Web, i giovani non distinguono le notizie vere dalle bufale

Sono nativi digitali, appartengono alla cosiddetta Generazione Z, sono smanettatori nati, ma i giovani sul web non sanno distinguere ciò che vero da ciò che è falso. Lo rivela uno studio della Stanford che evidenzia come l’incapacità di valutazione nasce proprio nel web.

I ricercatori di Stanford spiegano che i giovani su Internet sono ingannati dai contenuti sponsorizzati, molti addirittura non riescono a distinguerli, e non sempre riconoscono il messaggio a sfondo politico nei social network. Le difficoltà sorgono, secondo lo studio, anche con una semplice ricerca su Google.

L’indagine è stata effettuata su un ampio campione di studenti, scelto a partire dalla scuola primaria fino all’università. “Molte persone – afferma il professore Sam Wineburg, autore principale del rapporto e fondatore di Sheg, History Education Group Stanford – credono che, visto l’influenza dei new media sui giovani e nella comunicazione social, essi siano altrettanto percettivi su quello che trovano”.

Il rapporto, pubblicato dalla Sheg, mostra invece un’incapacità sconcertante da parte degli studenti di ragionare sulle informazioni che trovano su Internet. Gli studenti, per esempio, alla quale è stato sottoposto il test, hanno avuto difficoltà a distinguere gli annunci dagli articoli oppure ad identificare la fonte di provenienza della notizia.

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Gli studiosi durante la ricerca hanno inoltre affrontato il problema partendo proprio dall’osservazione dei giovani online, in modo tale da poter sviluppare, successivamente, dei metodi d’insegnamento utili a fornire le necessarie competenze digitali per distinguere le fonti credibili da quelli inaffidabili.

L’analisi parte dalla capacità di giudicare le notizie su Facebook, Twitter, commenti lasciati dai lettori, forum su siti di notizie, blog, fotografie e altri messaggi digitali, che plasmano l’opinione pubblica.

Secondo la ricerca gli studenti dovrebbero essere in grado di individuare l’autore di una storia e se tale fonte è credibile. “In ogni caso e ad ogni livello, siamo rimasti sconcertati dalla mancanza di preparazione degli studenti“, hanno scritto gli autori dello studio.

A scuola media sono state testate le competenze di base, ad esempio l’affidabilità dei diversi tweet o articoli.

Una valutazione, richiesta agli studenti, era quella di spiegare il motivo per cui dovrebbero non fidarsi di un articolo sulla pianificazione finanziaria, scritto da un dirigente di banca e sponsorizzato da una banca. Ed ecco la sorpresa. I ricercatori hanno scoperto che molti studenti non hanno citato la paternità dell’articolo o indicato la sponsorizzazione come ragioni principali per non credere l’articolo.

Un’altra valutazione ha visto gli studenti delle scuole medie guardare la home page di un sito e gli è stato chiesto di classificare i contenuti come fatti di cronaca o pubblicità. Gli studenti sono stati in grado di identificare un annuncio tradizionale (con il tipico codice promozionale) da una notizia, abbastanza facilmente. Ma dei 203 studenti intervistati, oltre l’80 per cento ritiene che un annuncio, identificato con le parole “contenuti sponsorizzati,” sia una vera e propria notizia.

A scuola superiore, invece agli studenti è stato richiesto di valutare due post su Facebook, che annunciavano la candidatura di Donald Trump, come presidente degli Stati Uniti d’America. Uno post era della Fox News mentre l’altro era di un account che sembrava Fox News, ma non lo era.  Il 30 per cento degli studenti ha sostenuto che il falso account era più affidabile.

“Questa scoperta indica che gli studenti si concentrano maggiormente sul contenuto dei messaggi dei social media che sulle loro fonti”. “Nonostante la loro padronanza con i social media, molti studenti non sono a conoscenza delle competenze di base per verificare le informazioni digitali“.

Lo studio è stato allargato anche agli studenti universitari. I ricercatori in questo caso hanno chiesto di valutare le informazioni trovate da alcune ricerche fatte su Google, con milioni di risultati, con siti web che affrontano il tema da punti di vista opposti.

Anche in questo caso pare che i risultati siano stati al di sotto delle aspettative.

E in Italia?

La situazione non è di certo migliore. L’unica certezza è quella che bisogna fornire le corrette competenze digitali prima di affidare gli strumenti tecnologici, specie ai più piccoli. Secondo l’ultima analisi in Italia, ad ogni modo, la maggior parte degli adolescenti non sono in grado di condurre ricerche mirate nel web.

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