Cosa rischia dal punto di vista legale il cyberosservatore? Risponde l’avvocato

cyberosservatore

Cyberspettatore è colui che nel fenomeno sociale del cyberbullismo, osserva quello che succede tra il cyberbullo e la cybervittima, senza prenderne parte. Ma che responsabilità giuridica ha un adolescente che detiene sul proprio telefono foto o video, che offendono la dignità di un coetaneo?

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A rispondere è l’avvocato Dario Coglitore (nella foto), del Foro di Palermo.

Cosa è il cyberbullismo per il diritto ?

Da un punto di vista strettamente giuridico il cyberbullismo non è un reato poiché manca al riguardo una specifica fattispecie incriminatrice.

Tuttavia i comportamenti posti in essere dal bullo possono degenerare in azioni penalmente rilevanti quali l’ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione, molestia o disturbo alle persone (art. 660 C.p), minaccia (art. 612 c.p), atti persecutori – stalking (art. 612 – bis c.p), sostituzione di persona (art. 494 C.p), detenzione e diffusione di materiale pedopornografico art. 600 ter e quater c.p..

In sostanza, come ha fatto notare qualcuno, il termine cyberbullismo richiama fattispecie criminose senza tuttavia esserlo di per se stesso.

Gli atti di cyberbullismo possono essere realizzati attraverso diverse e specifiche modalità: diffusione di pettegolezzi, immagini o video, anche scabrosi, girati nella maggior parte dei casi con smartphone, furto di identità tramite utilizzo di Facebook o altri social, insulti, derisioni e vere e proprie minacce.

I protagonisti principali del fenomeno, sempre più diffuso, del cyberbullismo sono tre: cyberbulli, cybervittime e cyberspettatori. Appurati quali sono i rischi, dal punto di vista giuridico per un cyberbullo, intreccio.eu analizza adesso, insieme all’avvocato Coglitore, qual è la posizione, di uno spettatore, cioè di un minorenne che osserva passivamente episodi di cyberbullismo, ad esempio sui social.

Quali sono i rischi, dal punto di vista legale, per un minorenne che riceve, ad esempio su whatapp, attualmente il mezzo più usato dagli adolescenti, e detiene sul proprio smartphone un video offensivo o sessualmente esplicito nei confronti di un’altra persona?

I rischi sussistono sia sul piano penale che civile

Per quanto concerne l’ambito penale, è bene premettere che la responsabilità è personale sicché degli atti di “bullismo” (lesioni, minacce, ingiurie, etc..) veicolati dai files multimediali, quali possono essere ad esempio i video girati col telefonino, risponde soltanto chi li pone in essere e chi concorre a porli in essere (ad es. filmando altri che le compiono).

Il cyberspettatore, ovvero colui che semplicemente visiona o detiene simili filmati, non può in alcun modo ritenersi responsabile dei fatti ivi rappresentati anche se moralmente li condivide.

Venendo all’oggetto specifico della domanda, la mera detenzione dei filmati offensivi della dignità e del decoro della cybervittima di per sé non è generatrice di responsabilità penale in capo al cyberspettatore il quale, però, se decide di diffonderli in rete potrebbe rispondere del reato di diffamazione online ex art. 595 c.p., comma terzo, attuata con “un mezzo di pubblicità”.

Nella prassi Internet è considerato un mezzo di pubblicità, in quanto idoneo alla diffusione di una notizia e a raggiungere una pluralità indeterminata di soggetti.

—–→Se il filmato è a sfondo sessuale potrebbero configurarsi il reato di detenzione di materiale pedopornografico.

L’art. 600-quater c.p.  sanziona infatti la condotta di chi si procura o detiene consapevolmente  del materiale pedopornografico, qualificando come tale la disponibilità, anche momentanea, da parte dell’agente, di materiale pornografico realizzato mediante la partecipazione di minorenni.

Dunque il cyberspettatore che riceve, anche a sua insaputa, filmati scabrosi ritraenti minori e magari decide di appropriarsene “salvandoli” e veicolandoli o sul disco fisso del p.c. o su altri supporti, con esso interfacciabili, che ne consentano la visione o comunque la riproduzione, potrebbe incorrere in responsabilità. Se poi si decide di condividere il filmato si rischia di essere incrimanati del reato di diffusione di materiale pedopornografico ex art. 600 ter c.p.

E’ bene precisare che ai fini della detenzione la responsabilità dell’agente è subordinata unicamente all’attività di downloading dei files dalla rete.

La norma a bene vedere, infatti, non punisce chi semplicemente visiona il file video.

Tuttavia, restando in tema, whatsapp non permette di visionare il contenuto del file multimediale se non dopo il downloading automatico dello stesso sul proprio dispositivo. Mediante questa attività, all’utente viene quasi imposto un autonomo possesso dei contenuti multimediali i quali potrebbero in un secondo momento rivelarsi illeciti.

In tal caso è bene cancellare immediatamente il file e possibilmente riferire l’accaduto alle autorità competenti che provvederanno ad indagare e ad adottare tutti i provvedimenti del caso.

Massima attenzione è richiesta a chi dovesse ricevere filmati sul proprio cellulare soprattutto se ad inviarli è un soggetto che notoriamente utilizza strumenti tecnologici per molestare o aggredire i propri coetanei i compagni di scuola.

Sul piano del diritto civile la diffusione di immagini e video diffamatori o addirittura a sfondo sessuale ingenera sicuramente responsabilità a carico di chi se n’è reso autore, soprattutto sotto il profilo della violazione del diritto all’immagine dell’individuo che, al pari del diritto alla vita e all’integrità fisica, al nome, all’onore ecc., rientra tra i c.d. diritti inviolabili della personalità il cui risarcimento è quantificabile in termini di danno morale, in via equitativa.

Al cyberspettatore quanto può costare questa leggerezza? Mi riferisco alla diffusione e detenzione di foto e video, anche non necessariamente pedopornografico?

Il codice penale attualmente punisce con la reclusione e la multa sia la diffamazione a mezzo stampa che ovviamente la detenzione  e la diffusione di materiale pedopornografico

Occorre tuttavia precisare che dimostrare nel caso concreto la sussistenza di simili reati non è sempre agevole soprattutto quando sono coinvolti minori.

Per poter avviare un procedimento penale nei confronti di un minore è necessario che questi abbia almeno compiuto 14 anni e che, comunque, anche se maggiore di 14 anni, fosse cosciente e volente al momento dell’illecito, cioè fosse in grado di intendere e volere (tale non sarebbe, per esempio, un ragazzo con degli handicap, con delle patologie psichiche, ecc.).

Solo se ricorrono tali due condizioni, il minore risponde per le proprie azioni davanti al Tribunale per i minorenni.

Il minore di anni 14, non essendo egli imputabile per l’ordinamento giuridico del nostro Paese (art. 97 C.p.), può solo essere soggetto a misure di sicurezza, come il ricovero in un riformatorio giudiziario, se viene ritenuto socialmente pericoloso; diversamente è ragionevole pensare che il minore sia incapace di intendere e di volere e il giudice non potrà far altro che prendere atto della minore età e pronunciare sentenza di proscioglimento.

In ogni caso, il cyberspettatore potrebbe essere condannato, in ragione della divulgazione del materiale illecito, a risarcire la vittima in sede civile. Il processo civile porta ad una condanna al risarcimento del danno che può essere morale (sofferenze fisiche e morali), biologico (riguardante la salute in sé), esistenziale (riguardante la qualità della vita) oltre che patrimoniale.

Trattandosi di minore solo i genitori saranno tenuti al risarcimento del danno, così come previsto dal codice civile per i fatti commessi dal figlio ai sensi dell’art. 2048 c.c.

Cosa deve fare per evitare di essere coinvolto giuridicamente?

Sarebbe opportuno che i genitori, consapevoli delle conseguenze a cui potrebbero incorrere una volta chiamati a rispondere giuridicamente degli atti della prole, monitorassero costantemente i figli, cercando di educarli ad un corretto utilizzo dei mezzi di comunicazione telematica, anche esponendo loro esplicitamente i pericoli a cui potrebbero andare incontro.

Il mancato esercizio di una vigilanza adeguata e volta a correggere comportamenti inadeguati (culpa in vigilando) è alla base della responsabilità civile dei genitori per gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne che sia capace di intendere e di volere, dei quali quest’ultimo non può rispondere.

Cosa possono fare i genitori se i figli minori gli parlano di un problema del genere?

Qualora dovesse sorgere una vicenda giudiziaria è certamente opportuno consultare un legale per capire quale sia la strategia difensiva più adatta al caso concreto.

Nel caso della diffamazione ex art. 595 c.p è bene ricordare che il reato è perseguibile su querela di parte la quale può essere sempre revocata dalla persona offesa.

Sotto il profilo civilistico la responsabilità risarcitoria dei genitori non è assoluta ed oggettiva potendo esserne esonerati qualora dimostrino di non aver potuto evitare il fatto, il che però è parecchio difficile.

Essi, infatti, come più volte ribadito dalla Corte di Cassazione, sono responsabili non tanto per non aver impedito il fatto in sé quanto per aver violato i doveri concernenti l’esercizio della potestà sanciti dall’art. 147; quindi spetta ai medesimi fornire la prova positiva di aver dato al figlio una buona educazione in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e all’indole del minore.

Anche nel caso in cui genitori siano separati la responsabilità è di entrambi.

Questa traccia può restare a vita al cyberspettatore? Per esempio un giorno ai fini di un concorso potrebbe avere problemi di qualche tipo?

Normalmente le condanne penali vengono riportate in un particolare certificato chiamato casellario giudiziale (la famigerata fedina penale).

Tale documento è, attualmente, informatizzato e viene aggiornato ogni qual volta la Corte di Cassazione conferma una condanna che, da quel momento in poi, è da considerarsi definitiva. La fedina penale può essere liberamente consultata dalle autorità che hanno giurisdizione penale, nonché dalla pubblica amministrazione in generale.

Questo perché vi sono dei reati che, se accertati definitivamente, possono ostacolare il cittadino non solo per l’ammissione a taluni concorsi pubblici, ma anche per la partecipazione all’elettorato.

La legge prevede l’eliminazione di tutte le iscrizioni relative a minorenni, al compimento del diciottesimo anno di età, con eccezione di “quelle relative al perdono giudiziale” (eliminate al compimento dei ventuno anni) e “di quelle concernenti provvedimenti di condanna a pena detentiva, anche se condizionalmente sospesa”.

Non è quindi previsto un autonomo casellario per i minorenni ma si è riconosciuto che le iscrizioni delle decisioni riguardanti tali soggetti non siano comunicabili che all’Autorità giudiziaria e non vengano utilizzate dopo il raggiungimento della maggiore età, se non per gravi motivi previsti dalla legge.

L’estinzione non comporta – nonostante il suo nome possa farlo pensare – la «pulitura» del certificato del casellario giudiziale: le Autorità (Magistratura, Carabinieri, Polizia, ecc.) che andranno ad interrogare il sistema, vedranno sempre che la persona è stata condannata per il tal reato, anche se poi dichiarato estinto.

∗∗Ad ogni modo, al di là della legge, dei rischi e dei reati ricordiamo che alla base deve esserci il rispetto per la persona. Ti piacerebbe se in quel video, in quel post o in quella foto ci fosse  il/la tuo/a ragazzo/a, oppure un tuo familiare? Oppure tu?

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2 pensieri su “Cosa rischia dal punto di vista legale il cyberosservatore? Risponde l’avvocato

  1. Manca l’istituto ex art. 28 DPR 448/88 sospensione del processo per messa alla prova. In caso di esito positivo, estinzione del reato senza segno sul casellario giudiziario.
    Ovviamente non è un istituto che si da “gratis”. Prevede assunzione di responsabilità da parte del minore imputato e un impegno ad aderire a un progetto di impegni e obiettivi.

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