Buona Scuola e Piano Nazionale Digitale: entro il 2020 la scuola cambierà

piano nazionale scuola digitale

Entro il 2020 le scuole di ogni ordine e grado devono cambiare, da Nord a Sud, in città come in provincia, l’obiettivo è quello di far diventare tutti gli istituti scolastici digitalizzati, al passo con i tempi e soprattutto con l’Europa.

E’ questo lo scenario che si prospetta nel Piano Nazionale Scuola Digitale (Pnsd), all’interno della Buona Scuola, Legge 13 luglio 2015, n. 107. Il documento, formato da 140 pagine, ha valenza pluriennale e “prevede l’avvio di una strategia d’innovazione del sistema scolastico e un’azione rivolta agli studenti che mira ad un nuovo sistema d’educazione digitale”, si legge.

Il cambiamento, ad ogni modo, è rivolto anche ai dirigenti e agli insegnanti; tutti, infatti, dovranno seguire corsi di aggiornamento; adeguare le proprie conoscenze alla tecnologia corrente e formarsi prima di formare. All’interno del Piano Nazionale Scuola Digitale, così come lo stesso ministero lo definisce, è stato previsto: “il più grande l’investimento culturale e umano, che tutto il personale scolastico, non solo i docenti- c’è scritto nel Pnsd- metterà in gioco e sosterrà, per abbracciare le necessarie sfide dell’innovazione: sfide metodologico-didattiche, per i docenti, e sfide organizzative, per i dirigenti scolastici e il personale amministrativo”.

(Clicca qui e scarica il Piano Nazionale Scuola Digitale completo)

Il Pnsd è stato studiato inoltre per creare delle connessioni tra il ministero dell’Istruzione, Miur, e gli altri ministeri e uffici governativi oltre che con le Regioni e gli enti locali. Il Piano Nazionale Scuola Digitale prevede in sostanza la creazione di una “Stakeholder Club per la scuola digitale”, un partenariato permanente che renda la nostra scuola capace di sostenere il cambiamento e l’innovazione.

I numeri – la storia digitale della scuola

Nel 2007 si è discusso per la prima volta di un Piano Nazionale per la Scuola Digitale. Nel 2008 si sono mossi i primi passi con la Lavagna Interattiva Multimediale, Lim. Con questa azione sono state assegnate 35.114 Lim grazie ad uno stanziamento complessivo di 93.354.571 euro, di cui 80.937.600 euro per l’acquisto di Lim e 12.416.971 euro per la formazione di 72.357 docenti all’uso sia tecnico che didattico delle Lim stesse. Dal 2009 fino al 2012 Azione Cl@ssi 2.0; Azione Editoria digitale scolastica; Accordi Miur – Regioni; Azione Centri Scolastici Digitali (CSD); Azione wi-fi, articolo 11 del decreto-legge n. 104 del 2013, stanziati 15 milioni di euro per la connettività wireless nelle scuole; Azione Poli Formativi formazione sul digitale rivolti ai docenti.

Il processo di digitalizzazione si è sviluppato anche attraverso risorse stanziate a livello europeo con la Programmazione operativa nazionale (PON Istruzione) 2007-2013 che ha coinvolto tuttavia le sole quattro regioni obiettivo convergenza (Campania, Calabria, Sicilia, Puglia).

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I dati dell’Osservatorio

I dati contenuti nell’Osservatorio tecnologico gestito dal Miur e riferiti alle rilevazioni dell’anno scolastico 2014-2015 dicono che sono 326.000 le aule degli oltre 33.000 plessi scolastici “attivi”: il 70% è connessa in Rete in modalità cablata o wireless (ma generalmente con una connessione inadatta alla didattica digitale), il 41,9% è dotata di Lim e il 6,1% di proiettore interattivo. Sono in totale 65.650 i laboratori delle scuole, per una media di 7,8 per istituto. Di questi, l’82,5% è connesso in Rete in modalità cablata o wireless, il 43,6% è dotato di LIM e il 16,9% di proiettore interattivo. Una stima generale, sommando le dotazioni di aule, laboratori e biblioteche scolastiche, indica in circa 1.300.000 unità le dotazioni tecnologiche a disposizione delle scuole (605.000 nei laboratori, 650.000 nelle classi e la cifra restante nelle biblioteche). Un sintetico dato del rapporto tecnologie/alunni ha registrato nell’ultimo anno un passaggio da una media nazionale di 1 device ogni 8,9 alunni ad una di 7,9: seppure il dato non consenta interpretazioni qualitative, si tratta di una dimostrazione che la penetrazione della scuola digitale è fatto concreto.

Il Piano Nazionale individua, inoltre, tre priorità:

  1. ogni scuola deve essere raggiunta da fibra ottica, o comunque da una connessione in banda larga o ultra-larga, sufficientemente veloce per permettere, ad esempio, l’uso di soluzioni cloud per la didattica e l’uso di contenuti di apprendimento multimediali;
  2. le strutture interne alla scuola devono essere in grado di fornire, attraverso cablaggio LAN o wireless, un accesso diffuso, in ogni aula, laboratorio, corridoio e spazio comune;
  3. per abilitare nuovi paradigmi organizzativi e didattici, e per fruire sistematicamente di servizi di accesso ad informazioni e contenuti digitali, ogni scuola deve poter acquistare la migliore connessione possibile.

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“Entro il 2020- si legge nel documento- i plessi scolastici saranno raggiunti “alla porta” dalla fibra ottica in via prioritaria rispetto agli altri interventi del Piano Nazionale Banda UltraLarga, La sfida di questo Piano è far tornare la scuola ad essere “laboratorio Paese”, sperimentando in via privilegiata la possibilità di beneficiare delle migliori soluzioni disponibili nella società”.

Ma le novità non finiscono. Saranno introdotti i “Challenge Prizes”, conosciuti anche come “inducement prizes”, o premi “incentivo”, che prevedono una ricompensa in denaro a chiunque riesca più efficacemente a rispondere ad una particolare sfida. L’obiettivo è stimolare l’innovazione e trovare soluzioni ancora non esistenti, che rispondano a problemi rilevanti per la società.

Intanto una domanda sorge spontanea: saranno davvero queste le priorità nelle strutture scolastiche di ogni ordine e grado sparse da Nord a Sud?

Intanto la Buona Scuola procede ed entra nel vivo della fase C, del cosiddetto piano straordinario di assunzioni, la fase del potenziamento.

freccia

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