Io disabile, vittima di bullismo. Vi racconto come mi sono riscattato

disabile

disabile

Essere disabile vuol dire per molti, ancora troppi, essere diversi. Una diversità che condanna a subire, specie in età scolastica, atti di bullismo. Lo confermano le cronache, che con puntualità quotidiana, ci raccontano episodi a danno dei diversamente abili.

E tutto questo lo conosce bene chi per anni è stato preso di mira dai bulli. Andrea de Chiara, disabile, racconta la sua adolescenza rovinata da alcuni compagni, e non solo, riscattata e superata in maniera brillante grazie alla sua tenacia.  Andrea, ad ogni modo, punta il dito anche verso i docenti che non perdevano occasione per definirlo un buono a nulla davanti ai compagni di classe, rendendo così la scuola un incubo.

andrea di chiara
Oggi la storia di Andrea de Chiara (nella foto) è un esempio per molti ragazzi e ragazze. Ed ecco consigli e dritte per battere i bulli.

Andrea tu sei stato vittima di bullismo. Mi racconti esattamente cosa provavi? Come sei riuscito a superare questo dolore?

Ho subìto atti di bullismo, anche se solo verbali. Mi affibbiavano epiteti indicibili riferiti alla mia disabilità. Nella mia ingenuità di adolescente invece di difendermi gli davo credito, perché in fondo dentro di me credevo fermamente di essere come loro mi dipingevano. D’altronde ero io a deambulare con tutori e stampelle. Questo meccanismo scatta in tutti gli adolescenti “bullizzati”, che col tempo entrano in un circolo vizioso, finendo per convincersi della ragione dei bulli. Si pensa di avere la situazione sotto controllo e non si parla con i propri genitori. Errore che per me è stato fatale. Oggi, grazie a questa esperienza negativa, vado nelle scuole ad offrire la mia testimonianza per sconfiggere questo “male di vivere della società”. Ho superato questo evento traumatico collezionando una serie di esperienze positive (dall’università in poi) che hanno annullato quelle precedenti.

Cosa consigliamo ai ragazzi e alle ragazze che hanno questo stesso problema?

Di parlare subito con i genitori e non fare i supereroi. Successivamente occorre recarsi dal dirigente scolastico e se la situazione non muta far cambiare la sezione al proprio figlio o addirittura scuola.

In una tua dichiarazione affermi:

“I miei professori pensavano che io non raggiungessi dei risultati brillanti per via del mio handicap fisico, e non perdevano occasione per tacciarmi come un buono a nulla davanti ai miei compagni di classe. Ovviamente i miei ex amichetti rincaravano la dose prendendomi in giro pesantemente”

Mi racconti la tua esperienza? Cos’è successo?

Diciamo che sono stato vittima del fenomeno che io chiamo: “l’altra faccia del bullismo”, che è anche il titolo di un mio articolo pubblicato sul portale disabiliAbili. In pratica, I miei professori pensavano che io non raggiungessi dei risultati brillanti per via del mio handicap fisico, e non perdevano occasione per tacciarmi come un buono a nulla davanti ai miei compagni di classe. Ovviamente i miei ex amichetti rincaravano la dose prendendomi in giro pesantemente. Peccato che quel ragazzino dalla modesta intelligenza si è laureato in comunicazione.

Tu quindi in un certo senso punti il dito sul sistema scolastico. Come mai i docenti si sono comportati in questo modo?

Penso che sia un problema di carattere culturale: tendenzialmente, se uno studente disabile non spicca nello studio si è portati a credere che quest’ultimo non abbia le capacità intellettive necessarie, mentre se un altro studente normodotato si trova nella medesima situazione di quest’ultimo si è portati a credere che non si applichi abbastanza. E’ evidente che a tutt’oggi una persona con disabilità è ancora vittima del pregiudizio secondo il quale chi ha una disabilità fisica ha anche un deficit mentale. E’ assurdo che un disabile debba faticare il doppio per dimostrare le proprie capacità agli altri, ogni minor efficienza commessa è spesso erroneamente imputata alla propria disabilità.

Affermi, dunque, che gli insegnanti hanno avuto un atteggiamento da bulli?

Si, se non peggio, in quanto hanno dato un cattivo esempio a coloro che dovevano istruire ed educare.

Cosa fare, affinchè non si ripetano più questi episodi che vedono protagonisti alunni e insegnanti?

È dovere degli insegnanti seguire il buon senso etico che il loro ruolo impone. È necessario intervenire tempestivamente qualora in classe non regni l’armonia. Non si deve minimizzare il problema del bullismo perché comporta gravi conseguenze disastrose su tutta la classe a discapito di quelle povere vittime che soffrono in silenzio. È assurdo non intervenire in questi casi. Per arginare questo problema le istituzioni dovrebbero offrire dei corsi di aggiornamento specifici, che illustrino le modalità di comportamento utili da adottare per contrastare il fenomeno del bullismo.

Secondo te la proposta di legge 1261 b ha le potenzialità per poter, se non mettere fine, quantomeno diminuire il fenomeno?  E potrà risolvere la questione docenti?

Sicuramente, rimuovere dei contenuti offensivi da parte dei gestori è un buon inizio, tuttavia è compito degli adulti vegliare sull’utilizzo dei social che ne fanno i giovani. È necessario far capire loro che le opportunità offerte da questi strumenti devono favorire sentimenti di amicizia e condivisione gli uni con gli alti, non incitare l’odio generalizzato.

Clicca mi piace nella pagina Facebook d’intreccio.eu

1 commento su “Io disabile, vittima di bullismo. Vi racconto come mi sono riscattato”

  1. Pingback: “Sono stato vittima del bullismo: oggi vado nelle scuole per annientarlo – Andrea De Chiara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *