Cyberbullismo, in molti non sanno ancora il significato

cyberbullismo

Siamo sicuri di aver fatto centro? Una corretta comunicazione per arrivare a tutti deve essere semplice e chiara. Analizziamo il fenomeno del cyberbullismo, siamo sicuri che sappiamo cos’è? A prima vista sembrerebbe di no. A preoccupare gli italiani è più il bullismo e in alcuni casi il cyberbullismo non è nemmeno un termine conosciuto o cercato.

Lo dimostra un piccolo test che ho fatto con GoogleTrends, il tool gratuito messo a disposizione da Google e utilizzato soprattutto per le ricerche di marketing, che permette di individuare tutti i termini ricercati sul Web, in base alla: categoria di appartenenza, al Paese e all’arco di tempo.

Secondo lo strumento, dunque, la parola “bullismo” in Italia e più cercata rispetto al termine “cyberbullismo”. Indice probabilmente che a preoccupare maggiormente è sempre il bullismo. Un segnale, a mio parere, che denota quanto ancora bisogna intervenire, facendo più informazione sull’argomento anziché formazione.

Ecco i dati divisi per regione

REGIONE CYBERBULLISMO BULLISMO
Piemonte 10 38
Lombardia 10 39
Liguria 7 35
Trentino Alto Adige 11 36
Friuli Venezia Giulia 13 50
Emilia Romagna 10 40
Veneto 12 39
Toscana 8 37
Marche 14 47
Umbria 17 54
Lazio 9 43
Abruzzo 18 62
Campania 15 66
Puglia 19 66
Basilicata 0 100
Calabria 18 89
Sicilia 14 68
Sardegna 12 54

GoogleTrends: I valori sono calcolati su una scala da 0 a 100. 100 indica la località con la maggiore frequenza di ricerca in proporzione al totale delle ricerche in tale località, 50 indica una località con la metà delle ricerche e 0 indica una località con una frequenza di ricerca del termine inferiore all’1% rispetto alla frequenza di ricerca maggiore. Nota. Un valore più elevato indica una percentuale più elevata rispetto alle query totali, non un conteggio assoluto più elevato. Pertanto un paese di piccole dimensioni in cui la query “banane” rappresenta l’80% del totale avrà un punteggio due volte superiore a quello di un paese di grandi dimensioni in cui la query “banane” rappresenta solo il 40% del totale.

Il focus

Il vocabolo cyberbullismo è maggiormente cercato nelle città di: Napoli, primo posto, Roma, secondo posto, e Milano, terzo posto.

Le parole più cercate, nel caso del cyberbullismo secondo GoogleTrends, sono: bullismo, il cyberbullismo ed infine bullismo e cyberbullismo

Il bullismo è invece cercato, in ordirne decrescente a: Catania, Palermo, Bari, Napoli, Roma, Bologna, Milano, Firenze e Torino.

Per quanto riguarda invece le parole più cercate sono: il bullismo, bullismo tema e tema sul bullismo. In questo caso il segnale potrebbe essere dato dai temi lasciati in classe dagli insegnanti nelle scuole e quindi dalle ricerche effettuate dagli studenti.

Un dato anomalo è registrato nella regione Basilicata dove si vede chiaramente che il termine cyberbullismo sembra non essere cercato mentre il bullismo è di gran lunga più cliccato, e forse più temuto.

I dati subiscono un lieve cambiamento a seconda della categoria che si cerca. Se ad esempio si osservano i dati della “Community online” il cyberbullismo registra un aumento. Il termine cyberbullismo ovviamente sale in termini di percentuale se cercato singolarmente su GoogleTrends.

La ricerca è stata effettuata per gli ultimi 12 mesi.

Vero è che la differenza tra il bullismo e il cyberbullismo, nonostante il termine possa sembrare molto simile, è sostanziale. Il primo colpisce più fisicamente, Il bullo lo vedi in faccia, e spesso sono le botte a ferire e lasciare i lividi; il secondo invece tocca la sfera psicologica della vittima, e a fare male sono le parole e le immagini. Porre a confronto questi due fenomeni di grande importanza sociale lo ritengo quindi impossibile, anche in termini giuridici.

googletrends

Considerato però i percorsi formativi che l’Italia, con il ministero dell’Istruzione in prima linea, sta seguendo, trainata dall’Europa, i risultati di GoogleTrends quasi deludono le aspettative. Capita anche a me di parlare con gente che ancora non conosce il termine cyberbullismo e di conseguenza disconosce il fenomeno.

Cosa fare dunque? Informarsi, ma farlo bene.  E soprattutto non dare niente per scontato.

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