Essere social, necessità e virtù. Ferrara:” La sfida è rendere partecipi e responsabili i ragazzi”

Essere in Rete è una necessità più sociale che personale. La metà circa degli italiani è iscritto ad almeno due social e il 2017 è stato l’anno “della «giovanilizzazione» degli adulti sui consumi mediatici”. Ma quale esempio o educazione per i più giovani?

Di fronte ad un consumo bulimico dei new media quello che manca, ad ogni livello, è proprio una conoscenza delle regole. Inoltre se per certi aspetti gli adulti, per forma mentis, pongono una distinzione tra reale e virtuale, ciò non accade con i più giovani, che fanno un continuum, intendendo con il termine proprio un “insieme di varietà linguistiche non separate da confini netti, ma con punti di contatto e di sovrapposizione tali da determinare il passaggio graduale dell’una nell’altra”.

A tracciare un quadro dettagliato sulla percezione che hanno i giovani della Rete è la senatrice Elena Ferrara,  a qualche mese dall’approvazione della legge 71/17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” 

“I ragazzi spesso mi aspettano dopo i dibattiti a scuola e mi espongono situazioni di difficoltà e grande fragilità: quando per esempio qualcuno cerca di carpire una loro foto intima, si confrontano con un grande disagio. Se non dai la foto potresti essere escluso; se la invii sai che entrerai in un girone infernale. Questo conflitto riguarda la loro esistenza e la loro quotidianità. La nostra sfida è rendere più partecipi e quindi più responsabili i ragazzi, che siano essi vittime o bulli”.

Sui social lo scambio delle foto intime è quasi una consuetudine e uno dei fenomeni in aumento è sicuramente il sexting.

“Se da un lato – afferma la senatrice Ferrara-  è cruciale intervenire sull’aspetto preventivo, per evitare che si creino situazioni di disagio o che queste, già in essere, possano degenerare in maniera irreparabile, dall’altro è necessario dare strumenti di conoscenza e di coscienza critica ai ragazzi. Certo è opportuno evitare di esporli all’utilizzo delle nuove tecnologie in età troppo precoce ma, nel rispetto delle fasi evolutive, è opportuno accompagnarli per poi lasciarli navigare liberamente, ma responsabilmente”.

Dal mese di giugno, ad ogni modo, uno strumento utile al fine di responsabilizzare e aiutare i ragazzi, soprattutto sui social, è la legge sul cyberbullismo.

“Molte leggi sui diritti– spiega la senatrice Elena Ferrara- come ad esempio quella sulle unioni civili, vedono migliaia di persone mobilitarsi, mentre i minori non hanno la possibilità di farlo. Tocca a noi impegnarci per loro”. La legge rappresenta “una norma non sanzionatoria, che non criminalizza il web, ma che fa dell’approccio preventivo ed educativo il suo punto centrale”.

“Abbiamo deciso, tuttavia, attenendoci all’Ordinamento del nostro diritto –sottolinea Elena Ferrara- di guardare innanzitutto ai minori, perché è la fascia d’età più colpita che ha visto il verificarsi dei casi più drammatici nell’ultimo periodo. Gli ultradiciottenni, invece, possono denunciare autonomamente e i reati esistono già nel nostro ordinamento, come dimostrato dal processo Carolina: a noi tocca un altro compito. Da oggi, infatti, la fascia dei minori ultraquattordicenni avrà più strumenti, grazie a specifiche progettualità per la formazione del cittadino digitale ogni ordine di scuola, grazie ai referenti in ogni autonomia scolastica formati nella prevenzione e contrasto al cyberbullismo e grazie alla possibilità di segnalare autonomamente i contenuti alle aziende new media per chiederne la rimozione se ritenuti lesivi della dignità personale”.

La senatrice inoltre parla anche di etica: “La legge sul cyberbullismo, innanzitutto, non deve considerarsi un punto di arrivo, bensì un primo fondamentale passo per occuparsi di questi temi in materia concreta e sistematica. Non possiamo sapere con certezza quali strumenti e quali percorsi saranno funzionali al cyberbullismo del futuro, tuttavia sappiamo quali saranno gli stati d’animo che si muoveranno dietro queste condotte. La sfida del futuro è tutta qui e dobbiamo preparare i nostri ragazzi a comprendere l’importanza dell’etica nelle tecnologie. Il ruolo della scuola è fondamentale, proprio perché sono chiamate ogni giorno ad affrontare la sfida più difficile: quella di educare le nuove generazioni non solo alla conoscenza di nozioni basilari e alla trasmissione del sapere, ma soprattutto al rispetto dei valori fondanti di una società. Nell’era di internet e della comunicazione questo compito diventa ancora più cruciale”.

La legge sul cyberbullismo è stata dedicata a Carolina Picchio e a tutte le vittime, ed è stata proprio la 14enne a far svegliare tutti e a rivolgere l’attenzione verso un fenomeno social e sociale che stava invertendo la realtà senza che gli adulti ne fossero a conoscenza.

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“Carolina Picchio- racconta la senatrice- è stata mia alunna per tre anni e, al di là del dolore, in quei giorni mi chiesi, rispetto al ruolo di ex insegnante, se avevo attuato dei percorsi educativi utili nell’affrontare la sua vicenda di sofferenza. Non avevo dato alcuna “istruzione per l’uso”: nel 2013, a scuola, dei social non se ne parlava per niente, certo come insegnante di musica lavoravo con i ragazzi sulla capacità di ascolto, sensibilità ed empatia. Non c’era la consapevolezza di attivare un percorso mirato e trasversale alle discipline proprio in relazione al buon utilizzo delle piazze virtuali. Nella lettera di addio Carolina scrive “Come fate ad essere così insensibili? Le parole fanno più male delle botte. Questo è bullismo”. In poche righe Carolina traccia il tema che diventerà poi oggetto di una indagine conoscitiva in Commissione Diritti Umani, di cui sono componente, e che avrebbe portato alla stesura del disegno di legge di cui sono prima firmataria”.

A dare conferma di un cambio di rotta sociale in Italia sono gli ultimi dati Censis, esattamente il capitolo «Comunicazione e media» del 51° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, dove si evidenzia una «giovanilizzazione» degli adulti sui consumi mediatici degli italiani nel 2017.

Secondo l’indagine “gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa i due social network più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Importante è il passo in avanti compiuto da Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza (nel 2015 era al 9,8% e oggi è al 21%), mentre Twitter resta attestato al 13,6%”. “I social network – sempre secondo lo studio – hanno registrato una forte espansione anche come fonti di informazione: Facebook è utilizzato dal 35% degli italiani (e la percentuale sale al 48,8% tra i giovani)”.

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