Buona Scuola a chi? Caro Papa e Caro Renzi, io insegnante vittima di bullismo

buona scuola

Buona Scuola. Ma “Buona” perché? Da Palermo a Firenze, un’insegnate scrive a Papa Francesco e a Matteo Renzi. Come lei tanti docenti sono stati “costretti a scegliere”, pena l’esclusione per sempre dal posto di lavoro, di stare lontano dalla famiglia, con uno stipendio che non arriva a fine mese, tra affitto, voli e mutuo. Buona Scuola per chi?

Caro Papa Francesco,

La chiamavano Buona Scuola, Caro Papa. Ma non so fino a che punto tutto questo possa tutelare le famiglie e i figli lasciati da soli. Lasciati tra nonni e parenti, per un posto di lavoro lontano, tanto da non assicurare nemmeno lo stipendio. E la calma va a noi insegnanti che invece tutte le mattine dobbiamo entrare nelle classi sereni e pronti per confortare ed aiutare le famiglie che ci affidano i loro figli, carichi di aspettative. Io ho pianto, Caro Papa, quando quei bambini tornavano a casa, stringendo la mano alla loro mamma. Mente io ero alla fermata ad aspettare l’auto ed un altro giorno che mi facesse scivolare al Venerdì per potere riabbracciare la mia bimba. Che sconforto, che delusione.

Vorrei pregare affinchè i nostri governanti siano “normali terrestri”, capaci di non presentarci spettacoli ma solo realtà.

Come faccio?

Gentile Matteo Renzi, ex Sindaco di Firenze

Buona Scuola, non per noi insegnanti. Ingannati come Pinocchio dal Gatto e la Volpe, minacciati dalla scomparsa delle GAE, convinti dai Sindacati, che questo era l’ultimo treno in corsa per il posto tanto agognato, rassicurati che il sacrificio sarebbe durato poco, con la promessa che questa macchina in azione ci avrebbe riportati a casa.

La mia storia, quella di tanti. Tutti assunti, attraverso un sistema blindato; un “cervellone” che ha scelto per tutti. Ho provato tante volte ad immaginare questo cervellone e chi è stato scelto per metterlo in azione e lavorare per trovare un posto per me, ho immaginato una grande stanza “asettica”, in un posto molto lontano, dove intorno regna il silenzio, nemmeno un aereo sorvola quella zona, solo macchine per mantenere la temperatura del cervellone stabile, nessuno lo vuole fare surriscaldare, nessuno che si ciba, nessun rumore intorno alla macchina. Silenzio e controllo, il cervellone quando non lavora deve pensare.

L’idea. In una prossima gita didattica si potrebbero portare i bambini a vedere il cervellone che ha scelto le loro maestre? Sarebbe interessante, in perfetta armonia con la Buona Scuola, portare gli studenti a vedere le origini della storia della Pubblica Istruzione Moderna, si potrebbe inserire proprio in un programma di storia e tecnologia, robotica e coding. Sono sicura che tutti i genitori darebbero l’autorizzazione (almeno tutti coloro che non sono molto informati, perché chi ne è ben informato se ne guarda bene dalla Buona Scuola e consapevole del funzionamento scappa verso ripari più sicuri). Spesso però questa scelta non è legata solo ad un problema di informazione ma economico. Io per esempio, che della Buona Scuola faccio sono parte, non potrei mai disdegnarla perché non ho il potere di cambiare lavoro e scegliere quello che mi fa stare bene.

Io vittima di bullismo, perché minacciata dall’estinzione delle GAE, ho sottoscritto e inoltrato la mia adesione al piano di assunzione nazionale. Ma vi siete mai chiesti cosa ci avete fatto fare? Ma vi siete mai girati indietro un attimo? Due dei maggiori rappresentanti non si sono nemmeno presentati all’incontro previsto per il 4 agosto a Palermo, forse troppo stanchi? Vi siete mai chiesti, magari la sera al rientro dalle fatiche del lavoro, cosa facevamo noi fuori casa, a sentire i nostri figli al telefono? Non ve ne siete preoccupati, non avete voluto vedere il lavoro del cervellone. Io vittima, mia figlia di 14 mesi spettatrice…e non voglio raccontare la mia storia personale, perché la mia famiglia va difesa e non usata.

Non siamo della stessa idea, voi ci avete usati per darvi dei meriti che nessuno mai vi riconoscerà, ovviamente la convenienza di tutto questo torna solo ai vostri conti. Assunzioni e distruzioni, in un sistema intontito che non potrà mai garantire eccellenze e buona scuola.

L’unico modo per stare bene sarebbe tornare a casa, ma sono sicura che questo non potrà realizzarsi per tutti, perciò propongo di farlo da soli l’avvicinamento, portiamo i nostri figli a lavorare con noi, sono sicura che i nostri governanti sarebbero soddisfatti, perché ancora una volta ci siamo saputi adeguare alla situazione e addossare la responsabilità di avere voluto fare parte del piano di assunzione nazionale.

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Ps. Mi rivolgo chiamandola così, perché è l’unico incarico istituzionale votato dai cittadini, adesso non ricordo più da quanto tempo non vi interessa più il nostro voto e per questo vi succedete con molta facilità decidendo per noi, che non vi abbiamo mai eletto nostri rappresentanti. In parte vi faccio i miei complimenti per avere conseguito la magia di potere cambiare lavoro e condizioni ogni qual volta vi troviate d’accordo, noi “normali terrestri” non abbiamo di questi poteri magici. “Gentile”, perché un Dirigente scolastico, incontrato in aereo durante il mio rientro settimanale del Venerdì a casa, (unico rimedio per tornare a lavorare la settimana successiva e preservare il mio stato di salute almeno dalla tristezza), mi ha raccomandato di porle i miei ringraziamenti, il Dirigente era sicuro che io e tutti i miei colleghi Le dobbiamo qualcosa, ma credo e sono sicura che le dobbiamo molto di più che un semplice “grazie”.

Vincenza 

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