Cyberbullismo, guida per i genitori. Ecco cosa fare

cyberbullismo cosa fare

di Roberto Karra, psicologo e psicoterapeuta –

Secondo le ultime ricerche, condotte da EU Kids Online, il 56% dei genitori di minori, che hanno subito atti di cyberbullismo, non è consapevole di quello che accade ai propri figli o lo esclude.

La domanda allora è: come facciamo a capire che si tratta di cyberbullismo?

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La prima risposta è la comunicazione, ossia il dialogo che un genitore riesce ad instaurare con i propri figli; se è buono, è probabile che siano loro stessi a dire o a far capire cosa stia accadendo. Tuttavia, proprio per il tipo di violenza che subiscono, la confusione che provano, il senso di colpa e di impotenza, spesso le vittime, specie se adolescenti, si chiudono in se stesse e pensano di poterne, o meglio, di doverne risolvere il problema da sole. A questo punto i giovani si ritrovano in un circolo vizioso da cui è sempre più difficile uscirne.

Allora è di fondamentale importanza l’osservazione. Alcuni comportamenti potrebbero aiutare un genitore a capire se c’è qualcosa che non va; ovviamente esistono comportamenti isolati che non lasciano intendere niente di rilevante, anzi possono essere indice di altre problematiche o della normalissima fase della crescita. Tuttavia se un genitore nota un comportamento ambiguo, dovrebbe cercare di indagare, provando a chiedere al figlio cosa succede e facendo più attenzione a cosa accade intorno.

Ecco alcuni segnali da attenzionare:

  • Cambiamento improvviso del comportamento con gli amici, a scuola, o in altri luoghi dove socializzano;
  • Essere restii a frequentare luoghi o eventi che coinvolgono altre persone;
  • Evitare l’uso di computer, telefonini e altre tecnologie per comunicare con gli altri;
  • Essere particolarmente stressati ogni volta che si riceve un messaggio;
  • Mostrare scarsa autostima, depressione, disturbi alimentari o del sonno.

Cosa possono fare i genitori contro il cyberbullismo?

I cyberbulli riescono a ferire perché agiscono su Internet. Ed è qui che gli adolescenti investono i loro affetti, comunicano con gli amici e si costruiscono un’identità e una reputazione alla quale tengono moltissimo. La stessa immagine che il cyberbullo punta a distruggere. Bisogna, quindi, prevenire, per quanto difficile, questo rischio e di conseguenza bisogna assicurarsi che non fanno un uso continuo del web.

Un altro aspetto fondamentale riguarda cosa gli adolescenti condividono in Rete. E’ opportuno non condividere mai dati troppo personali né troppe informazioni, foto, video su se stessi, se non con persone conosciute nella vita reale, con cui si hanno rapporti di confidenza. I cyberbulli, infatti, potrebbero utilizzare questo materiale per offendere, ricattare e screditare le loro vittime.

E’ inoltre molto importante trasmettere ai propri figli un sistema di valori, basato sulla democrazia e il rispetto, contro la violenza, sia fisica che psicologica, e l’omertà. Il cyberbullismo si basa su dinamiche di sovraffazione: ha bisogno di un pubblico spaventato, tanto quanto la vittima, ed incapace di prendere una posizione o di contro affascinato e collusivo.

Per questo motivo è fondamentale che genitori, insegnanti e adulti in generale responsabilizzino i propri ragazzi, e facciano capire loro che, senza questo atteggiamento, il cyberbullo non potrebbe agire.

Se un adolescente è vittima di un cyberbullo, bisogna aiutarlo a comunicare il più possibile facendogli capire che ciò che sta accadendo non dipende da lui e che non deve sentirsi in colpa o debole neanche ad essere aiutato.

Infine, non bisogna dimenticare che il cyberbullismo è un reato perseguibile dalla legge e deve essere fermato.

Ecco cosa devono fare le vittime:

  • Se si viene provocati da un cyberbullo, è importante non reagire sullo stesso livello. Non rispondere alle email, agli SMS, ai post, ecc.. Il cyberbullo cerca una reazione: se non la ottiene potrebbe smettere;
  • A differenza del bullismo tradizionale, nel cyberbullismo si lasciano molte tracce; basta salvare i messaggi e le provocazioni ricevute: potrebbero costituire una prova del reato;
  • È possibile bloccare, almeno parzialmente, l’azione del cyberbullo salvando il testo di una chat e inviando la segnalazione al moderatore, contattando il provider del servizio (Facebook, ad esempio) o nel caso dello smartphone, il gestore della telefonia mobile.

Altra azione molto importante è quella di coinvolgere l’istituzione scolastica, nel momento in cui si pensa che possa esserci un collegamento tra il cyberbullo e la scuola.

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Chi è Roberto Karra?

Psicologo, Psicoterapeuta, Gruppoanalista, specializzato in Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalisi c/o la C.O.I.R.A.G., Socio del Laboratorio di Gruppoanalisi della sede di Palermo, svolge attività privata di consulenza e psicoterapia individuale, di gruppo, della coppia e della famiglia, occupandosi di adolescenti e adulti.

 

 

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