Legge cyberbullismo: “Importante ma manca qualcosa” [Intervista all’avvocato]

legge cyberbullismo

Attesa, acclamata e alla fine approvata ed entrata in vigore. Ma cosa indica effettivamente la legge 71/17, meglio conosciuta come la legge cyberbullismo? Con la sua efficacia, riuscirà a mettere in chiaro il fenomeno?

A spiegare la legge cyberbullismo nel suo complesso è l’avvocato Dario Coglitore (nella foto), del Foro di Palermo.
dario coglitore
Nella Gazzetta del 3 giugno scorso è stata pubblicata la Legge 29 maggio 2017 n. 71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” in vigore dal 18 giugno.L’art. 1 della legge, rubricato “finalità e definizioni”,  descrive per la prima volta il fenomeno del “cyberbullismo” (o bullismo telematico) individuandolo come:

 

“qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

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La legge cyberbullismo 71/17 è stata salutata con entusiasmo dalla stampa e dai media in generale. Tuttavia il testo normativo non  appare scevro da critiche con riguardo in particolare alla sua effettiva utilità.

Ed infatti non si è inteso  introdurre, e appositamente sanzionare, una specifica fattispecie di reato: gli atti di cyberbullismo continueranno, infatti, ad essere sanzionati penalmente solo se riconducibili a precise e già esistenti fattispecie incriminatrici quali ad es. lesioni personali, l’ingiuria, diffamazione, molestia o disturbo alle persone, minaccia, atti persecutori – stalking, sostituzione di persona, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, etc.

In sostanza, ancora oggi, il termine cyberbullismo richiama fattispecie criminose senza tuttavia esserlo di per stesso.

Anche sotto il profilo dell’illecito civile tutto è rimasto invariato, continuando a trovare applicazione gli artt. 2048 e 2043 c.c.

La legge cyberbullismo n. 71/2017 semplicemente ha introdotto alcune misure volte a prevenire il fenomeno del cyberbullismo, soprattutto attraverso l’intervento delle scuole dove tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali.

Il testo normativo, recante “disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, all’art. 1 comma I, d’altronde, si pone il chiaro obiettivo di “contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni scolastiche. “

Nell’ottica della citata prevenzione la legge cyberbullismo contempla all’art. 2 la possibilità per ciascun minore ultraquattordicenne, nonché per ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilità del minore che abbia subito atti di cyberbullismo, di  inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore diffuso in rete e che ovviamente risulti offensivo della dignità dello stesso.

In buona sostanza, in caso di minore che abbia compiuto gli anni quattordici, il Legislatore ha previsto una doppia legittimazione, in capo allo stesso minorenne e all’esercente della potestà genitoriale. E’ chiaro che l’attribuzione di una doppia titolarità del diritto comporta necessariamente il superamento di possibili situazioni conflittuali nascenti dalla eventuale volontà contraria di uno dei due soggetti abilitati,  ipotesi che in verità non appare regolamentata dal testo di legge.

Nel caso di minori che non abbiano compiuto quattordici anni, però,  la norma nulla dice.

Tuttavia appare irragionevole pensare che tali soggetti rimangano sprovvisti di tutela.

Si potrebbe, quindi, pensare che il Legislatore abbia inteso mantenere la legittimazione in capo al solo genitore del minore dal momento che la relativa richiesta di oscuramento può, in ogni caso, essere avviata dal genitore esercente la patria potestà (“Ciascun minore ultraquattordicenne, nonché ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilità del minore …”) e che la definizione di “cyberbullismo” offerta dall’art. 1, comma II, della legge n. 71/17, e richiamata dall’art. 2 comma I, si rivolge ai minori senza distinzione di età.

Inoltrata la richiesta, il gestore deve dare seguito entro 48 ore alla istanza; diversamente subentra il Garante per la privacy con l’intento di riuscire a oscurare il contenuto entro le 48 ore successive.

C’è però da sottolineare che il termine “gestorenon contempla né i provider, né i motori di ricerca.

La procedura sopracitata, la quale mira esclusivamente ad ottenere la rimozione dei contenuti offensivi, non è sostitutiva dall’azione penale e non va confusa con la stessa la quale com’è evidente tende a reprimere il fenomeno ed a sanzionare il “cyberbullo”.

A tal proposito la legge nulla ha introdotto di  significativo limitandosi a contemplare la possibilità di avviare innanzi al Questore una procedura, a dire il vero assai blanda, di ammonimento del “cyberbullo”, così come già accade nel quadro normativo del stalking.

E’ necessario però che non venga  presentata querela contro il cyberbullo  o  denuncia per taluno dei reati di cui agli articoli 594, 595 e 612 c.p. e all’articolo 167 del codice per la protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, commessi, mediante la rete internet, da minorenni di età superiore agli anni quattordici  nei confronti di altro minorenne.

Presentata l’istanza di ammonimento, il Questore assume, se necessario, le informazioni dagli organi investigativi, sente le persone informate sui fatti, procede ad ammonire oralmente il soggetto nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento, invitandolo a tenere un comportamento conforme alla legge.

L’ammonimento, è bene precisare, è uno strumento amministrativo e non presuppone la prova certa del fatto, ma solo la sussistenza di “indizi” che rendano verosimile l’avvenuto compimento di atti persecutori.

Gli effetti dell'”ammonimento” cesseranno solo una volta maggiorenne.

La legge cyberbullismo è di certo un primo concreto segnale che sta ad indicare come il fenomeno del cyberbullismo sia sotto la lente del Legislatore. Tuttavia manca ancora qualcosa, non c’è infatti nessun riferimento al cyberspettatore ovvero a chi guarda e condivide gli atti vessatori.

Ecco spiegata la legge. Una norma che mira dunque più alla prevenzione che al contrasto. Ad ogni modo il Miur, ministero dell’Istruzione si è già attivato da diverso tempo per cercare di prevenire e contrastare il fenomeno del cyberbullismo all’interno della scuola e in famiglia.

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