Genitori e sicurezza online, “c’è ancora tanto da fare”. Ecco i consigli dell’esperto

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Sicurezza online, tanto discussa ma poco applicata. Perché? Molti genitori danno poca importanza ai pericoli della Rete altri invece tanta, fatto sta che ogni giorno vengono diffusi migliaia di dati personali tra social, moduli compilati e caselle flaggate. Ma cosa fare?

L’attenzione, ad ogni modo, va puntata verso i preadolescenti e gli adolescenti, che, in quanto maggiori fruitori dei dispositivi e della Rete, “regalano” la propria identità e la propria intimità a destinatari sconosciuti.

Ma cerchiamo di capire cosa fare con l’auto di Sergio Caruso, genitore ed esperto in Cyber Security.

Cosa s’intende per sicurezza informatica dei minori?

Con il termine “sicurezza informatica dei minori”, si intende quella parte della sicurezza, atta a educare i minori al corretto utilizzo di internet.
Non releghiamo la navigazione internet al solo uso dei social network, pensiamo a tutti quei contenuti che sono fruibili attraverso siti web, forum e Deep\Dark Web. I giovani, infatti, spinti da video tutorial su YouTube, entrano in questa parte del Web che sarebbe meglio evitare, sia per la pericolosità dei soggetti che la popolano, sia per i contenuti che sono per la quasi totalità afferenti ad attività illegali e criminose.  

Sono un genitore e lavoro da alcuni anni nel campo della Cyber Security, spesso mi metto nei panni di amici e conoscenti che hanno dei figli e, mi rendo conto che non è semplice essere informati sull’argomento, sia per la complessità della materia, sia perché ogni giorno si hanno a che fare con nuove minacce e pericoli.

Da alcuni anni, mi muovo in autonomia con il progetto gratuito “SIM – Sicurezza Informatica dei Minori“.

Quanto gli adulti fanno ed investono in termini di sicurezza per i propri minorenni?

Purtroppo ancora poco, troppo poco.
Il più delle volte i ragazzi hanno uno smartphone o un tablet già all’età di 8\9 anni o in concomitanza della promozione alle scuole medie o per la prima Comunione e vengono proiettati ed ingoiati da un vortice di contenuti che gli stessi genitori non conoscono.
Basterebbe davvero poco, in termini di tempo, frequentare dei mini corsi (se ne trovano in tutte le città, sia a pagamento che gratuiti) per poter almeno capire il funzionamento e le biodiversità presenti nella rete.

Ma per pigrizia o per paura di confrontarsi con realtà ben al di sopra delle loro aspettative, preferiscono non investire quasi nulla sia in termini economici che di tempo.
Dare un telefono, tablet o pc ad un minore, vuol dire dare in mano a loro un’arma carica senza che loro ne abbiano il controllo

Cosa sanno i minori di sicurezza? O meglio hanno la percezione dell’insicurezza su internet e nei dispositivi?

Molte volte mi son trovato a parlare con loro di sicurezza, la quasi maggioranza delle volte fanno solo riferimenti a virus informatici e prodotti antivirus, ma poco sanno di adescamento, grooming, cyberbullismo, pedopornografia e altri argomenti simili.
Hanno gruppi WhatsApp con decine e decine di utenti che non conoscono personalmente.
Non hanno timore ad inviare foto anche un po’ imbarazzanti, esempio lampante sono i profili Instagram, veri e propri contenitori di immagini.
Non mi piace generalizzare, ed effettivamente mi è capitato di incontrare ragazzi che applicano le misure di sicurezza offerte dai social, se non tutte, una buona parte.
Comunicare con loro non è proprio semplice, tenendo conto che non è possibile utilizzare lo stesso linguaggio che si utilizza con i genitori, ma occorre trovare un metodo che catturi nell’immediato la loro curiosità, ma nello stesso tempo, i contenuti devono essere profondi e di impatto.

E cosa fanno per rendere sicuri l’informatica?

Come accennato prima, poco e niente.
Alcuni, dopo dei fatti poco piacevoli, hanno fatto ricorso a prodotti per il controllo a distanza dei propri figli, ma in quei casi, ci si è attivati appunto dopo il problema.
Il discorso è che i genitori sono i primi a non capire il pericolo che corre sulla rete, lo vedo nei loro profili social, dove viene pubblicato praticamente di tutto, dagli indirizzi di casa (tag) a foto dei figli nella vasca da bagno o al mare, non rendendosi conto che questi atteggiamenti sono proprio quelli che attirano l’attenzione di potenziali malintenzionati.
Quindi c’è ancora molto da lavorare e il percorso non è proprio facile, proprio perché non c’è quella “educazione” nel volersi informare mettendosi in gioco in prima persona.
Parlo tanto quanto per le istituzioni, che per gli adulti.
Questo non fa altro che ostacolare e rendere più difficoltosa la divulgazione della sicurezza per tutti.

Cosa effettivamente bisogna fare?

Per essere un pochino più al sicuro durante la navigazione (la sicurezza totale non esiste) occorre adottare dei piccoli accorgimenti che non sono difficili da applicare e che non mi stancherò mai di ripetere ad ogni incontro:

  • Impostare i filtri della privacy nei social network
  • Non creare post pubblici ed evitare di pubblicare foto personali senza aver bene in mente che dal momento della pubblicazione, quella foto apparterrà al mondo intero
  • Evitare di chattare con persone sconosciute, dato il fatto che non sappiamo mai chi realmente c’è dall’altra parte
  • Utilizzare password complesse e diverse per ogni registrazione e cambiarle spesso
  • I minori sotto i 13 anni, per legge, non possono avere un profilo social. Quindi facciamo rispettare leggi e regole sin da piccoli

“La Sicurezza Informatica dei Minori – conclude Caruso- è un dovere di ogni adulto! Ci prefiggiamo l’obbiettivo di fare informazione e dare consigli ed aiuto concreto a tutti”.

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