Una delle cause principali degli attacchi di cyberbullismo è l’omofobia, seguita dall’aspetto fisico (perché grossi, bassi o ritenuti brutti) e dal carattere delle vittime (perché timidi o introversi); tre elementi percepiti come differenze sostanziali del modo di essere tra gli adolescenti italiani.
Le reazioni dei cyberbulli sono discriminazioni e scherni che nella maggior parte dei casi distruggono le vite delle vittime. Ad ogni modo, è in crescita anche il bullismo. La fascia d’età più soggetta a discriminazione è tra i12 ed i 15 anni e i luoghi coinvolti sono quelli scolastici durante l’assenza dell’insegnante, come ricreazione o bagni, proprio perchè il bullo si sente meno minacciato dalla presenza di un adulto.
A rispondere alle domande e raccontare quanto ancora sia difficile lottare contro il rifiuto dell’omosessualità, considerata in alcuni ambienti argomento scomodo, da evitare o da deridere è Ezio De Gesu, membro del consiglio nazionale Arcigay, collaboratore del gruppo giovani nazionale ed esperto di formazione nelle scuole.
Considerato che il pregiudizio nei confronti degli adolescenti omosessuali è frequente tanto nel web quanto nella vita reale, quale azione di sensibilizzazione sta portando avanti Arcigay nei confronti dei più giovani?
“Arcigay realizza da anni laboratori nelle scuole di molte città italiane per sensibilizzare i più giovani sui temi dell’identità sessuale. Spesso, infatti, si tende a pensare che la scuola non sia il luogo più adatto per parlare di queste tematiche, ma tutto ciò è sbagliato, in quanto gli adolescenti parlano di sessualità quotidianamente senza ricevere informazioni giuste e corrette. L’educazione all’identità sessuale, invece, permette di avere uno sguardo più completo e competente su tutte le realtà individuali e su tutte le differenze legate all’identità di genere ed orientamento sessuale con il fine di creare contesti adolescenziali più inclusivi, ridurre le discriminazioni e rendere i giovani più responsabili nei loro rapporti interpersonali”.
Cosa consigliate agli adolescenti vittime di cyberbullismo, perché discriminati sessualmente?
“Il fenomeno del cyberbullismo è in fortissimo aumento e sono molte le vittime che si rivolgono ai nostri servizi di accoglienza. Il consiglio che diamo sempre agli e alle adolescenti è di informare un amico, un genitore o un adulto di riferimento rispetto a ciò che sta accadendo. Inoltre è necessario sempre denunciare alle autorità competenti questi atti di violenza digitale, affinché la molestia cessi e nei confronti del bullo vengano disposti provvedimenti per aiutarlo a superare i disagi alla base del suo comportamento. Questi consigli valgono anche nel caso in cui le persone a conoscenza dell’evento di cyber-bullismo non siano la vittima diretta degli attacchi, ma abbiano comunque occasione di assistere ad episodi che coinvolgono altri adolescenti: osservare senza intervenire legittima indirettamente i comportamenti del bullo“.
Esistono ancora pregiudizi, rispetto agli anni passati? E’ cambiato qualcosa?
“Nelle nuove generazioni i pregiudizi sono sicuramente inferiori rispetto agli anni passati. L’ultima ricerca Istat sulla percezione dell’omosessualità in Italia rivela che oltre il 50% dei giovani si dichiara a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso, segnale di un paese che sta cambiando e che riconosce nuove forme di affettività. Allo stesso tempo, però, rimangono molti pregiudizi sottili legati all’espressione di genere: se sei fuori dallo stereotipo binario del maschile e del femminile vieni considerato una minaccia dell’antinomia di genere maschile-femminile su cui si fondano i ruoli sociali. Questo concetto sta alla base dell’eterossessismo, una forma di pregiudizio appreso fin dall’infanzia proprio perché impregna il tessuto culturale radicandosi in contesti familiari, scolastici e sociali in cui i bambini crescono. La diretta conseguenza è, quindi, il rifiuto dell’omosessualità o il considerarla come un argomento scomodo, da evitare o al massimo su cui fare ironia”.
Gli adolescenti sono più discriminati in rete o nella vita reale? E qual è secondo voi la fascia d’età più discriminata?
“Il cyberbullismo rappresenta una minaccia in costante aumento, ma i giovani ragazzi LGBT sono soggetti quotidianamente a discriminazioni nella vita reale. Il semplice fatto di non poter esternare le proprie emozioni, i propri sentimenti e le proprie passioni genera uno stress psicologico notevole difficile da affrontare se non individui un ambiente inclusivo di riferimento. Inoltre, se, da un lato, abbiamo molto esempi positivi di abbattimento di pregiudizi nelle scuole e tra gli adolescenti, dall’altro rimangono numerosi i casi di discriminazione e di bullismo fisico, verbale e psicologico che ci vengono segnalati. Recenti ricerche condotte da Arcigay (Schoolmates e Zaino in Spalla) fanno emergere come la fascia di età più soggetta a violenza omofobica sia quella compresa tra i 12 ed i 15 anni con un graduale decremento di atti di violenza negli ultimi anni delle scuole superiori. I luoghi coinvolti da questo fenomeno sono quelli scolastici durante l’assenza dell’insegnante, come ricreazione o bagni, proprio perchè il bullo si sente meno minacciato dalla presenza di un adulto e più libero di compiere le proprie azioni in maniera indisturbata”.
“Educare alle differenze” è uno dei vostri obiettivi. Ma quale parte della società ancora è più ostile ad accettare le differenze? (es. padre, madre, scuola)
“La società non è divisa tra parti ostili e meno ostili, ma da singole persone che, per diversi motivi, non riescono ancora a decostruire i propri stereotipi e ad eliminare i pregiudizi verso persone che vivono il proprio orientamento sessuale senza tabù. Ci sono, quindi, genitori che accompagnano i propri figli ai nostri eventi culturali ed aggregativi, come ci sono genitori che cacciano ancora i figli fuori di casa per vergogna e disonore. E’ possibile fare gli stessi esempi con scuole, gruppi sportivi e religiosi. Il problema di fondo sta nell’educazione e nell’informazione: solo la conoscenza diretta e la capacità di mettere in discussione danno la capacità di aprirsi e comprendere altre realtà in maniera costruttiva ed inclusiva”.
Tabù, giudizi e pregiudizi che se non sradicati sono fonte di discriminazioni, con mezzi mediatici a largo raggio, come i social network. Più volte in Italia si sono verificati drammatici casi di suicidio, da parte di vittime giovanissime, tra i 14 e i 16 anni, che hanno affidato ad un biglietto le spiegazioni del gesto. Da qui la necessità d’intervenire a livello governativo con l’introduzione del reato per omofobia, attraverso una legge che allinei l’Italia con il resto dell’Unione Europea.
Leggi qui:
11. febbraio. 2014 Cyberbullismo, il libro “nero” continua. A Padova si suicida una quattordicenne. La Procura non apre l’inchiesta . Secolo d’Italia
11. agosto. 2013 “Sono gay, tutti mi prendono in giro”: si uccide a 14 anni gettandosi dal terrazzo. La Repubblica
11. ottobre 2015 Aggredito perché omosessuale: si salva rifugiandosi dai carabinieri. BlogSicilia




