Smartphone in classe, And:”Dobbiamo impedire che certe abilità vadano perse”

 

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E mentre le domande più gettonate tra i più giovani sono “come spegnere l’Iphone x” oppure “Iphone x disponibilità”, gli adulti ancora discutono sull’uso degli smartphone. La questione riguarda nello specifico l’utilizzo dei telefonini in classe.

 

Eravamo nel mese di settembre quando la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, si è dichiarata favorevole all’utilizzo da parte degli studenti degli smartphone in classe. Una svolta se considerato che l’Italia è ferma alla circolare Fioroni del 2007 e che in Europa l’utilizzo del telefono a scuola è considerato uno strumento integrativo. E se a questi elementi aggiungiamo  le competenze chiave lanciate nel 2006 dall’Unione Europea, dove al quarto punto si legge “competenza digitale: uso sicuro e critico della tecnologia dell’informazione e della comunicazione in ambito lavorativo, nel tempo libero e per comunicare”, la domanda sull’utilizzo degli smartphone in classe sembra diventare retorica.

Ma il punto è non fermarsi all’apparenza. Il problema infatti non è legato al mezzo ma all’utilizzo. Ed è lo stesso ministero, in sinergia anche con altri ministeri ed enti  di volontariato, che già da qualche anno ha avviato una campagna di educazione contro il cyberbullismo.

Ad ogni modo, sono al lavoro un gruppo di esperti attraverso un tavolo tecnico, con lo scopo di stendere, entro la fine di gennaio le linee guida per l’uso degli smartphone a scopo didattico.

docentiMa cosa pensa l’Associazione Nazionale Docenti, a proposito di smartphone in classe? A rispondere è Antonietta D’Ettore (nella foto) Coordinatrice Nazionale Settore Formativo, “Coesione sociale e prevenzione disagio giovanile”

“L’Italia è attualmente al primo posto in Europa per numero di cellulari in utilizzo e l’età media dei possessori diminuisce sempre di più. L’utilizzo dei cellulari, come spiegano i pediatri della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, si sta modificando da uso ad abuso e gli effetti dannosi per la salute sono sempre più lampanti: mancanza di concentrazione, difficoltà di apprendimento e aggressività”.

“Attualmente – afferma D’Ettore- l’uso delle tecnologie rappresenta l’elemento che caratterizza le abitudini e gli stili di vita degli adolescenti italiani, infatti più del 65% degli adolescenti italiani usa regolarmente lo smartphone in classe nonostante i divieti. Oggi i ragazzi non imparano più attraverso un processo di apprendimento basato sul ragionamento e sulla comprensione, ma piuttosto da un processo incentrato sulla condivisione. Ciò potrebbe facilmente determinare nei ragazzi lo sviluppo di grandi abilità nel mondo digitale, ma poco efficaci nel mondo reale con evidenti difficoltà nell’organizzarsi sia nei tempi che nello spazio. Infatti, attualmente, la generazione dei “nativi digitali” ha un nuovo modo di approcciarsi alla vita, ai valori, alle modalità di acquisizione delle informazioni, di apprendimento, di espressione delle emozioni. La novità che la tecnologia porta con sé sono in sintonia con i bisogni di cambiamento e di innovazione dei bambini e degli adolescenti e molti ragazzi si avvicinano al mondo del software con spirito critico e capacità innovative.”

“Quindi di conseguenza, se da un lato dobbiamo considerare i cambiamenti, dall’altro dobbiamo assolutamente impedire che certe abilità legate all’apprendimento vadano perse con l’utilizzo dello smartphone in classe. L’inserimento dello smartphone in classe ha sollevato non poche polemiche e numerose discussioni in merito.”

“Considerando che – spiega la coordinatrice- la tecnologia nell’ambito didattico è sicuramente uno strumento con una finalità formativa, è necessario che i docenti aiutino i ragazzi a comprendere l’utilità degli strumenti tecnologici al fine di far sviluppare nei ragazzi una valutazione critica e sfruttare al massimo le potenzialità. Bisogna inoltre, considerare che l’utilizzo dello smartphone e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni di classe. Pur tuttavia, non si sta negando la necessità e l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nell’ambito scolastico, ma queste non possono e non debbono assolutamente sostituire il reale  processo di conoscenza e apprendimento.”

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“La definizione dell’uso dello smartphone per finalità didattiche potrebbe rappresentare una “straordinaria opportunità” di apprendimento, a condizione che lo studente sia debitamente orientato, pur tuttavia si evidenzia chiaramente come si stia attualmente smarrendo l’idea di quali dovrebbero essere i compiti e la funzione della scuola. Quando lo smartphone o il tablet vengono usati in modo appropriato e condiviso con i genitori sono utili per lo sviluppo di alcune competenze. Considerando che sono le interazioni con il mondo ad essere fondamentali per il loro sviluppo, un abuso delle tecnologie può escludere il bambino da tutte le altre esperienze. E’ fondamentale quindi, diffondere una cultura della sicurezza in rete, un ruolo centrale è svolto dalla sensibilizzazione delle figure educative (in primo luogo genitori e insegnanti) e dei ragazzi stessi a un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie.”

“Pertanto, è necessario orientarsi verso una vera e propria educazione al corretto utilizzo dei dispositivi, per evitare di crescere dei ragazzi che vivranno completamente isolati nel mondo reale.”

“Una scuola con una identità e consapevolezza di sé, dovrebbe contrastare questo fenomeno, che porterebbe  a catalizzare il processo di apprendimento e di scrittura a mano verso il declino, senza considerare che l’uso della scrittura non può essere sostituita dalla digitazione dei tasti su uno smartphone o altro dispositivo elettronico. E’ oramai acclarato da studi pedagogici e di neuroscienze che la scrittura a mano, a differenza della scrittura su tastiera, correla più parti del cervello, stimolando la memoria e aiutando a sviluppare capacità percettive e di organizzazione del pensiero.”

“Recenti studi stanno mettendo in luce che proprio l’abuso di questi dispositivi elettronici potrebbe essere la principale causa di perdita di concentrazione o di memoria, minore capacità di apprendimento, disturbi del sonno e aumento dell’aggressività nei ragazzi, sfociando verso una e propria “dipendenza da telefonino”, con danni serissimi sullo sviluppo sociale e psichico.”

L’allarme  dei pediatri riguarda inoltre le onde magnetiche emanate dai telefonini, soprattutto perché quando queste esposizioni sono prolungate ed intense possono comportare un danno cellulare legato all’aumento localizzato della temperatura. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato i campi elettromagnetici come “possibili cancerogeni per l’uomo”, classificazione assegnata alle sostanze per le quali esistono limitate evidenzia di cancerogenicità. Lo Studio Internazionale sulle emissioni elettromagnetiche causate dalla telefonia mobile, non ha evidenziato un certo nesso causale tra l’uso dei telefonini e la possibilità di sviluppare tumori cerebrali, ma non è stato in grado neanche di escluderlo totalmente, visto che gli effetti sono misurabili soltanto nel lungo periodo.”

“E’ auspicabile – conclude D’Ettore- integrare, a mio avviso, la tecnologia senza però andare a perdere le caratteristiche di una didattica squisitamente tradizionale. Considerando che oggi siamo realmente connessi H24, sarebbe auspicabile non fare un abuso della tecnologia anche ai fini didattici, ma incrementare gli altri momenti fondamentali nello sviluppo dei ragazzi, come l’attività motoria, creativa ed espressiva. E’ fondamentale, secondo la mia esperienza, lasciar spazio a una metodologia didattica che tuteli le interazioni sociali e relazionali al fine di sviluppare una modalità di apprendimento cooperativa e collaborativa e non individualistica con l’utilizzo degli smartphone.”

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