Instagram, like e autostima, l’esperimento non piace. Maura Manca: “I genitori devono smetterla”

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Instagram, like o non like? Il “mi piace” rappresenta oggi più che mai un fondamentale indice di gradimento sociale.

Un contenuto pubblicato, specie se una foto o un video personale,  diventa dunque rilevante in base al numero dei like ricevuti e questo dato deve essere ben visibile.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale su un campione di circa 12.750 studenti, sono quasi 3 su 10 gli adolescenti dai 14 ai 19 anni, e il 22% dagli 11 ai 13 anni, che dichiarano di avere l’ansia prima di pubblicare una foto per paura che non possa piacere, che non ottenga consensi o che venga criticata.

E se all’improvviso scomparissero i like dai social?

Sta facendo discutere l’esperimento che Instagram sta portando avanti in questi mesi, cioè quello di non rendere visibile il numero dei like agli “amici” account. La prova coinvolge un campione e questa è la scritta comparsa nel profilo:

Intervistate due ragazze di 11 e 12 anni ho chiesto il personale parere sull’esperimento dei like Instagram ed entrambe hanno risposto che non piace neanche ai coetanei, perché a loro “piace vedere i like di tutti” e che l’esperimento “è fastidioso perchè se vuoi vedere quanti like hanno ricevuto gli amici in una foto o video devi contarli uno ad uno”.

La quantità dei like influenza, quindi, tanto lo status sociale quanto lo stato social, in una società dove non esiste più il confine e la distinzione tra il reale e il virtuale.

A spiegare quanto i like e l’approvazione social e mediatica incidano sugli adolescenti è Maura Manca (nella foto), Psicologo Clinico, Psicoterapeuta e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza Onlus. 

Maura Manca

La quantità dei like come influisce e influenza la vita di un adolescente?

Le vetrine dei social network e il numero dei like ricevuti possono condizionare l’umore a l’autostima dei ragazzi e avere un impatto negativo sul loro sviluppo e sulla loro condotta. Molti di loro, pur di ottenere approvazione social arrivano a strumentalizzare la propria immagine, la modificano, la sfruttano, la subiscono, fino a non riconoscersi più senza filtri e a non piacersi nella vita reale”.

“Ricevere un feedback positivo tramite i like rinforza il meccanismo della gratificazione. La popolarità può generare un’illusoria sicurezza personale e, al contrario, commenti dispregiativi e pochi like possono condizionare l’umore e l’autostima in negativo“.

L’approvazione social soddisfa il desiderio di accettazione e di approvazione. Il piacere della ricompensa favorisce anche il rilascio di dopamina e alimenta il circuito della dipendenza.

L’esperimento di Instagram può essere una soluzione?

Qualora l’esperimento Instagram venisse esteso a tutti, sarebbe indubbiamente un cambiamento molto significativo nel mondo dei social, soprattutto per quanto riguarda l’impatto da un punto di vista psicologico e del marketing basato appunto sui like. L’idea di permettere a coloro che utilizzano Instagram di liberarsi della pressione indotta dalla macchina dei “mi piace” impedendogli di vedere il numero di like sotto ogni immagine, può essere molto utile, soprattutto per chi è in “svantaggio” sugli altri e subisce il consenso degli altri, anche se creerà non pochi problemi in quei ragazzi che colmano i propri vuoti attraverso i like e i confronti continui con gli altri. perché è vero che l’utente li può vedere, ma ciò che è ricercato dai ragazzi, non è solo il feedback personale, ma il fatto che lo vedano anche gli altri.

Come educare gli adolescenti a gestire le emozioni, soprattutto negative dai “like”?

Gli adolescenti si educano quando sono bambini, quando sono “grandi” e un po’ più strutturati, tendenzialmente si contengono. Il segreto è sempre in una buona partenza, se parti male, rischi di essere sempre in ricorsa. L’errore più comune e di voler insegnare le basi ai ragazzi quando si sono già assestati in una posizione psichica non funzionale al benessere personale. Bisogna educare i bambini al riconoscimento, all’uso e alla gestione delle emozioni fin da quando sono piccoli. Le emozioni, quelle che comunemente chiamiamo “positive” o “negative”, le dobbiamo conoscere per evitare di subirle, di esserne schiacciati e di sentirle più pesanti di quello che sono. Per non essere condizionati dalle emozioni negative si deve avere una buona consapevolezza di se stessi, un’adeguata sicurezza personale e aver chiare le specificità del mondo che viviamo”.

“Ciò che si deve dire ai ragazzi è che non possono vivere tutto come un attacco alla loro persona, nessun dislike o commento negativo può identificare il valore di un essere vivente, è una comunicazione che ci viene fatta, giusta o sbagliata sia nei contenuti e nei modi, che non può e non deve creare un terremoto emotivo. In più, dobbiamo puntare sul fatto che il peso sociale e il valore di un ragazzo non è dato dalla popolarità e dal numero dei like, anche se ci muoviamo in un mondo basato sull’apparire nella social vetrina fin dall’infanzia, su una finzione mirata anche a colpire l’altro, non solo all’appagamento personale”.

“Troppi bambini indagano sul numero dei followers o dei mi piace dei conoscenti e se sei molto seguito ai loro occhi sei più figo, più importante, come se fosse quello il metro di giudizio che utilizzano per pesare le persone. I genitori devono smetterla di crescere i figli in un ambiente in cui sentono commenti sulla numerosità dei like o dei followers, in cui si fanno confronti social o in cui sono loro stessi ad essere ripresi o fotografati e poi utilizzati nelle pubblicazioni, anche per ottenere i like”

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