Mamma multata 10 mila euro per aver pubblicato sui social le foto del figlio

Una mamma pubblica le foto del proprio figlio sui social e il tribunale civile di Roma la condanna a pagare una multa da 10 mila euro. A chiamare in causa la signora è stato il minorenne, diventato oggetto di scherno da parte dei coetanei proprio per quelle immagini.

Ma facciamo subito chiarezza. La pronuncia del tribunale riguarda il caso specifico in questione e dunque non orienta la giurisprudenza per altre controversie. Inoltre andiamo con ordine e analizziamo i due nodi principali della storia: il figlio chiede alla mamma di rimuovere le foto che la donna ha postato nei propri social dove lo ritraggono e l’ex marito si è rivolto al giudice con una richiesta analoga a quella fatta dal figlio.

Secondo alcune fonti infatti pare che la mamma del 16enne per fare dei dispetti all’ex marito abbia postato foto, video e commenti della propria vita includendo anche il figlio e che quest’ultimo sia stato preso di mira dai coetanei. Da qui la decisione del ragazzo di andare a studiare all’estero. Sembra addirittura che il ragazzo abbia affermato di voler partire: “per avere più opportunità di lavoro…ci tengo a fare la vita di un ragazzo normale… avrei più possibilità di lavoro …che speranza ho in Italia dove tutti conoscono la mia storia”.

“Analizzando le motivazioni addotte dal minore – si legge nella sentenza- per la scelta di proseguire gli studi all’estero, queste sono fondate sulla necessità di allontanarsi dall’attuale contesto sociale, nel quale tutti i compagni sarebbero a conoscenza delle sue vicende personali, rese note dalla madre con uso costante e sistematico dei social network”.

La vicenda, dunque, va avanti da diversi anni e oltre alla richiesta del figlio bisogna aggiungere anche quella dell’ex marito. Nessuno dei due genitori, nei casi di separazione, può pubblicare di propria spontanea iniziativa le foto del minorenne su internet, occorre infatti sempre il consenso, esplicito o implicito, di entrambi.

Ecco dunque quanto si legge nella sentenza del 23 dicembre 2017, procedimento 39913/2015, del  tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, a firma del giudice Monica Velletti.

“Deve essere disposta, a tutela del minore e al fine di evitare il diffondersi di informazioni anche nel nuovo contesto sociale frequentato dal ragazzo, l’immediata cessazione della diffusione da parte della madre in social network di immagini, notizie e dettagli relativi ai dati personali e alla vicenda giudiziaria inerente il figlio. In merito deve rilevarsi come la non abbia ottemperato all’invito formulato dal giudice all’esito dell’udienza del 31 maggio 2017 di divieto “di pubblicazione sui social network di contenuti relativi alle vicende processuali tra i genitori in quanto creano disagi al figlio”. Deve, inoltre, essere previsto che la resistente rimuova dai social network immagini, informazioni, ogni dato personale relativo al figlio ed alla vicenda processuale relativa al minore, inseriti dalla stessa in social network, nel termine indicato in dispositivo. Inoltre, per evitare che contenuti analoghi siano diffusi da terzi deve essere autorizzato il tutore a diffidare soggetti terzi, diversi dalla resistente, dal diffondere tali informazioni, nonché deve essere previsto che il tutore richieda anche a terzi la rimozione di tali contenuti e ai gestori dei motori di ricerca di deindicizzare informazioni relative al minore”.

Il tribunale di Roma ha scritto nero su bianco che il comportamento viola la tutela dell’immagine, secondo l’articolo 10 del codice civile; la legge sulla privacy, agli articoli 4,7, 8 e 145 (decreto legislativo 196/2003) e gli articoli 1 e 16, comma 1, della Convenzione di New York del 1989 che tutela i diritti dell’infanzia, ratificata in Italia con la legge 176/1991. Senza dimenticare il nuovo regolamento Ue sulla privacy che entrerà in vigore nel mese di maggio prossimo.

Ad ogni modo per quanto eclatante possa essere la sentenza non è la prima volta che si discute di mamma, figlio e social. Non  molto tempo fa infatti la Polizia Postale è dovuta intervenire nella “sfida tra le mamme” mettendole in guardia dai pericoli della rete.

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