Legge sul cyberbullismo, funziona? Ecco il parere delle associazioni

legge sul cyberbullismo

Prevenire e tutelare; è questo il senso della legge 71/17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, in vigore da due anni.

La legge sul cyberbullismo, proprio per la natura di tipo non sanzionatoria, è stata ultimamente oggetto di discussione, ponendo l’accento sulla validità e l’efficacia della stessa. Il nodo della questione è inoltre la presentazione di un Disegno di Legge in materia, dove il fenomeno viene trattato sotto il profilo penale e dunque punitivo.

Aspetto che, pensato in relazione ai minori, viene meno ai principi educativi e preventivi, sulla quale si basa invece l’attuale operatività delle associazioni e degli enti che contrastano il fenomeno.

Facciamo il punto della legge sul cyberbullismo insieme a due associazioni

A dare un parere è Maria Pia Cirolla (nella foto), presidente dell’Associazione Nazionale Asso. Noi Diciamo No! Onlus: “La nostra riflessione vuole soprattutto incentrarsi sul fatto che la Legge 71/17, operativa da neanche due anni, sta conoscendo una nuova fase di difficoltà. Sostanzialmente – continua – la si considera poco efficace in quanto non sanzionatoria e in quanto non introduce misure penali oltre a quelle che già sono presenti nel codice. Siamo certi che queste condotte vadano sanzionate con il carcere?”.

“Da operatrice del settore educativo-pedagogico – spiega Cirolla- quindi non esperta di diritto minorile, dico che è impensabile cercare di riparare quei danni pregressi, già presenti nella vita dei ragazzi e delle loro famiglie, con un inasprimento della pena sanzionando in maniera così punitiva una azione di questo tipo. Credo che il lavoro da fare sia davvero da rivolgere al minore e alla famiglia affrontandone le fragilità”.

Cirolla, anche in qualità di docente referente contro il cyberbullismo, tira in discussione il ruolo della scuola e sostiene: “La scuola deve ritrovare la sua dignità ed essere veramente una realtà formativa della persona umana sapendo offrire occasioni di crescita, di ricomposizione dei conflitti, di riparazione del danno… una palestra di apprendimento delle relazioni”. “Possiamo anche dire, senza mancare di rispetto a nessuno, che sostenere tesi di questo genere, significa non aver compreso e rischiare di snaturare completamente l’approccio educativo della stessa legge che ha a cuore proprio la sana crescita degli adolescenti e la loro formazione ad un uso consapevole dei device”.

“Sostenere una tesi del genere – continua- tende a cancellare tutto quello che di buono è stato invece messo in atto da due anni a questa parte proprio in favore delle scuole, delle famiglie, degli stessi ragazzi che a mio avviso, lavorando da un pochino in questo ambito, sono diventati più consapevoli delle loro azioni”.

 “Non possiamo neanche però sostenere che tutto debba dipendere da una legge! Esiste anche una responsabilità personale che ci vede in prima linea responsabili anche dell’educazione formazione dei nostri ragazzi. Non può essere imputata ad una legge la mancanza di presenza che a volte diventa assenza nella vita dei ragazzi e così demandare ad altri responsabilità che invece spettano a chi è educatore”.

Infine Cirolla solleva una questione di fondamentale importanza: “Ho anche potuto costatare che la scuola, ancora oggi, almeno alcune delle realtà con le quali sono venuta in contatto, da nord a sud, ha “vergogna di dichiarare che sono avvenuti episodi di bullismo nella propria realtà scolastica”! Vergogna che genera omertà, indifferenza e non aiuta i ragazzi e le ragazze siano essi vittime o bulli, a comprendere quale sia la propria responsabilità e quale invece debba essere quello degli adulti”

bullismo

Un altro parere sulla legge sul cyberbullismo arriva da Vincenzo Vetere (nella foto), presidente dell’ACBS, Associazione Contro il Bullismo Scolastico, che dichiara: “L’esperienza mi insegna che fino al 2017 la scuola italiana aveva una grande mancanza cioè una legge che trattasse proprio di cyberbullismo. Difatti nei primi due anni dopo la costituzione dell’associazione parlare per l’appunto di cyberbullismo era veramente difficile, forse sarà stata l’ignoranza di quel periodo o forse sarà stato altro ma dopo quel 18 Giugno (giorno in cui la legge è entrata in vigore) le cose per noi sono cambiate”.

“La legge – continua Vetere- ha portato ad avere una scuola molto più attenta su questa tematica, difatti, molti insegnanti (oltre ai referenti) ci hanno contattato per avere più informazioni riguardante questo fenomeno e per questo che come associazione organizziamo dei corsi di aggiornamento dove illustriamo agli insegnanti e ai genitori le nuove applicazioni che vengono immesse sul mercato, anche perché Facebook ed Instagram non sono più oramai le app che gli studenti utilizzano maggiormente”.

Vetere inoltre sottolinea gli aspetti fondamentali della norma e sostiene:“Grazie alla legge 71/17 un ragazzo con età superiore ai 14 anni può segnalare episodi di cyberbullismo, questo favorisce che gli stessi ragazzi diventano promotori e possono bloccare sul nascere determinate situazioni. Credo che uno dei tanti lati positivi di questa legge è che mette al centro dell’attenzione i ragazzi e permette loro di vivere una vita social più serena e con un occhio di riguardo in più!”

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