzare, che va aldilà dell’immagine stessa, è che adesso tutti sappiamo come si chiama il ragazzo, quanti anni ha e dove abita. Dati strettamente personali. Ma a conti fatti questo è il mondo dei social, dove regole a parte, ognuno decide secondo la propria ragione.

“E’ stato un po’ crudo – spiega il padre della vittima, in un’intervista – però credo sia stato molto efficace”. “Il ruolo della vittima – aggiunge- lo stiamo trasformando in qualcosa che non deve assolutamente accedere a nessuno” .

La denuncia pubblica è servita per sensibilizzare l’opinione pubblica ecco perché il genitore ha pubblicato la foto del figlio e ammette che davanti a questi episodi non ci deve essere privacy che tenga e neanche vergogna. “Credo – aggiunge- che l’unica strada sia la denuncia perché solo quella può aiutare a debellare questo che oggi è un male”.

E allora se qualche coscienza si è smossa grazie a questo post il gesto non può che essere acclamato. Perplessità a parte e ad ognuno il proprio punto di vista.

Ma tu cosa faresti?

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GUARDA LE INTERVISTE  La Stampa – Corriere Tv  

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