Didattica a distanza in un Paese con “scarse competenze digitali”. Alunni in tilt

didattica a distanza

Didattica a distanza, il 70% degli studenti sta seguendo solo alcune materie, mentre il 15% non ha ancora iniziato nessun tipo di lezioni a distanza. Inoltre non tutti hanno a disposizione PC o Tablet, tantomeno una connessione Wi-Fi adatta. L’Italia, secondo diversi studi, è un Paese dalle scarse competenze digitali.

E’ un’emergenza mai vista quella che l’Italia sta vivendo in questi giorni a causa del Coronavirus. Uno stato di allerta che tocca tutte le fasce d’età e che costringe a stare in casa. Per evitare l’espandersi del Codiv19 si è reso necessario, prima di ogni altro provvedimento, chiudere le scuole e continuare a studiare da casa attraverso la didattica a distanza o homeschooling.  

Ma come procedono le lezioni da casa? A fare un quadro della situazione è la coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti, Giulia Biazzo, che rivela le risposte di un questionario condotto dall’Unione, su un campione di oltre 13 mila studenti: ”Dall’inchiesta – spiega- emerge un’enorme confusione e carenza di informazioni sullo svolgimento della didattica online: ogni professore la sta svolgendo con mezzi differenti, dalle videochiamate alla semplice assegnazione di compiti, nel 70% si sta facendo solo su alcune materie, mentre il 15% degli studenti non ha ancora iniziato nessun tipo di didattica a distanza ”. “Molti studenti- continua Biazzo- non hanno proprio modo di seguire le lezioni e non tutti hanno a disposizione PC o Tablet, tantomeno una connessione Wi-Fi adatta; molte famiglie inoltre hanno un unico computer: come fanno a seguire le lezioni più figli contemporaneamente? Magari dividendosi con un genitore a cui è stato prescritto il lavoro da casa”.

Intanto a dipingerci come un Paese dalle scarse competenze digitali sono diversi studi. L’Ocse in un report scrive: “la popolazione italiana non possiede le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale, sia in società che sul posto di lavoro”. A questo segue il rapporto Desi 2019 che piazza il nostro Paese al 24mo posto, fra i 28 Stati membri dell’Ue nell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società della Commissione europea per il 2019, e sostiene che: “L’Italia è in buona posizione, sebbene ancora al di sotto della media dell’UE, in materia di connettività e servizi pubblici digitali. Tre persone su dieci non utilizzano ancora Internet abitualmente e più della metà della popolazione non possiede competenze digitali di base”.

Secondo l’ultima indagine Istat “Cittadini, imprese e Ict” pubblicata nel 2019 le famiglie che dispongono di un accesso a banda larga sul territorio e le differenze tra le regioni sono ancora notevoli e confermano il vantaggio del Centro e soprattutto del Nord Italia; il Trentino AltoAdige e la Lombardia, con la percentuale più alta di famiglie dotate di connessione con banda larga; all’opposto il Molise, la Calabria e la Sicilia. Rispetto al 2017 la Sardegna, la Toscana e il Friuli Venezia Giulia hanno ridotto il gap invertendo il segno; la Val d’Aosta, pur rimanendo sotto la media Italia, ha fatto registrare un incremento di ben 7,1 punti percentuali riducendo così le distanze. Le altre regioni che si collocavano sotto la media rimangono stabili o peggiorano la loro situazione, come la Sicilia e la Campania.

Per quanto riguarda l’utilizzo di internet emerge che “più di una famiglia su due non ha Internet perché non sa utilizzarlo. Nonostante la crescita del numero di famiglie che dispongono di una connessione a banda larga (73,7%), restano ancora ampi i margini di sviluppo per la diffusione e l’utilizzo del web. La maggior parte delle famiglie senza accesso ad Internet da casa indica il non saper utilizzare il web come principale motivo (58,2%) e più di un quinto (21,0%) non considera Internet uno strumento utile e interessante. Seguono motivazioni di ordine economico legate all’alto costo dei collegamenti o degli strumenti necessari (15,2%), mentre l’8,1% non naviga in Rete da casa perché almeno un componente della famiglia accede a Internet da un altro luogo. Residuale è invece la quota di famiglie che indicano tra le motivazioni l’insicurezza rispetto alla tutela della propria privacy (2,9%) e la mancanza di disponibilità di una connessione a banda larga (2,0%)”.

E intanto proprio le competenze digitali sono state inserite dall’Unione Europea tra le Raccomandazioni nel 2006 e tanto in questi anni è stato fatto nelle scuole per portare l’Italia, a partire dagli studenti, negli standard europei. Primo tra tutti il Piano Nazionale Scuola Digitale, il documento di indirizzo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, definito anche il pilastro fondamentale de La Buona Scuola (legge 107/2015), che mira ad una strategia di innovazione della scuola italiana, per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale.

Il PNS contribuisce a “catalizzare” l’impiego di più fonti di risorse a favore dell’innovazione digitale, a partire dalle risorse dei Fondi Strutturali Europei (PON Istruzione 2014-2020) e dai fondi del La Buona Scuola.  “Questo Piano- si legge nel documento- risponde alla chiamata per la costruzione di una visione di Educazione nell’era digitale”.

Il processo di digitalizzazione si è sviluppato anche in passato attraverso risorse stanziate a livello europeo con la Programmazione operativa nazionale (PON Istruzione) 2007-2013 che ha coinvolto tuttavia le sole quattro regioni obiettivo convergenza (Campania, Calabria, Sicilia, Puglia).

Insomma oggi viene da chiedersi: cos’è andato storto? Il problema sembra essere, almeno nella maggior parte dei casi, non più l’accesso ai new media, nel senso fisico, ma la qualificazione, cioè le competenze al medium.

Intanto alunni, professori e genitori sono alle prese con la didattica a distanza e ognuno con i propri mezzi e sacrifici stanno portando avanti il proprio compito.

In questi giorni l’Agenzia per l’Italia Digitale ha redatto un documento che riassume e semplifica le prima parte delle Linee Guida sulle competenze digitali Iniziativa a sostegno dell’alfabetizzazione digitale dei cittadini.

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