Revenge porn, cos’è? La vendetta corre sul web ed è la nuova “moda” 2.0

revenge porn

Arriva nel web la nuova moda della generazione Z, si chiama revenge porn e spaventa anche gli adulti. Si tratta della condivisione pubblica e in Rete, senza alcun permesso del soggetto ripreso, di immagini intime ed esplicite. In pratica il revenge porn è una vera e propria molestia online, con conseguenze devastanti per le vittime.

Chi è la generazione Z?

La «Generation Z», sono i nativi digitali ossia tutti coloro venuti al mondo tra il 1996 e il 2010, fino ad oggi. Una categoria ancora in divenire, della quale non è certo neanche il nome. La generazione Z non conosce un mondo senza social, senza like e senza smartphone ma conosce bene le sfide del mondo del lavoro.

“A differenza delle generazioni X e Y, i giovani della generazione Z hanno meno fiducia nel sogno americano e ” lottano nel mondo del lavoro”. I nativi digitali sono nati e cresciuti nella grande Recessione e hanno assistito e sperimentato per prima lo stress e la paura della disoccupazione. Secondo lo studio, dunque, i membri della generazione Z cercano appagamento e passione nella loro carriera, piuttosto che uno stipendio lucrativo”.

sexting

Un filo sottile, ad ogni modo, sembrerebbe unire il revenge porn e il sexting. Nonostante, infatti, entrambi i fenomeni mirano alla divulgazione di immagini o video molto personali e intimi; il revenge porn è, come indica la stessa parola, una “vendetta”, mentre il sexting è la diffusione di immagini, video o testi dai contenuti fuori dai limiti della decenza ma “senza scopo di lucro”. Il sexting è però propedeutico, in alcuni casi infatti si trasforma in revenge porn.

A spiegare le dinamiche e le conseguenze del nuovo fenomeno 2.0 è Emma Morris, Policy Manager International di Family Online Safety Institute, che racconta una prospettiva globale e raccoglie quelle che sono le competenze a livello nazionale per il rispetto della privacy su Internet e i problemi di sicurezza online.

“In tutto il mondo – afferma Morris- i Paesi stanno rispondendo a questo fenomeno distruttivo in modi diversi. Allo stesso tempo, l’industria sta lavorando per prevenire la diffusione di questo tipo d’immagini; le associazioni no-profit e gli insegnanti stanno costruendo un percorso di educazione, a largo raggio, sui pericoli della condivisione di immagini intime e infine le forze dell’ordine stanno tentando di tenere il passo con la tecnologia e garantire allo stesso tempo l’applicazione della legge”. Anche l’Italia sembrerebbe muoversi nella stessa direzione.

cyberbullismo

“In Francia, per esempio, – spiega Morris- è un crimine trasmettere un’immagine intima di una persona ripresa all’interno di un luogo privato, senza il consenso della persona interessata. La pena per questo reato è un anno di carcere o una multa di € 45.000. Nel 2015, l’Inghilterra e il Galles hanno criminalizzato la divulgazione di fotografie osè e di video senza il consenso del soggetto raffigurato e con l’intento di causare un danno alla persona ripresa. La pena, per aver violato la sezione 33 della legge giustizia e tribunale penale, è fino a due anni di reclusione.

Ad ogni modo, in nessun Paese esiste una legge istituita ad hoc per i reati online o in generale per i fenomeni (ad. esempio il cyberbullismo) legati al web. Infatti la pena per i reati commessi su internet è la “configurazione” dei reati commessi nella vita reale. In Italia ultimamente si stanno facendo diversi passi avanti per cercare di dare un freno ai cyberbulli e ai reati legati al fenomeno del cyberbullismo. Uno dei provvedimenti è il ddl 1261.

“Negli Stati Uniti, fino ad oggi – afferma Emma Morris su Fosi.org – non vi è alcuna specifica legislazione federale per richiedere la rimozione di foto intime che sono state condivise online senza il consenso e non c’è nessuna legislazione neanche per punire il colpevole. Secondo il Digital Millennium Copyright Act –  la legge degli Stati Uniti d’America sul copyright-  la proprietà di un’immagine fotografica è della persona che ha scattato la foto. Nei casi in cui si tratta di una foto condivisa, è anche di proprietà con la vittima. Come risultato, essi possono richiederne la rimozione ai sensi della presente legge. Tuttavia, questa è una risposta a volte complicata e inefficace. Il danno è stato fatto solitamente molto tempo prima di giungere alla conclusione. Ad ogni modo, ci sono altri rimedi anche se sono probabilmente altrettanto insufficienti”.

“Alcuni Stati americani invece hanno proposto e approvato leggi per colmare il divario. Arkansas classifica la condivisione di immagini esplicite senza il consenso come un reato, mentre lo stato della California prevede una pena detentiva di 1 anno nel caso in cui la vittima è un minore. In totale 26 Stati hanno delle leggi per rispondere in modo specifico al problema del revenge porn”.

“In assenza di una normativa, le aziende mondiali e nazionali hanno aumentato il loro ruolo nella prevenzione della condivisione di questo tipo d’immagini. Nel 2015, Google ha creato un modulo web per consentire la segnalazione di immagini di nudo o sessualmente esplicite, condivise senza il consenso nei motori di ricerca. Con questo provvedimento le immagini non sono rimosse dai siti, ma non appaiono nelle ricerche generali”.

Microsoft è impegnata a rimuovere link a foto e video segnalati come revenge porn nelle ricerche attraverso Bing, in caso di notifica da parte della vittima e al fine di facilitare una migliore rendicontazione, è stata creata una pagina web dedicata al problema. Tutti i contenuti segnalati vengono rimossi anche quando l’immagine è condivisa in Microsoft Onedrive e Xbox Live. Yahoo incoraggia gli utenti a segnalare i casi di revenge porn. Immagini intime pubblicate senza il consenso sono proibite anche su Twitter e Facebook. Entrambi i social network si impegnano a rimuovere i contenuti quando segnalati, per violazione dei loro termini.

La proposta per mettere fine al fenomeno del revenge porn secondo la Policy Manager International è quella di fermare prima il sexting e poi far crescere il senso di responsabilità tra coloro che consapevolmente condividono queste immagini.

revenge porn

“Inoltre, vi è la necessità di formare le forze dell’ordine di tutto il mondo. La natura di queste immagini rende incredibilmente difficile per le vittime segnalare il problema. E’ proprio sulla base di questo motivo è di vitale importanza trattate l’argomento con il massimo della sensibilità”.

La diffusione di questo genere d’immagini, ad ogni modo, spiega Morris, non è una novità, ma l’amplificazione della condivisione d’immagini e video nel web causa un enorme danno alle vittime. “La legislazione deve punire coloro che condividono le immagini con l’intento di causare danni alla vittima. Coloro che condividono incautamente, in particolare le foto dei minori, dovrebbero essere oggetto di programmi educativi”.

Infine, come dimostra la revenge porn Helpline del Regno Unito, la linea che assiste gratuitamente le vittime, l’assistenza è preziosa e la loro esperienza e comprensione dei problemi aiuta molte persone che si confrontano con una situazione spesso terribile e difficile.

“Tuttavia – conclude Morris- quando si tratta di condividere le immagini intime con l’intento di causare danni, l’istituzione e l’istruzione da sola non basta, occorre piuttosto una legislazione ben elaborata”.

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3 pensieri su “Revenge porn, cos’è? La vendetta corre sul web ed è la nuova “moda” 2.0

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