Cyberbullismo, Tonioni: “Il web è come un acquario, vittima e bulli sono una coppia complementare”

Cosa s’intende per cyberbullismo? “Quando un bambino, un’adolescente ma anche un adulto si sente perseguitato”. E’ questa la definizione di Federico Tonioni, responsabile dell’Area delle Dipendenze da Sostanze e Comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma. “La vittima, in presenza di cyberbullismo, si sente senza via di fuga”.

Niente numeri, statiche o elenchi di sintomi e rimedi inutili. L’unica cosa che veramente serve per cercare di mettere un freno al fenomeno sociale del cyberbullismo è un viaggio all’interno di una generazione, troppo diversa da quelle passate ma non per questo da disprezzare o giudicare in modo negativo.

L’analisi del professore Tonioni è fondata sull’esperienza del cyberbullismo, nel senso più emotivo del termine fino all’aspetto patologico; sull’osservazione del fenomeno, tenendo conto di quelli che sono gli elementi esterni, ad esempio la famiglia e la vita scolastica, che circondando le vittime e i bulli.

“Quando un ragazzo passa dal fare esperienza del cyberbullismo- afferma Tonioni- al ritiro sociale si tratta della forma di “cyberbullismo grave”. “I casi gravi vanno dall’esperienza diretta con il fenomeno fino all’isolamento, e sono proprio quelli che i genitori non riesco a capire e cascano dalle nuvole quando la vittima manifesta esiti tragici”.

Federico Tonioni (nella foto) è il responsabile del primo ambulatorio italiano che si occupa di dipendenza da Internet e fenomeni di cyberbullismo, presso il Policlinico Gemelli di Roma, inaugurato nel febbraio del 2014. L’ambulatorio è aperto sia ai bulli che alle vittime.

Qual è il rapporto che lega il bullo e la vittima?

“Nonostante sia uno spazio infinito, Il web è come un acquario, dove il bullo e la vittima- spiega- sono una coppia complementare. Anzi la vittima in un certo senso ha una tendenza inconsapevole a provocare il bullo. I bulli di contro sono dipendenti dalla visibilità, che unita all’anonimato dato dal web, forma un binomio perfetto”.

Di contro però dichiara Tonioni: “I bulli se si invitano a riflettere, su ciò che fanno, è come se si risvegliassero dal loro stato. L’insulto commesso e continuo, infatti, rappresenta per loro come una sorta di automatismo. Prendersi cura del bullo in un certo senso è più semplice, rispetto alla vittima, perché sale a galla il senso di colpa. Lo stato d’animo della vittima è correlato invece alla rabbia, al ritiro sociale, più difficile da esternare”.

Come può un genitore capire cosa sta succedendo al figlio?

“Come prima cosa- precisa Tonioni- non bisogna fare allarmismi inutili. Poi bisogna distinguere le diverse esperienze di cyberbullismo e capire che nei casi gravi, quelli dagli esiti drammatici come il suicidio o il tentato suicidio, c’è alla base un deficit affettivo, estraneo dunque al fenomeno”.

Oltre alla vittima e al bullo, il terzo protagonista del cyberbullismo è l’osservatore, colui che scruta in silenzio quello che succede, a volte senza sbilanciarsi altre invece schierandosi dalla parte del bullo.

Che parte dovrebbe prendere l’osservatore?

“L’osservatore dovrebbe essere un potenziale pro-sociale e fare delle reazioni contrarie. Potrebbe fare tanto e dovrebbe per esempio invitare i ragazzi a vigilare. Se riuscissero a fare rete sarebbero la vera soluzione al problema”.

Le famiglie come affrontano il fenomeno?

“Le famiglie – spiega Tonioni-  in alcuni casi hanno altre problematiche da affrontare e il cyberbullismo neanche sanno cos’è. I genitori, ad ogni modo, spesso esagerano sulle prime esperienze fatte dai propri figli, non solo con il cyberbullismo. Altri invece si fanno sostituire dalle applicazioni. In questo momento si assiste ad una precocizzazione dell’infanzia e ad una infantilizzazione dell’adolescenza”.

Cosa dovrebbe fare la famiglia?

“Essere presente, dialogare e avere fiducia negli adolescenti. Bisogna capire che i ragazzi hanno il diritto a fare esperienza e a recidere”.

Com’è cambiato il cyberbullismo negli anni?

“Adesso ci sono più aspetti evolutivi che patologici. Posso affermare- dice Tonioni- che il cyberbullismo non è cambiato nella patologia ma nell’intensità dei ritiri sociali. I giovani hanno nuovi modi di presentare se stessi interiormente. Ad esempio è difficile accedere allo sguardo. Quando si fanno i selfie spesso coprono inconsapevolmente gli occhi; questo è un chiaro invitano a conoscerli. Sfruttano la comunicazione digitale nel modo più intero possibile”.

Qual è l’aspetto più preoccupante del cyberbullismo?

“L’aspetto che mi preoccupa di questa generazione è il nostro pregiudizio, quello delle generazioni passate. Dobbiamo renderci conto che la rivoluzione digitale è avvenuta in maniera molto veloce rispetto alle altre rivoluzioni e i genitori devono crescere e andare incontro agli adolescenti. Dobbiamo capire che adesso i figli sono più competenti dei genitori e quindi bisogna dare loro fiducia e soprattutto giocarci, solo così è possibile imparare a conoscerli”.

E’ inutile, dunque, pensare di tornare indietro, bisogna solo avere prontezza di quanto succede e i figli cresciuti con la tv dovrebbero smettere di puntare il dito contro propri figli e collaborare invece nella loro crescita.

Dopo l’ambulatorio creato ad hoc contro il fenomeno del cyberbullismo, è nato qualche mese fa sempre al Policlinico Gemelli di Roma il “Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web”, il primo presidio in Italia dedicato agli adolescenti e ai giovanissimi che a causa di un uso eccessivo e scorretto di smartphone, tablet e pc riportano conseguenze sul fronte dello sviluppo cognitivo, della salute psichica, ma anche del comportamento e di tipo più prettamente fisico, ad esempio problemi ortopedici, di postura, di vista ma anche di disturbi dell’alimentazione.

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