Da Facebook alle minacce di morte. “Ho denunciato e mi sono salvato” [INTERVISTA E FRASI]

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“Tutto è cominciato con una frase che ho postato sulla mia bacheca di Facebook. E questo è l’inizio di un inferno. In meno di due ore sono arrivati oltre 150 commenti e circa 20 messaggi privati e tutti mi auguravano di morire. In meno di due ore la mia vita è diventata un incubo ”.

“Ero nella mia stanza quando ho deciso, così d’istinto, di scrivere sulla mia bacheca del profilo Facebook Na statua ca avi l’occhi e non viri, avi a ucca e non para, avi aricchi e non senti, stati mpazzennu p’avviriri na statua ca furia pa via Etnea? Bah – (Una statua che ha gli occhi e non vede, ha bocca e non parla, ha orecchie e non sente, state impazzendo per vedere una statua che corre per la via Etnea? Bha)”

La frase è in dialetto catanese, ed è una trasposizione del Salmo 115 dove si legge:

  • 3 Il nostro Dio è nei cieli;  egli fa tutto ciò che gli piace.
  • 4 I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo.
  • 5 Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono,
  • 6 hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano,
  • 7 hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non emette alcun suono.
  • 8 Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano.

I Salmi sono contenuti all’interno della Bibbia, in tutto sono 150, e sono considerati tra le preghiere più spirituali.

Siamo nel mese di gennaio 2017. A Catania i preparativi fervono per la processione più solenne e caratteristica, quella di Sant’Agata. E tutta la cittadinanza si stringe attorno alla tradizione religiosa più importante della città che si svolge dal 3 al 5 febbraio.

La frase pubblicata su Facebook da un 17enne non passa inosservata. Il post fa in pochissimo tempo il giro non solo di Facebook ma attraverso uno screenshot gira anche su un gruppo numerosissimo di Whatsapp e di telefono in telefono raggiunge chiunque.

“Io non avrei mai immaginato una cosa del genere. La mia era solo una considerazione personale, spinto da una riflessione sull’ipocrisia della gente, sull’idolatria, che ho voluto scrivere su Facebook. Tutto qui. Niente contro Sant’Agata. Figuriamoci, questo mai. E niente contro qualcuno in particolare. Ma le minacce che ho ricevuto sono state terribili. Mi hanno gelato, il terrore mi ha paralizzato. Subito, la prima cosa che ho fatto, con un’angoscia indescrivibile, è stato far vedere tutto a mia madre”.

Le minacce arrivavano in continuazione, da adulti, da ragazzini, da gente sconosciuta ma anche da alcuni conosciuti.

“Questi sono stati gli attimi più lunghi della mia vita. I più brutti. I meno immaginabili. Sono stato malissimo e non avrei mai pensato che una cosa del genere potesse succedere a me, e poi con una tale furia”.

Mariagrazia, la mamma del 17enne, non pensava neanche lontanamente quale potesse essere il problema. Lei Facebook e i social non li frequenta come un adolescente. Guarda, riguarda e legge di una folla virtuale che minaccia suo figlio di morte. “Ho subito chiesto scusa pubblicamente sul profilo di mio figlio a nome mio e suo. Ma non è servito a niente. I commenti su Facebook continuavano ad arrivare. Allora ho agito senza pensare. La prima cosa è stata quella di tranquillizzare e proteggere mio figlio e la seconda di stampare tutto e andare a denunciare alla polizia postale”.

“Non sono uscito per tre mesi da casa –racconta il ragazzo- ho anche lasciato la mia città per qualche settimana e sono partito. A scuola, a ricreazione, stavo in disparte per paura. La paura, quella di morire per davvero, è una sensazione che ti ghiaccia il sangue e i pensieri. Alcuni dicevano addirittura che fossi morto per davvero”.

“Abbiamo denunciato e subito sono state avviate le prime indagini – racconta Mariagrazia-. Ma il 1° aprile mio figlio è stato accerchiato da un gruppo, in una strada neanche tanto di passaggio, trafficata da macchine, e preso a legnate. Solo l’arrivo di un signore l’ha salvato, forse un angelo”.

“Perché il branco– spiega il figlio- quando è insieme è forte. Si sente invincibile. Io sono vivo per miracolo, grazie ad un passante e grazie all’aiuto della volante dei carabinieri che ho chiamato. Poi però ti accorgi che queste persone prese singolarmente non sono niente”.

A questo punto mamma e figlio ritornano in commissariato e “la Polizia di Stato, Compartimento Polizia Postale di Catania – si legge in una nota–  ha denunciato in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica per i minorenni 8 ragazzi ritenuti responsabili di istigazione a delinquere, lesioni e minacce gravi. Altri 2 soggetti appena maggiorenni sono stati segnalati per minacce e istigazione a delinquere alla Procura Distrettuale etnea […]Gli indagati hanno una età compresa tra i 14 e i 17 anni. Nel corso delle indagini altri due soggetti, appena maggiorenni, sono stati deferiti alla locale Procura Distrettuale perché ritenuti responsabili di minacce e istigazione a delinquere”.

“Sono stato da schifo. Non ho dormito, non ho mangiato. Sono stato male, male dentro fino all’anima, e per mia madre. Anche lei, infatti, ha ricevuto minacce. Sono morto dentro, ma sono anche rinato”. “Da questa faccenda ho imparato 3 cose. La prima è stata quella di capire chi è veramente la gente che mi circonda, quella buona e quella cattiva. La seconda è che sono maturato tantissimo e la terza è che ho imparato a credere nella legge e nella giustizia”. “Ma ho anche capito la potenza di condivisione che ha Internet e cos’è il cyberbullismo, cosa provano tutte le vittime e come ti senti morire da vivo”.

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Questa è la storia di una mamma, di un figlio, del potere di diffusione che hanno i social, Facebook, e del cyberbullismo. E’ la storia di chi ha toccato con mano la morte e ha creduto di perdere. Ma è anche una storia a lieto fine, di chi ha avuto il coraggio di denunciare, subito, senza pensarci.

“La paura resta. Quella non va via facilmente ma sappiamo di non essere soli”. “Il mio – afferma il ragazzo –non è stato coraggio ma forza di volontà. A tutti coloro che vivono nella paura io dico di denunciare, perché la legge mi ha aiutato”.

Ecco alcuni screenshot

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