Gioco Balena Blu, è nata la chat per le vittime. In pochi giorni 250 segnalazioni

gioco balena blu

gioco balena blu Gioco Balena Blu, psicosi o realtà? Sui social non si parla d’altro. La Polizia Postale, a seguito delle numerose segnalazioni, ha stilato un decalogo per genitori e ragazzi contro il gioco Blue Whale.  A disposizione delle vittime inoltre c’è una chat WhatsApp, dove poter comunicare.

Ma cosa c’è di vero? Dalle autorità non arrivano né smentite e neppure conferme, riguardo il gioco Balena Blu. Non è stato, infatti, appurato il legame tra i casi di suicidi e il gioco, che gioco chiaramente non è. Ma questa incertezza però non porta neanche alla smentita, in Italia così come nel resto del mondo, Russia compresa.

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“Si parla di 150 vittime, ma i dati sono tutti da verificare- spiega Luca Bernardo, Direttore di Casa Pediatrica – come d’altro canto dobbiamo accertare in quali e quante nazioni europee si stia diffondendo il fenomeno. Questo spetta alle forze dell’ordine e alla magistratura, a noi i numeri interessano relativamente; anche un solo adolescente– continua Bernardo-  o preadolescente, che decida di interessarsi a questo gioco, non deve essere sottovalutato”. Il punto è però quello di non creare allarmismi e soprattutto di non far circolare fake news (false notizie).

Come quelle che si vedono sui social, dove si legge, ad esempio, di non rispondere (a un determinato messaggio ndr) perché basta una parola e (i curatori del gioco Balena Blu ndr) cominceranno a minacciareblue whale. Ma chi, come e quando, non si sa.

Tra l’altro riflettendo, e cercando di valutare se la fonte sia vera o falsa, nessun tg pare abbia dato notizie di questo avviso, per cui il post porta a credere che si tratti di una bufala. Ma nel caso in cui qualcuno vi inserisce in qualche chat chiamata Blue Whale oppure Balena Blue o cose simili, che sia per scherzo o per adescarvi veramente, segnalate subito tutto alla Polizia Postale, presso qualsiasi ufficio territoriale oppure attraverso il sito www.commissariatodips.it . “Certe notizie -commenta Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus – hanno contribuito a diffondere un allarme che ha già prodotto 250 interventi e segnalazioni alla chat “#fermiamolabalena” attivata in questi giorni. La corretta informazione sul caso Blu Whale non deve diventare mania”.

Intanto la Polizia Postale diffonde i consigli contro il gioco Balena Blu

PER I GENITORI:

  • Il Blue Whale è una pratica che può suggestionare i ragazzi ed indurli progressivamente a compiere atti di autolesionismo, azioni pericolose (sporgersi da palazzi, cornicioni, finestre etc) sino ad arrivare al suicidio. Questa suggestione può essere operata dalla volontà di un adulto che aggancia via web e induce la vittima alla progressione nelle 50 tappe della pratica oppure da gruppi whatsapp o sui social nei quali i ragazzi si confrontano sulle varie tappe, si fomentano reciprocamente, si incitano a progredire nelle azioni pericolose previste dalla pratica, mantenendo gli adulti significativi ostinatamente all’oscuro;
  • Aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in rete: parlate con i ragazzi di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno;
  • Prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4,20 del mattino per vedere video horror, ascoltare musica triste.
  • Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla Balena Blu-Blue Whale parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra “roba da ragazzi” per i ragazzi sia determinante;
  • Se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida Balena Blue-Blue-Whale, non esitate a comunicarlo ai genitori del ragazzo se avete un rapporto confidenziale, o alla scuola se non conoscete la famiglia; se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo/a in pericolo recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti a www.commissariatodips.it;

PER I RAGAZZI

  • Nessuna sfida con uno sconosciuto può mettere in discussione il valore della tua vita: segnala chi cerca di indurti a farti del male, a compiere autolesionismo, ad uccidere animali, a rinunciare alla vita su www.commissariatodips.it;
  • Ricorda che anche se ti sei lasciato convincere a compiere alcuni passi della pratica Blue Whale non sei obbligato a proseguire: parlane con qualcuno, chiedi aiuto, chi ti chiede ulteriori prove cerca solo di dimostrare che ha potere su di te;
  • Se conosci un coetaneo che dice di essere una balena Blu-blue whale parlane con un adulto: potrebbe essere vittima di una manipolazione psicologica e il tuo aiuto potrebbe farlo uscire dalla solitudine e dalla sofferenza;
  • Se qualcuno ti ha detto di essere un “curatore” per la sfida Blue Whales-Balena Blu sappi che potrebbe averlo proposto ad altri bambini e ragazzi: parlane con qualcuno di cui ti fidi e segnala subito chi cerca di manipolare e indurre dolore e sofferenza ai più piccoli a www.commissariatodips.it;
  • Se sei stato aggiunto a gruppi whatsapp, Facebook, Istagram, Twitter o altri social che parlano delle azioni della Balena Blu-Blue Whale parlane con i tuoi genitori o segnalalo subito su www.commissariatodips.it;

Inoltre un aiuto concreto, sul gioco Balena Blu, arriva inoltre dalla Casa Pediatrica ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, Osservatorio Nazionale Adolescenza in collaborazione con Pepita Onlus, che al monito di #fermiamolabalena, estensione di #adessoparloio, ha creato la chat WhatsApp 3482574166, per rispondere al bisogno dei ragazzi vittime di bullismo, e per offrire un sostegno qualificato sia ai giovani che alle famiglie. L’obiettivo è, ad ogni modo, quello di mettere ordine e riportare al centro della vita il valore educativo del dialogo, ascoltare le paure dei ragazzi e rassicurare gli adulti affinché riacquistino il loro ruolo guida, senza demonizzare la Rete.

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Come capire se un figlio è coinvolto nel gioco Balena Blu o “giochi” pericolosi?

“Per capire quando un figlio rimane incastrato nella rete delle sfide estreme, delle challenge, dei giochi pericolosi o autolesionistici o frequenta gruppi chiusi sul suicidio o simili- afferma Maura Manca, Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza-   bisogna conoscerlo nelle sue abitudini e nella quotidianità perché la maggior parte delle volte i segnali che lanciano non sono particolarmente evidenti”.  “Non si deve fare l’errore di attribuire tutto alla fase adolescenziale- continua Manca – ma osservare la frequenza e la tipologia dei loro comportamenti, atteggiamenti e umore. Le variazioni possono essere legate alle abitudini alimentari, del sonno, del modo di vestirsi, al fare cose che prima non facevano e soprattutto alla tipologia di contenuti di ciò che pubblicano sui social. Trascorreranno molto più tempo attaccati agli schermi, saranno più schivi e più attenti alle notifiche. Attenzione anche ai discorsi che fanno e alle variazioni dell’umore o del rendimento scolastico”.

ATTENZIONE – “Bisogna comunque sottolineare – sostiene la psicoterapeuta- che per rimanere incastrati in questi gruppi e giochi ci deve già essere una predisposizione che li rende adescabili, determinati tratti di personalità e una bassa autostima, non basta solo la tipica curiosità adolescenziale o la ricerca della sfida e del rischio. Quando si ha un sospetto si deve parlare immediatamente con loro, cercare di capire cosa sta succedendo, senza fermarsi al loro “sto bene, non ho niente”, se serve si deve parlare anche con gli amici e capire cosa fanno in rete, senza invadere troppo la loro intimità”.

Ragazzi, “Ciascuno di voi è opera d’arte”

E proprio ai ragazzi si rivolge Ivano Zoppi, Presidente di Pepita Onlus, con un meraviglio incoraggiamento che afferma: “Fermatevi davanti a chi vi dice che per provare brividi occorre mettere in gioco la propria sicurezza, la propria vita. Fermatevi davanti a chi cerca di convincervi che superare delle sfide in cui si distrugge la propria vita e quella di chi ci sta attorno, sia una strada verso la “libertà”.

Fermarsi e pensare, a prescindere dal gioco Balena Blu, è dunque il messaggio che sta alla base della raccomandazione rivolta ai ragazzi, spesso accusati di svogliatezza, leggerezza e di altri appellativi critici nei loro confronti, da quanti hanno dimenticato di essere stati loro stessi adolescenti.

“Pensate- continua Zoppi- prima di decidere di partecipare a giochi di questo tipo, a quali pericoli andrete incontro”.“Pensate a qualcuno con cui parlare, a cui confidare le vostre preoccupazioni e gli stati d’animo. Ciascuno di voi è opera d’arte: unica, preziosa, originale ed irripetibile. E come tale deve proteggersi, prendersi cura della propria identità; le opere d’arte non si distruggono, non si sfregiano. Mi rivolgo anche a quei ragazzi che conoscono coetanei che “minacciano”, “confidano” di voler partecipare a questi giochi perché la loro vita non ha un senso o perché non si sentono amati: aiutateci a fermarli, a fargli capire quanto sia preziosa la loro vita e che basta guardare a pochi metri da noi per trovare qualcuno con cui confidarsi, parlare, confrontarsi, per sentirsi vivi. Fermiamoci e pensiamo”.

Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ad ogni modo, sta coordinando gli interventi attivati a seguito delle numerose segnalazioni, per il gioco Balena Blu, pervenute ed in trattazione degli Uffici territoriali della Polizia Postale al fine di individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano ad indurre minorenni ad atti di autolesionismo ed al suicidio attraverso l’uso di canali social e app ovvero di intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in Rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvida fragilità magari condivisa con un gruppo di coetanei.

“Sono tanti i rischi nella rete per le nuove generazioni, ma siamo noi adulti -conclude Bernardo- a dover mostrare loro la bellezza della vita, che prescinde dalle belle e dalle brutte giornate che ognuno di noi può ricordare. La vacuità, l’oblio e il silenzio che attanaglia molti, moltissimi giovani, in età sempre più precoce, risultano oggi tanto più incisivi quanto effimero appare lo strumento dal quale si diffondono. Il web di virtuale non ha nulla, soprattutto per i soggetti più sensibili. Perché la rete esaspera i sentimenti e, quindi, le fragilità. Ecco perché i social network devono essere richiamati alla loro corresponsabilità. La viralità delle informazioni deve fare un passo indietro di fronte al pericolo di emulazione”.

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