Io vittima di bullismo: “Mi hanno bruciato i capelli. Ma li ho battuti”

bullismo

Io vittima. E poi, neanche tanto distante, ci sono i bulli, gli insegnanti, che sembrano non capire, e un dolore che cresce ogni giorno. Questa è una storia vera di bullismo e violenza, che vede protagonista Sofia, sin da quando aveva 7 anni. La famiglia l’unica forza per riuscire a vincere contro tutti.

A raccontare ogni dettaglio della storia è direttamente la protagonista, vittima di bullismo sin da piccolissima. Proprio lei oggi diventata una donna invincibile, ha superato ogni difficoltà e adesso parla agli insegnanti e quanti subiscono violenze fisiche o psicologiche.

– INTERVISTA – 

Sono Sofia, ho 16 anni e la mia vita non è stata molto facile fino a qualche anno fa, ma solo combattendo contro tutti e a volte anche contro me stessa, sono riuscita ad apprezzarla di più!

Una mia grande passione è la musica, qualche tempo fa suonavo la batteria, ora per vari motivi ho smesso di suonarla, anche se, spero di riprendere presto!

Amo cantare, canto ovunque, qualsiasi cosa, tutto ciò che mi emoziona diventa musica nelle mie orecchie!

Quanti anni avevi quando hanno cominciato a bullizzarsi di te?

Gli atti di bullismo sono iniziati alle elementari quando avevo sette anni! la gente si stupisce quando lo dico, ma purtroppo è la verità!

tutto è iniziato quando dopo un test scoprii insieme alla mia famiglia di essere dislessica, discalculica e disgrafica, io non la presi male, anzi, già da qualche tempo sapevo che erano delle difficoltà con le quali molte persone famose avevano a che fare, ma che non le screditava ne le rendeva diverse dalle persone “normali”.

Tutto questo cambiò quando le maestre cominciarono a darmi appellativi come “torsona” (nel dialetto umbro significa qualcosa come “ignorante” , “stupida”) dato che le maestre mi trattavano così, i miei compagnetti iniziarono di conseguenza a chiamarmi con quell’appellativo e a picchiarmi.

Ricordo che il pomeriggio, dopo il pranzo, rimanevo sola nel giardino mentre tutti gli altri giocavano tra di loro.. io giocavo con i sassi e con i rametti, mentre gli altri ridevano di me.

Un episodio che mi porto dietro delle elementari, è quello delle mine delle matite infilate sotto pelle. Già, avete letto proprio bene: delle mie compagnette si divertivano sotto la cattedra della maestra a infilarmi le mine delle matite nelle gambe.. io tornavo a casa con i lividi e tutta dolorante, ma alla mamma non dicevo mai nulla, finché un giorno, aiutandomi a fare il bagno, si accorse dei lividi che riportavo su molte parti del corpo.

Da quel giorno decisi di non nascondere più nulla alla mia famiglia e di PARLARE. Parlare di tutto e senza vergogna, perché sapevo che mi avrebbero capito e sostenuto sempre.

Gli episodi sono stati tanti e continui, ma c’era una sola differenza, avevo la mia famiglia al mio fianco pronta a difendermi e a sostenermi.

C’è un episodio, tra tanti, in particolare che va oltre il bullismo 
e degenera in folle delinquenza con violenza 

L’episodio dei capelli accadde in terza media, quando io iniziai a rifiutare determinate “esperienze” che io ancora non mi sentivo di fare.. come ad esempio fumare le sigarette, bere, drogarsi ecc.

Questo mio rifiuto, causò l’inizio delle persecuzioni sia online che a scuola, ovunque io fossi, i bulli mi giravano intorno come avvoltoi! La cosa più brutta, era che quei bulli, prima di essere tali, erano i miei migliori amici… all’inizio di loro mi fidavo e fino all’ultimo sperai che cambiassero e che tornassero a essere i miei amici, quelli solari e un pò pazzi, che mi facevano sempre ridere e non piangere.

Purtroppo questo non successe mai, ad un certo punto fui costretta ad allontanarmi da loro, perché trovavo offese su di me ovunque, nei bagni della scuola, nei bagni pubblici, ovunque.

Nei bagni pubblici scrissero pure il mio numero di telefono, e ogni giorno, a ogni ora ricevevo chiamate anonime da persone di ogni età che chiedevano qualsiasi cosa.

Un giorno a ricreazione, una mia “amica” mi chiese un fazzoletto, io glielo diedi ma non mi aspettavo assolutamente che avrebbe fatto quello che vi sto per raccontare. insieme a lei arrivarono altri due ragazzi che mi bloccarono e quando capii cosa stava per succedere, era già troppo tardi: lei prese il fazzoletto, me lo avvicinò alla faccia e poi gli diede fuoco.

Io fui in grado in un lampo di liberarmi dai due ragazzi, e di correre in bagno, dove misi la testa sotto l’acqua e rimasi lì per circa un’ora\ due.

Questo episodio mi segnò moltissimo, fortunatamente non riportai ustioni, ma solo una piccola ciocca di capelli bruciata.

Non riuscii più a tornare a scuola, mi sentivo soffocare da tutto quel dolore, volevo solo sparire, caddi nell’autolesionismo perché in quel momento mi sembrava che fosse solo colpa mia.

Ovviamente, la mia famiglia reagì allontanandomi dalla scuola, andando a parlare con i professori che nascondevano tutto, negavano l’episodio dandomi della “pazza”.

In tutti questi anni qual è stata la posizione 
dei tuoi insegnanti o del dirigente?

La scuola, fino all’anno scorso, è sempre stata per me un luogo di dolore e di pericolo, in quanto cresciuta con insegnanti dalla mentalità chiusa, sempre pronti a puntare il dito e a guardare altrove quando c’era bisogno di intervenire.

Gli insegnanti incontrati sono stati tanti, di cui la maggior parte, tendeva più a umiliarmi che apprezzarmi, dicevano “massì, Sofia non farà mai nulla, con le sue problematiche..” questo sono stata per 10 anni: una persona che nella vita non poteva raggiungere alcun obbiettivo a causa delle sue difficoltà.

Davanti agli episodi di bullismo, che io puntualmente denunciavo, la risposta era sempre “si cara, ma non dirlo ai tuoi genitori!”.

Per fortuna, dall’anno scorso, ho avuto l’onore di incontrare insegnanti competenti, un preside eccezionale, che mi ha accolta a braccia aperte e per la prima volta mia ha detto “Sofia, ce la puoi fare!”

Quante scuole hai cambiato a causa di questa passività dei docenti?

Nel mio percorso scolastico, ho cambiato scuola tre volte a causa del bullismo e degli insegnanti:

la prima volta in terza elementare, la seconda un mese prima dell’esame di terza media preparandomi a quest’ultimo da privatista e poi, in primo superiore dopo un altro caso di bullismo questa volta, attuato da un insegnante.

Se dovessi rincontrare i tuoi insegnanti cosa gli diresti?

Citerei uno scienziato, che nella vita ha fatto grandi cose e che era dislessico proprio come me!

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità ad arrampicarsi sugli alberi, passerà tutta la sua vita a credersi stupido”

– Albert Einstein

Cos’è che ti ha dato la forza di reagire? 

La forza di reagire è arrivata con il tempo, quando, dopo mesi chiusa nella mia cameretta, lessi una frase su un libro che diceva “e un giorno ti alzerai, e quel giorno, cambierai tutto!”

Qual è il tuo messaggio che affidi alle vittime? 

L’unica cosa che mi sento di dire, è questa: ragazzi\e, parlate, tirate fuori tutto il dolore che sentite dentro, fatelo con qualcuno di cui vi fidate e di cui avete stima, ma parlate.

Non siete soli, il mondo è pieno di persone crudeli, ma credetemi, ci sono molte più persone buone pronte ad abbracciarvi se solo gliene date l’occasione!

Ricordati che non c’è nulla di sbagliato in te, tu sei perfetto esattamente cosi come sei e non hai nulla di cui vergognarti, l’essere unico ti rende speciale! nessun bullo può cambiare questa cosa, nessun insegnante può giudicare i tuoi pensieri se ti rendono felice!

Siate sempre voi stessi e vedrete, che i veri amici, rimarranno sempre al vostro fianco e insieme, potrete affrontare qualsiasi cosa.

Qual è il messaggio che invece lanci agli insegnanti? Cosa devono 
e cosa non devono fare quando sono davanti ad episodi di bullismo? 

Ho avuto la fortuna, coma dicevo precedentemente, di incontrare insegnanti meravigliosi, che mi hanno insegnato tanto e non solo attraverso i libri di scuola, ma insegnato tanto per la vita e sono certa che i loro insegnamenti saranno davvero utili.

Ecco cosa dico agli insegnanti: insegnateci a stare con gli altri, ad accettare chi è “diverso” perché infondo tutti siamo diversi! insegnateci il rispetto, i valori indispensabili per vivere bene e in serenità con l’altro.

Capiteci, anche se a volte è difficile, ascoltateci anche se vi sembra di averlo fatto.

Parlate con i genitori, comunicate con le famiglie, perché, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, poche volte accade, causando così incomprensioni e astio tra il corpo docenti e la famiglia.

Quando vedete un caso di bullismo, non rimanete in silenzio. Parlateci, chiedeteci. a volte aspettiamo solo che qualcuno ci chieda “come stai?” per poter dire tutto. Il silenzio è complicità.

Come stai adesso?

Ora sto bene, sono felice, ho al mio fianco amici sinceri, una famiglia che mi supporta in ogni mio progetto, una scuola meravigliosa.. sono soddisfatta di tutti i risultati che sto ottenendo, di tutti i piccoli passi che sto compiendo da sola.

Cosa dici ai tuoi genitori?

Grazie, grazie per tutto il sostegno, per i sacrifici, per le litigate e per i pianti fatti. Grazie per avermi sempre sostenuto in ogni scelta, brutta o bella, per avermi incoraggiato a intraprendere progetti come l’associazione, vi ringrazio per avermi donato una vita meravigliosa, che continuerà ad esserlo, grazie al vostro supporto e al vostro infinito, immenso amore.

Adesso hai fondato un’associazione. 
Mi racconti come si chiama e cosa fate? 

Insieme ai miei genitori, abbiamo deciso di fondare l’associazione I RAGAZZI DI FERRO, che si occupa principalmente delle tematiche come il bullismo e il cyberbullismoassociazione Inizialmente non sapevamo come chiamarla, ma poi, dopo qualche giorno proposi ai miei genitori il nome “ragazzi di ferro”, perché questo nome? Il significato è molto semplice: io mi sento cambiata dopo le brutte esperienze, sento di aver creato una sorta di “armatura” che mi proteggerà nella vita da eventi brutti.

Ecco, tutti i ragazzi che come me, hanno vissuto un’esperienza di bullismo o comunque hanno passato momenti difficili ma ne sono usciti a testa alta, per me sono RAGAZZI DI FERRO, con un’armatura costruitasi con il tempo, che li rende invincibili.

Il logo dell’associazione è stato disegnato dal mio papà e rappresenta due ragazzi con l’armatura e un ragazzo al centro degli altri due con dei pezzi di armatura: quest’immagine, rappresenta esattamente quello che vogliamo fare con la nostra associazione, parlare e aiutare gli altri a costruirsi una propria armatura per vincere e combattere il bullismo.

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Abbiamo già partecipato a convegni, parlato nelle scuole, siamo stati ospiti in un programma televisivo. Abbiamo dei progetti in lavorazione. Siamo agli inizi ma ci stiamo dando tanto da fare per poter far rete con le altre associazioni, per poter vincere il bullismo e il cyberbullismo e non renderlo più un mistero, ma qualcosa di concreto e reale, che colpisce TUTTI i ragazzi.. dal bullo al bullizzato.

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