Ritardo del linguaggio? Colpa degli smartphone. Ecco le linee guida

Sin dai primi mesi di vita i bambini entrano in relazione con smartphone e tablet. In poco tempo dalla visione dell’oggetto si passa al possesso fino all’utilizzo. Ma quali sono gli effetti in età infantile? Diverse ricerche dimostrano un nesso tra i ritardi del linguaggio e l’uso dei dispositivi ed internet.

Secondo uno studio, condotto dai pediatri dell’ Hospital for Sick Children Canada, effettuato su circa 900 bambini, tra i sei mesi e i due anni, è emerso che i piccoli che passano più tempo con dispositivi portatili hanno maggiori probabilità di avere ritardi nel linguaggio espressivo, rispetto ai bambini che non utilizzano per molto tempo smartphone o tablet. I ricercatori calcolano che per ogni 30 minuti di tempo passati sullo schermo c’è un aumento del 49% del rischio di ritardo del linguaggio.

Un’ulteriore ricerca condotta dall’University College di Londra, oltre a sostenere i dati dell’ Hospital for Sick Children, ha rilevato che il tempo passato davanti ad uno schermo può avere anche un impatto sul sonno dei bambini e potenzialmente danneggiare lo sviluppo del cervello. Lo studio britannico ha dimostrato che i neonati messi davanti ai dispositivi per un’ora sono soggetti a 16 minuti di sonno in meno. Il sonno è importante per lo sviluppo del cervello, specialmente durante i primi anni di vita, quando la “plasticità neurale” è massima.

I ricercatori inoltre ritengono che la luce blu proveniente dagli schermi influenzi il bioritmo del bambino, interrompendo quindi i ritmi circadiani mentre la stimolazione causata dal contenuto dei giochi o dei programmi può provocare eccitazione psicologica e fisiologica.

In Gran Bretagna sempre secondo la ricerca, i bambini di età inferiore ai tre anni trascorrono in media 44 minuti al giorno davanti a smartphone e tablet.

A confermare i dati delle ricerche effettuate in Canada e in Gran Bretagna è anche l’equipe di logopediste dell’unità operativa di riabilitazione dell’Ospedale Buccheri La Ferla di Palermo che evidenzia negli ultimi anni un incremento del ritardo del linguaggio nei bambini e nelle bambine.

Ogni giorno, spiegano le dottoresse, arrivano in ambulatorio piccoli pazienti di 3 anni e mezzo, che non sanno parlare, nonostante una spiccata intelligenza. E tra le varie problematiche legate al linguaggio dei bambini, si evidenzia un’elevata povertà di vocaboli accompagnata di contro ad una esagerata  gestualità.

Secondo i pediatri britannici i bambini, dall’età di due o tre anni,dovrebbero essere in grado di comunicare frasi contenenti tre o quattro parole.

Inoltre, l’equipe di Palermo, sostiene che se da un lato il ritardo del linguaggio è attribuito all’uso improprio dei dispositivi dall’altro è anche amplificato da un mancato sviluppo motorio. Alcuni bambini ad esempio, secondo l’esperienza delle dottoresse, non sanno andare in bici o giocare a palla oppure, ad otto anni, allacciarsi le scarpe. Il problema in questo caso è collegato ad una immobilità da videogioco.

“Lo sviluppo motorio e lo sviluppo del linguaggio – specifica l’equipe- sono strettamente connessi. Così come fondamentale è la fase dello svezzamento, spesso sottovalutato o posticipato dai genitori a causa di una vita frenetica, della pigrizia o dell’ansia”.

Perché lo svezzamento è così importante? “Lo svezzamento implica la masticazione e anche la deglutizione. Meccanismi che incidono fortemente nell’articolazione del linguaggio e dunque in un ritardo o in disturbi da correggere”.

Come possono orientarsi dunque i genitori sull’utilizzo degli smartphone?

L’American Academy of Pediatrics ha annunciato, a proposito dell’utilizzo degli smarphone in età in infantile e non solo, delle nuove LINEE GUIDA, con alcuni cambiamenti sorprendenti.

Divisi in suggerimenti, partendo da bambini molto piccoli fino a coloro che hanno 5 anni in su, le nuove linee guida dispensano molto del vecchio approccio “less is more” e si concentrano invece su un approccio più morbido puntando l’attenzione sulla qualità del tempo trascorso con i computer , le tv e tutti gli altri dispositivi digitali.

Il dottor David Hill, pediatra e presidente del Consiglio dell’AAP sulle Comunicazioni e i Media afferma che: “I modi in cui interagiamo con gli schermi oggi sono così vari che non ha più senso iniziare a cronometrare e dire a questo punto, hai finito”. “Dobbiamo giudicare la qualità di queste diverse esperienze digitali e pesarle di conseguenza.”

Nelle nuove linee guida l’AAP ha deciso di cancellare il consiglio “no screen time before age two“. Ma questo non significa che i neonati e i bambini dovrebbero passare del tempo davanti alla televisione o giocare con tablet o smartphone”, sostiene Hill.

“A quell’età, qualsiasi apprendimento dipende dall’interazione con altri umani”

Oltre i 18 mesi e fino a 5 anni, l’AAP raccomanda di limitare l’utilizzo dei media su schermo a un’ora di programmazione “alta qualità” al giorno.

Tutte le ricerche, ad ogni modo, portano ad una call to action da parte dei genitori. Il monito arriva anche dell’equipe dell’Ospedale Buccheri La Ferla che sostiene: “non siate fan dei propri figli ma educatori. Inoltre interagite e passate del tempo “sano” con i propri bambini”.

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