Cyberbullismo, pediatri: ”Genitori serve il dialogo”. Un bambino su tre è vittima

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Un tredicenne su 3 ha subito atti di cyberbullismo mentre 1 su 2 ha amici vittime del fenomeno. Questi sono i dati diffusi da Pietro Ferrara, referente della Società Italiana di Pediatria (Sip), per i temi connessi al maltrattamento del bambino.

Ma avere i numeri chiari, ridurre il cyberbullismo in matematica e non avere una strategia d’azione non serve a nulla. Cosa fare, dunque? Secondo la Sip bisogna, innanzitutto, instaurare un dialogo propositivo tra figli e genitori e coinvolgere soprattutto gli “spettatori passivi”, ad esempio i compagni di classe.

Ecco, dunque, alcuni consigli e risposte del dottor Pietro Ferrara (nella foto).

pediatri cyberbullsmoSIP ha avviato o avvierà qualche progetto riguardo la prevenzione e la lotta al cyberbullismo a livello nazionale?

“Il cyberbullismo è considerato un problema di salute pubblica internazionale e nel novembre del 2014 la Società Italiana di Pediatria ha siglato un protocollo d’intesa con la Polizia di Stato non solo per contrastare il fenomeno che sta dilagando tra i bambini e gli adolescenti, ma anche per cercare di prevenirlo”.

Avete riscontrato un aumento dei casi di cyberbullismo?

“Il cyberbullismo è sempre più diffuso tra i ragazzi, frequentatori assidui di social network, ed i numeri certamente sottostimano un fenomeno che resta in gran parte sommerso. La Società Italiana di Pediatria ha condotto recentemente una indagine, su oltre 2000 studenti delle scuole secondarie di primo grado, da cui è emerso che 1 tredicenne su 3 ha subito atti di cyberbullismo e 1 su 2 ha amici vittime di questa violenza”.sip 4

Quali consigli dare ai genitori per prevenire questo tipo di fenomeno?

“Sempre nell’ambito di questa collaborazione tra SIP e Polizia di Stato, allargata anche a Facebook, è stato redatto un vero e proprio “decalogo” (vedi alla fine) con consigli utili per i genitori e per chi si prende cura dei ragazzi”.

“Viene consigliato di parlare con i propri figli delle grandi potenzialità della rete, non tralasciando i pericoli che un uso non controllato e non sicuro comporta; viene suggerito di chiedere ai figli come tutelano la propria privacy; si incoraggia il più possibile a dare consigli utili, ma con lo spirito di chi vuole imparare proprio dai figli e, in tale maniera, verificare la loro consapevolezza di eventuali pericoli in rete. Tutto questo nel rispetto di generazioni che sono nate e crescono utilizzando mezzi e linguaggi, per molti di noi più grandi spesso di difficile comprensione o addirittura ignoti”.

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“Se dovessimo riassumere tutti i consigli in una sola parola, quella che potrebbe essere utilizzata è senz’altro DIALOGO, massima attenzione alle esigenze dei propri figli interagendo maggiormente, con comprensione e discrezione”.

Quali “cure” dare ai genitori in presenza di casi di cyberbullismo tra i figli? (sia in presenza di figli cybervittime che cyberbulli)

“In letteratura scientifica ci sono ricerche che dimostrano come il sostegno sociale possa essere un fattore protettivo importante nel mitigare gli effetti negativi associati al cyberbullismo. Non aver paura di confrontarsi sul tema con i propri figli favorendo un confronto orizzontale di apertura e condivisione, che possa suggerire soluzioni e dare speranza. Cecare poi di coinvolgere quella maggioranza silenziosa costituita dai compagni di classe cosiddetti “spettatori passivi”, potrebbe rappresentare la chiave di volta per ridurre la portata del fenomeno, contribuendo a rendere la classe un luogo di vita sereno e favorendo l’istaurarsi di relazioni di solidarietà e aiuto reciproco”.

Quali sono le maggiori preoccupazioni a riguardo?

“Sono sempre più evidenti e confermati da molti studi gli effetti negativi del cyberbullismo non solo sulla salute dei ragazzi ma anche sui loro comportamenti e sulla loro vita sociale. Oltre alle note sindromi depressive e ansia, sono sempre più numerose le segnalazioni di comparsa di sintomi somatici, come cefalea, dolori addominali, dolori articolari e muscolari, maggiore propensione all’uso di droghe e comportamenti devianti. Guardiamo sempre con attenzione i cambiamenti improvvisi dei nostri figli e cerchiamo di intercettare il prima possibile i loro S.O.S. decodificando gli atteggiamento inspiegati e apparentemente inspiegabili”.

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La Sip – si legge nel sito- è nata nel 1898 e rappresenta la casa comune di tutti i pediatri italiani dove partecipano pediatri universitari, ospedalieri, di famiglia e di comunità. Il principale obiettivo della Sip è quello di “promuovere e tutelare la salute fisica e psichica del neonato, del bambino e dell’adolescente, di ogni cultura ed etnia difendendone i diritti nella società sin dal concepimento”.

Attenzione genitori: non proibite ma ragionate insieme ai vostri figli sull’uso dei social network o smartphone, altrimenti potreste subire l’effetto contrario.

LEGGI IL DECALOGO SIP 

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