Cyberbullismo, aumentano i ritiri sociali tra i giovani. Nel 2015 solo 64 denunce

Da 24 minori denunciati nel 2014 si è passati a 64, nel 2015. Sono numeri in aumentano quelli del cyberbullismo e le vittime, forse, cominciano ad alzare la testa per guardare in faccia il proprio cyberbullo. Il reato più denunciato è “diffusione di materiale pedopornografico” mentre un anno fa era “diffamazione online”.

Ma a seguire la bella notizia c’è un dato negativo: i casi trattati sono nettamente in calo rispetto allo scorso anno, passando da 317 a 228. In questo caso il reato che va per la maggiore, a conferma del dato del 2014, è il furto d’identità.

Malgrado tutto però i numeri delle denunce dei reati a mezzo web sono ancora molto bassi, tornano ai livelli del 2013, e non rispecchiano esattamente la portata del fenomeno, in aumento specie tra i giovani studenti. Forse per paura o forse per vergogna, in Italia ancora il cyberbullismo non è denunciato.  Secondo lo studio Censis, svolto in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni, il 52 per cento dei presidi italiani ha dovuto gestire all’interno della propria scuola episodi di bullismo digitale; in particolar modo il sexting è il fenomeno maggiormente diffuso seguito dall’adescamento online. Il 51% dei ragazzi, sempre secondo lo studio, si sono rivolti alle forze dell’ordine.

Ma se da un lato gli adolescenti cominciano, se pur lentamente e timidamente, a prendere consapevolezza del problema del cyberbullismo dall’altro invece i genitori hanno poca cognizione e tendono a sminuire il fenomeno, convinti del fatto che il cyberbullismo sia solo uno scherzo tra ragazzi. Lo dice l’81% dei dirigenti scolastici.

Non tutti i ragazzi però la pensano allo stesso modo. Il 10%, secondo lo studio condotto da Skuola.net, su un campione di 5027 ragazzi e ragazze d’età compresa tra i 14 e i 19 anni, prende di mira qualcuno online per scherzo, probabilmente perchè pensa, erroneamente, che il cyberbullismo non abbia nessun effetto sulla vittima.

Ad ogni modo, sia tra i giovanissimi che gli adulti manca la coscienza di un consumo critico della Rete. Secondo il 49% dei presidi, infatti, la difficoltà maggiore da affrontare è proprio rendere consapevoli i genitori della gravità dell’accaduto, per il 20% il problema è capire esattamente cosa sia successo.

Secondo l’89% delle opinioni raccolte il cyberbullismo è più difficile da individuare rispetto a episodi di bullismo tradizionale, perché gli adulti sono esclusi dalla vita online degli adolescenti. Il 93% dei presidi ritiene poi che l’esempio dei genitori influenzi molto o abbastanza il comportamento dei cyberbulli.

Intanto sempre più giovani fanno un uso esagerato dei social. Sempre secondo l’indagine Skuola.net il 26 per cento degli intervistati chatta ogni volta che può, il social network più usato è whatsapp seguito da Facebook, il 13 per cento circa dichiara di aver inviato foto intime mentre il 59 per cento pubblica selfie.

Numeri e sondaggi a parte, l’unica cosa che veramente bisogna considerare, del cyberbullismo, fenomeno sociale in costante crescita, sono gli effetti sulla vittime. Sono aumento, infatti, i ritiri sociali. “Adesso ci sono più aspetti evolutivi che patologici del fenomeno. Posso affermare- dice Federico Tonioni, responsabile dell’Area delle Dipendenze da Sostanze e Comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma- che il cyberbullismo non è cambiato nella patologia ma nell’intensità dei ritiri sociali”.

PER LA CRONACA

 Nel catanese un ragazzo, 17enne, è stato picchiato da un gruppo di bulli, d’età compresa tra i 17 e i 20 anni, per un commento “sbagliato” su Facebook. Lo riporta il quotidiano BlogSicilia che spiega: “il suo commento non era piaciuto al gruppo di bulli che spalleggiavano l’autore del post originale e così hanno deciso per una spedizione punitiva”. La vittima è stata  portata in ospedale.

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