Cyberbullismo, braccio di ferro tra presidi e studenti. Fenomeno in aumento

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Più della metà dei presidi intervistati, esattamente il 54,9%, ha dovuto affrontare nella propria scuola casi di cyberbullismo tra studenti. Lo studio Censis aggiunge anche che il numero sale nelle scuole secondarie di II grado, di quasi 5 punti percentuale.

Il fenomeno si manifesta di più tra coloro che risiedono nelle regioni del Nord con una percentuale pari a 66,8% e del Centro con il 62,8%, è invece sensibilmente inferiore la casistica nelle scuole del Sud (39,2%).

censis

La maggiore difficoltà che i presidi riscontrano è, ad ogni modo, quella di far venire a conoscenza e rendere consapevoli gli adulti sulla gravità del fenomeno. I principali “attori di supporto” sui pericoli di Internet e dei nuovi media, sempre secondo l’analisi dell’istituto, sono la Polizia e la scuola, che specie quest’anno hanno organizzato incontri di informazione e formazioni con i genitori.

cyberbullismo scuole

“Il 51,2% degli intervistati- spiega l’indagine Censis– afferma che nell’offerta di formazione e aggiornamento loro destinata non sia dato uno spazio sufficiente alle tematiche dei rischi di Internet per i minori, mentre il 44,5% è della stessa opinione con riferimento all’offerta formativa per i docenti. Quel che è peggio secondo il 69,4 per cento del campione è il fabbisogno di formazione per il personale Ata, cioè il personale della scuola non docente “i cui ruoli di sorveglianza e di prossimità con gli studenti durante il tempo scuola, al fine di scoprire e prevenire situazioni di criticità”.

facebook 16 anni

Il dato certo delle ricerche condotte in Italia è, dunque, la mancanza di un utilizzo critico dei social network e della Rete da parte dei giovani. E se da un lato le istituzioni, le scuole e i genitori sentono il bisogno di intervenire e portare il problema nell’agenda politica dall’altro i ragazzi mostrano consapevolezza delle regole e dei problemi che esistono nel Web, ma sembrano ignorarle.

L’ultimo report di Save the Children Safer, “Internet Day Study 2015: i nativi digitali conoscono veramente il loro ambiente?”, rivela che “quasi la totalità degli intervistati (campione 1.003, popolazione adolescente dai 12 ai 17 anni) ha almeno un profilo su un social network. Facebook rimane quello più popolare anche se in netto calo rispetto agli anni precedente, registra infatti – 6% rispetto allo scorso anno”. Cresce invece di molto Instagram che in due anni quadruplica il numero di utenti, nel 2003 contava il 9% degli intervistati mentre nell 2015 è passato al 36%. Segue Youtube e Twitter, rispettivamente con il 34% e 29%. La vera regina della comunicazione tra i giovani è WhatsApp, l’app di messaggistica mobile, la più utilizzata dal 59%. “I più social risultano essere i ragazzi più grandi, quelli nella fascia di età 16 e 17 anni”.

cyberbullismo social network

Anche le connessioni mobili sono in forte aumento, secondo il Censis. “Gli smartphone registrano forti segnali di crescita, a doppia cifra (+12,9%) che li porta oggi a essere impiegati regolarmente da oltre la metà degli italiani (il 52,8%), e i tablet praticamente raddoppiano la loro diffusione e diventano di uso comune per un italiano su quattro (26,6%). Aumenta ancora la presenza degli italiani sui social network, che vedono primeggiare Facebook, frequentato dal 50,3% dell’intera popolazione e addirittura dal 77,4% dei giovani under 30, mentre Youtube raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani) e il 10,1% degli italiani usa Twitter”.

whatsapp

Lo studio di Save the Children si’intreccia con quello Censis e prospetta il cyberbullismo e l’uso dei social e della tecnologia sotto due punti di vista diversi: i dirigenti vs gli studenti. “L’utilizzo degli smartphone- dichiarano i giovani- a scuola non è permesso, infatti il 59% degli intervistati dichiara di non utilizzarlo durante le lezioni. Al contrario il 26% dichiara di utilizzarlo nonostante non sia permesso perché non ci sono controlli da parte dei professori. Anche in questo caso le risposte sono diverse in base all’età degli intervistati: i ragazzi più piccoli sono quelli più soggetti a controlli, mentre quelli più grandi sono lasciati più liberi di «autogestirsi». Solamente al 2% dei ragazzi è capitato di utilizzare lo smartphone nell’ambito della lezione”.

Intanto ha fatto scalpore la decisione di un preside di pubblicare alcuni messaggi con insulti e offese scritte dagli studenti di una scuola media sul gruppo di WhatsApp.

A ben riflettere però nel 2015 afferma il Censis cambiano anche le abitudini e i consumi mediatici più tradizionali degli italiani: il modo di vedere la tv e sentire la radio. “La televisione ha una quota di telespettatori vicina alla totalità della popolazione (il 96,7%). Ma aumenta l’abitudine a guardare la tv attraverso i nuovi device: +1,6% di utenza rispetto al 2013 per la web tv, +4,8% per la mobile tv, mentre le tv satellitari si attestano a una utenza complessiva del 42,4% e il 10% degli italiani usa la smart tv che si può connettere alla Rete”.

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