L’orrore nascosto dietro i giochi online. Laura dice:”basta”e racconta la sua storia

giochi online

Promettono soldi e se si è davvero fortunati si riesce a cavare anche qualche amicizia e un amore. I giochi online sono trappole a portata di minorenni e maggiorenni che incantano come le sirene di Ulisse. E dal pc alla Polizia il passo può essere breve. Questa è la storia di Laura.

“Con il mio ex ci siamo conosciuti attraverso un gioco in Rete. Da lì ci siamo scambiati i numeri di telefono fino a cominciare una vera storia d’amore”. A raccontare cos’è successo realmente è la diretta protagonista, che oltre a spiegare come funzionano i giochi online rivela anche le dinamiche che avvengono tra i giocatori, che improvvisamente escono dal gioco virtuale per entrare a volte in una spirale reale.

I giochi online permettono,  infatti, di interagire, attraverso chat pubbliche o private, con altri giocatori, per scambiare informazioni sul gioco oppure come succede in altri casi anche informazioni personali.

Ma cominciamo dalla fine della storia e attraverso dei flashback cerchiamo di capire come e quando improvvisamente il gioco sfugge di mano e soprattutto cerchiamo di capire cosa fare quando si è in una situazione simile o anche di cyberbullismo.

Come hai trovato il coraggio per uscire da un incubo?

“Quando versi tutte le lacrime del mondo e riesci a schifarti come nessuno è mai riuscito, qualcosa scatta! Non so se parlare di coraggio. Una sera ho visto un’intervista fatta a Belén Rodriguez, e pare che pure lei abbia vissuto lo stesso dramma. Lì mi sono detta: siamo davvero tutti uguali, posso farcela anch’io”.

“Quando mi sono presentata alla polizia postale ho trovato una donna. Io non riuscivo a spiccicare una parola. Singhiozzavo e basta. Purtroppo (o per fortuna) lei aveva capito tutto ed ha trovato il modo per mettermi a mio agio. Queste storie sono più frequenti di quanto credessi. Parlando con gli agenti ho appreso la triste notizia che non potevo più denunciare, perché erano trascorsi 90 giorni. Eppure non andai a casa sconfitta, perchè non ero più sola!”

Parlavamo di giochi online, cos’è successo esattamente e cosa c’entra il gioco?

“La mia storia risale a circa un anno fa. Avevo un ragazzo che abitava lontano da me, io in Sicilia lui in Campania. Ci siamo conosciuti in chat, su Metin2,  un gioco online. Dopo un po’ di tempo ci siamo dati i numeri di telefono e abbiamo scambiavamo materiale a sfondo sessuale, che ci ritraeva. Entrambi maggiorenni e consenzienti. Eppure sentivo una vocina dentro me che diceva di non farlo. Ogni tanto va dato ascolto alla propria coscienza!”

“Beh, il tizio in questione non ha usato subito le mie foto. Quando la storia è finita, ha fatto passare un mese, ha creato un gruppo su whatsapp e ha fatto correre queste mie immagini. Il motivo? Inizialmente credevo che tutto fosse colpa mia. Pensavo ad una sorta di ricatto. Io andavo in giro dicendo che lui  campava alle spalle di un ragazzo in un gioco. Che era forte solo perché il tizio in questione gli pagava tutti i comfort del gioco”.

FACCIAMO CHIAREZZA – “Metin2  fa parte dei giochi online. È una piattaforma al quanto pericolosa – spiega Laura. Dopo la mia storia ha saputo di altre ragazze che hanno avuto problemi simili. Qualcuna pure minorenne. Purtroppo il servizio ticket mi ha risposto che non può farci niente. Quindi quando entravo in gioco mi arrivavano chat d’insulti. Questo gioco richiede soldi. Parliamo di molti euro. Il mio ex di recente è riuscito a vendere il suo personaggio per 3000 euro”.

Ma questi soldi arrivano realmente? Cioè tu giochi, interagisci con altri, compri e vendi e ti arrivano i soldi reali, cioè euro veri?

Sì, c’è un vero è proprio commercio che adesso stanno cercando di eliminare. Ma intanto la gente ci ha fatto i soldi. Una mia amica guadagna 350 euro al mese con questo gioco.

SCONSIGLIO VIVAMENTE DI GIOCARE

“Solo poi, col tempo, ho capito”, sostiene la protagonista. Ma torniamo alla storia d’amore, alla truffa e al misfatto.

Cosa pensi adesso di quest’”amore”?

“Qualunque cosa abbia mai detto io non giustifica un’azione così squallida! Non posso aver colpa io delle azioni indegne delle persone! Oggi so che è come una malattia mentale. Sottomettere la vittima per sentirsi forte, parte di un gruppo, il leader di qualcosa. Queste persone sono furbe stanno attente a tutto perché conoscono i pericoli della denuncia. Mai credere ad un loro pentimento, loro non si pentono. E a questo proposito che vorrei dire una cosa alle ragazze che hanno vissuto quest’incubo: chi ti ama non ti filma nè chiede immagini tue. Non farlo nemmeno se promette di cancellarle. lo dicono tutti, ma non le cancellano mai! Le tengono per ricattarti per farti del male quando meno te l’aspetti”.

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Quanto hanno influito i social nella tua storia?

“Una delle mie foto è stata messa su Facebook in un gruppo privato, poi l’hanno tolta subito. Giusto il tempo per ricordarmi che il bullo mi teneva in pugno! La loro forza consiste infatti nel farti sentire una nullità. Ma questa loro forza è debole. Perché appena alzi un attimo la testa li vedi disintegrare”.

“Nessuno vuole passare guai, nessuno è cattivo davvero, se non il leader. E a volte nemmeno il leader. A volte lui stesso è vittima di soprusi. La mia vita per un anno sui social è stata un inferno, davvero.  Non avevo pace nè in gioco e neppure su Facebook. Poi un giorno ho capito come funziona”.

Cosa consigli a tutte coloro che si trovano in condizioni simili?

“Ho capito cosa mi faceva davvero male. Il giudizio delle persone. Mi sono fatta una domanda. Se io ho inviato quei file ad una sola persona perché stavamo insieme o perché semplicemente mi andava perché sarei put****? Poi ho capito che conveniva al bullo farmi sentire così. E un giorno mi sono detta: meglio un giorno da put**** che una vita da vittima! Ho alzato la testa ed ho iniziato a camminare a testa alta.

Senti di aver commesso un errore che non rifaresti?

Purtroppo non sono riuscita a denunciare perché ho commesso un errore. Dirgli che l’avrei denunciato. Cosa che ha calmato per un po’ questo ragazzo che astutamente ha aspettato 3 mesi, per poi riattaccare. Credetemi nessuno si pente! Ed anche quando lo facesse spetta alla giustizia fare il suo corso. Non possiamo e non dobbiamo pensare di essere al di sopra della giustizia. Io sono stata fortunata. Mi sono ribellata, sono diventata forte e l’ho sconfitto ed ho sconfitto pure il parere della gente! Trovate il coraggio. Parlate con quante più persone possibili e denunciate.

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