Cyberbullismo, quello che c’è da sapere

Cyberbullismo, cos’è? Siamo tutti possibili protagonisti

Con il termine cyberbullismo s’intende:

QUALUNQUE FORMA DI PRESSIONE, AGGRESSIONE, MOLESTIA, RICATTO, INGIURIA, DENIGRAZIONE, DIFFAMAZIONE, FURTO D’IDENTITÀ, ALTERAZIONE, ACQUISIZIONE ILLECITA, MANIPOLAZIONE, TRATTAMENTO ILLECITO DI DATI PERSONALI IN DANNO DI MINORENNI, REALIZZATA PER VIA TELEMATICA, NONCHÉ LA DIFFUSIONE DI CONTENUTI ON LINE AVENTI AD OGGETTO ANCHE UNO O PIÙ COMPONENTI DELLA FAMIGLIA DEL MINORE IL CUI SCOPO INTENZIONALE E PREDOMINANTE SIA QUELLO DI ISOLARE UN MINORE O UN GRUPPO DI MINORI PONENDO IN ATTO UN SERIO ABUSO, UN ATTACCO DANNOSO, O LA LORO MESSA IN RIDICOLO

In Italia il fenomeno è stato definito grazie alla legge 71/17 entrata in vigore il 18 giugno 2017, dopo un iter durato 3 anni.

La parola è composta da cyber + bullismo

Cyber: prefisso di una parola utilizzata in materia di computer, in particolare quando si tratta d’Internet. Cyber in pratica è il primo elemento di parole composte ad esempio: cybernauta, cybercriminale, cybersesso, ed indica qualcosa che ha a che fare con la dimensione spazio Internet.

Bullismo: è l’atteggiamento spavaldo, arrogante e sfrontato, di chi tende a prevaricare sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche.

Il termine cyberbullying è stato coniato dall’educatore canadese romito. I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying (cyberbullismo), che avviene tra minorenni, e il cyberharassment (“cybermolestia”) che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne.

“Il cyberbullismo, in concreto, si presenta con l’atteggiamento tipico degli atti di bullismo e, quindi con manifestazioni vessatorie ed approfittamento della debolezza della vittima; ciò che cambia è l’amplificazione devastante del messaggio per effetto delle tecnologie odierne utilizzate. Si tratta di comportamenti violenti esercitati in Rete. Cambia l’ambiente e cambiano le vittime, ed il giovane autore si muoverà in assoluto anonimato; saranno frequenti comportamenti illeciti rientranti nelle minacce, ingiurie, diffamazione ma non potranno essere commessi reati che comportano fisicità”.

E’ questa la definizione data dall’avvocato AnnaLivia Pennetta, nel libro “La responsabilità giuridica per atti di bullismo”.

Grazie all’aumento esponenziale dell’uso di Internet, e dei social network in seguito, si è passati da una vita di nicchia, circoscritta al solo ambiente dove i fatti avvenivano, ad una,  dove tutto è scrutato da milioni di occhi invisibili e sconosciuti, attraverso schermi, in tempi e spazi diversi.

L’utilizzo principale che i giovani fanno della Rete è quello di accedere ai social network e alle varie applicazioni, ad esempio WhatsApp o Instagram , per condividere immagini, testi, video e trasportare ogni istante della loro vita quotidiana in questi vicoli della comunicazione.Ma accanto a tante esperienze positive, il mondo virtuale delle Reti ha prodotto un fenomeno particolarmente grave: il cyberbullismo.

Chi sono i protagonisti del cyberbullismo?

  • il bullo, ragazzo/a che compie l’atto;
  • le vittime, coloro che subiscono;
  • gli osservatori che assistono, in maniera più o meno passiva, alla performance.

E’ importante sottolineare che dietro ad ogni episodio di cyberbullismo ci sono, per la maggior parte dei casi,  bambini ed adolescenti, che assorbono le conseguenze dell’essere vittima, ma anche  attore o spettatore, e che dovendosi rapportare, a computer spento, con la vita reale di tutti i giorni, trovano enormi difficoltà nell’accettare se stessi e mescolarsi con il gruppo dei pari.

Ad ogni modo esistono due forme di cyberbullismo:

  • e-bullying diretto che consiste nell’uso di Internet per inviare messaggi minacciosi alla vittima;
  • e-bullying indiretto che consiste nel diffondere messaggi dannosi o calunnie sul conto della vittima.

L’aspetto preoccupante del fenomeno è che i ragazzi che non hanno il coraggio di interpretare i bulli nella vita reale, trovano attraverso il computer il modo di immettere la propria violenza in Rete, senza uscire allo scoperto, in assoluto anonimato ma con conseguenze psicologiche del tutto simili al bullismo.

Attraverso computer, smartphone e tablet, utilizzati soprattutto delle generazioni più giovani, come confermano i dati Istat, è possibile agire nell’anonimato; reiterare la condotta; diffusione immediata, con una cassa di  risonanza altissima, dell’azione lesiva; esclusione di possibilità di controllo da parte degli insegnanti e/o genitori.

Il cyberbullo grazie all’anonimato, garantito da Internet riesce per sino a sentirsi irresponsabile delle azioni commesse in danno di altri.

Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?

Secondo uno studio condotto da Telefono Azzurro, i bulli possono presentare un calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta. L’incapacità di rispettare le regole può portare, nel lungo periodo, a veri e propri comportamenti antisociali e devianti o ad agire comportamenti aggressivi e violenti in famiglia.

Per le vittime il rischio è quello di manifestare il disagio innanzitutto attraverso sintomi fisici, ad esempio mal di pancia o mal di testa, oppure segnali psicologici, quali incubi o attacchi d’ansia. Alla lunga, le vittime mostrano una svalutazione di sé e delle proprie capacità, insicurezza, difficoltà relazionali, fino a manifestare, in alcuni casi, veri e propri disturbi psicologici, tra cui ansia o depressione.

Gli osservatori, infine, vivono in un contesto caratterizzato da difficoltà relazionali che aumenta l’insicurezza, la paura e l’ansia sociale. Il continuo assistere ad episodi di “violenza” può rafforzare una logica di indifferenza e scarsa empatia, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema.

4 pensieri su “Cyberbullismo, quello che c’è da sapere

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