Cyberbullismo. Osservatore: non limitarti a guardare, denuncia. “Occorre una politica di incoraggiamento”

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Io, tu e l’osservatore; cyberbulli, vittime e spettatori sono i protagonisti del fenomeno del cyberbullismo. Ma se i primi due sono figure delineate con “ruoli” ben determinati, che parte ha l’osservatore?

Il terzo incomodo, di una relazione malata tra cyberbullo e vittima, assiste, in maniera più o meno passiva, scruta in silenzio e spesso non esce neanche allo scoperto. Ma nonostante non sia coinvolto in prima persona è l’unico che potrebbe fare tanto per salvare la vittima dal suo carnefice.

In Italia il numero di denunce per cyberbullismo sono ancora poche, nonostante i numeri fanno sperare in un aumento rispetto agli anni passati. Ad ogni modo, a ricorrere alla Polizia Postale nella maggior parte dei casi sono proprio le vittime, stanche dei soprusi. Sono quasi nulle invece le denunce da parte dell’osservatore.

Eppure la maggior parte degli episodi di cyberbullismo si verificano sui social, negli ultimi tempi, addirittura, le offese si rimpallano nei gruppi di whatsapp, sotto gli occhi spesso indifferenti dell’osservatore. Che tipo di responsabilità ha, dunque, colui che osserva?

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A rispondere è l’avvocato penalista Davide Tutino (nella foto), esperto in reati informatici e tutela del diritto d’autore in rete.

Quali sono i rischi per un minore che riceve in maniera passiva, quindi senza esserne il protagonista, un messaggio che schernisce, in maniera reiterata e continuativa, un coetaneo?

Il cyberbullismo è un fenomeno che coinvolge bambini e adolescenti, sia come vittime che come autori di soprusi e violenze varie nel cyberspazio, dove vengono diffusi, spesso impropriamente, messaggi e immagini diffamatori coinvolgendo in questo processo anche terzi spettatori. Il problema si manifesta in vari modi, ma il terzo spettatore di tutti gli atti di molestia cibernetica, può avere un comportamento attivo o passivo a seconda della sua personalità.

I rischi che ne discendono per il terzo non protagonista di un messaggio che schernisce, e denigra, in maniera reiterata e continuativa un coetaneo possono essere diversi e vanno dall’incapacità di comunicare, all’aggressività caratteriale. Non manca il cd. “eroe”  (comportamento attivo) che cerca di “salvare” il proprio coetaneo.

Il terzo spettatore può quindi diventare insofferente, aggressivo, può tendere ad isolarsi, può infine assistere inerme o, per paura di essere coinvolto, fingere adesione al gruppo. I processi di  depersonalizzazione  o di deviazione possono, pertanto, investire anche il terzo spettatore non direttamente coinvolto negli atti di cyberbullismo.

Cosa dovrebbe fare l’osservatore in questo caso? Considerato che spesso si tratta di adolescenti e che spesso non possono lasciare il gruppo per “esigenze sociali”.

Considerato che l’osservatore, spesso, ha la stessa maturità dei soggetti coinvolti, potrebbe accadere, come di fatti accade,  che non denunci l’accaduto agli adulti.

Si dovrebbe,  pertanto, a mio parere, adoperare una politica di incoraggiamento ed incentivazione del terzo spettatore a denunciare l’accaduto,  senza provare vergogna, agli adulti. Ovviamente il compito è tutt’altro che facile per dei soggetti che, crescendo in simbiosi con le macchine, si integrano con un ambiente del vivere civile, con le relative conseguenze economiche, sociali, politiche, culturali e morali, finendo, spesso, per confondere realtà ed immaginazione.

Ecco perché serve molto lavoro ed educazione in tal senso, sensibilizzare i più giovani e seguirli in modo assiduo ma non invadente, spesso, può mostrarsi un ottimo metodo per dare aiutarli a lasciare il gruppo e/o denunciare i fatti.

Qual è la prassi?

Vista la rilevanza del problema e la categoria dei soggetti coinvolti, in Italia, è stato presentato, il 27 Gennaio del 2014, uno specifico testo del disegno di legge dal titolo: “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

Il disegno di legge in questione,Ddl Senato della Repubblica n. 1261/2014, delinea una strategia di azione integrata, diretta a:

  • prevenire il fenomeno con un’adeguata educazione, sensibilizzazione e con la formazione specifica degli operatori (dai docenti allo stesso personale della Polizia postale e delle comunicazioni). Educare i ragazzi attraverso uno specifico percorso didattico finalizzato a responsabilizzarli e a promuoverne la consapevolezza in ordine ai rischi. Sempre nell’ottica di una prevenzione, l’articolo 6 del suddetto disegno di legge prevede che, in caso di atti di cyberbullismo commessi da un minorenne ultraquattordicenne nei confronti di altro minorenne, l’autore dei comportamenti illeciti possa essere ammonito dal questore affinché non li ponga più in essere.
  • accertare e reprimere gli illeciti commessi, incentivando e sostenendo l’attività della Polizia postale e delle comunicazioni che ha il compito di contrastare le violazioni di legge commesse in rete;
  • proteggere le vittime, segnatamente, creando procedure ed istituti nuovi e specifici per elevare il livello di tutela dei bambini e dei ragazzi vittime di questa forma di violenza. Vedi in particolare, l’articolo 2 del disegno di legge istituisce una specifica procedura accelerata, dinanzi al Garante per la protezione dei dati personali, che consente ai genitori di un minore vittima di un atto di cyberbullismoche pur non integri gli estremi di uno specifico reato – di ottenere una tutela rafforzata e celere da parte dell’Autorità, attraverso l’adozione di provvedimenti inibitori e prescrittivi che garantiscano la dignità del minore rispetto a qualsiasi forma di violazione della sua persona, commessa in rete”.

Ovvio che questo sarebbe l’intervento legislativo che mi auspico venga portato a termine dal Parlamento.

A mio parere, inoltre, bisognerebbe per quanto possibile cercare di seguire i predetti metodi preventivi ed educativi prendendoli come modello già a partire da adesso ovvero prima che vengano definitivamente approvati. Pertanto educazione e prevenzione connesse a sensibilizzazione,  consigli, e giuste informazioni sui rischi del cyberbullismo ad ogni livello potrebbero essere un buon inizio per far regredire un fenomeno così violento.

Bisogna conservare i messaggi?

Assolutamente si. Ritengo sia necessario un quadro probatorio ampio per poter agevolare l’Autorità Giudiziaria nella ricostruzione dei fatti di reato. Ma ciò che maggiormente mi sento di consigliare ai nostri piccoli amici, è quello di avere un dialogo costante con i propri genitori / educatori / insegnanti.

Attenzione però, perchè per quanto riguarda invece i cyberbulli le responsabilità giuridiche sono molto chiare.

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