Bullismo, “Educhiamo i figli all’empatia, altrimenti è tutto inutile” [Intervista a Teresa Manes]

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“I ragazzi devono riconoscere le loro stesse emozioni e noi, genitori, dobbiamo educarli all’empatia”. Ecco quali sono i valori che bisogna trasmettere oggi ad un adolescente secondo Teresa Manes, la mamma di Andrea, passato alle cronache come “il ragazzo dai pantaloni rosa”.

Ragazzi e ragazze presi di mira, bullizzati, a volte perché troppo timidi, altre per un atteggiamento anticonformista rispetto ad una massa scolastica, globalizzata da un modello culturale che rende uguale un’intera società,  forse anche per comodità. Bulli che sentono il dovere di mettere in riga colui o colei che sono diversi dalla massa, dove a volte non corrisponde neanche ad un azione del bullo una reazione da parte della vittima, dove invece a volte il costo di questo gioco di ruoli è talmente alto da spazzare via psicologicamente, fino ad accompagnare, la vittima designata, alla lucida follia della morte.

Andrea, 15 anni, travolto da un onda anomala di offese e commenti cominciati proprio da quel pantalone, diventato rosa per un lavaggio sbagliato, ha deciso di mandare tutti e tutto all’aria. E il resto è un susseguirsi di tragici momenti. (clicca qui per la cronaca)

Ma una mamma, anzi la mamma, quella di Andrea, Teresa Manes dove ha trovato la forza di rialzare la testa e decidere di uscire allo scoperto e di affrontare, nelle scuole e non solo, il bullismo, un tema a lei tanto doloroso?

“La forza è venuta fuori dalla necessità di mettere dei punti in questa storia– spiega Manes. Perché non si parlava di bullismo ma di omofobia. Mio figlio non era omosessuale ma è stato vittima di un bullismo omofobo. E a me forse sarebbe anche convenuto e forse non avrei neanche avuto una strada così in salita, anche dal punto di vista giudiziario. Io parlo per dire la verità, per favorire un cambiamento culturale, per la traduzione di quella ignoranza basica che poi fa prosaici a prescindere dall’orientamento sessuale vero o presunto che sia”. “Io- continua Manes- lo faccio perché ci credo. Perchè ho seppellito un figlio e perché mi sento di rappresentare tutte le mamme. Io ai ragazzi il bullismo glielo faccio toccare con mano senza demagogia e senza vittimismo, perché quest’ultimo proprio non mi appartiene”.

Teresa Manes dall’alto del suo dolore non lascia spazio a un sentimentalismo di plastica e a giri di parole convenzionali e fin troppo scontate. Perché davanti a certe chiusure mentali non ci si può passare sopra.

Dal 20 novembre del 2012 cos’è cambiato in materia di bullismo, dal punto di vista sociale?

“A livello centrale – dichiara la mamma di Andrea- c’è maggiore attenzione e si sta scardinando questa cultura bigotta. Finalmente infatti si riesce a parlare di bullismo e di omofobia nelle scuole. Di contro la scuola meno sensibile si trova costretta a trattare questi temi, grazie al Miur. L’attenzione è maturata anche nei confronti del cyberbullismo. Adesso viene tutto spiattellato nei social e non si può dire di non averlo visto”.

A proposito della legge 17/71

“La legge– afferma Manes- manca di qualcosa in quanto rappresenta la definizione di un appendice del fenomeno. Inoltre l’articolo 5 “Informativa alle famiglie, sanzioni in ambito scolastico e progetti di sostegno e di recupero” al comma 1 sostiene che

SALVO CHE IL FATTO COSTITUISCA REATO, IN APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA VIGENTE E DELLE DISPOSIZIONI DI CUI AL COMMA 2, IL DIRIGENTE SCOLASTICO CHE VENGA A CONOSCENZA DI ATTI DI CYBERBULLISMO NE INFORMA TEMPESTIVAMENTE I SOGGETTI ESERCENTI LA RESPONSABILITÀ GENITORIALE OVVERO I TUTORI DEI MINORI COINVOLTI E ATTIVA ADEGUATE AZIONI DI CARATTERE EDUCATIVO.

In pratica non è cambiato nulla, rispetto a prima dell’entrata in vigore della legge. In questo caso, infatti, la scuola potrebbe negare di essere a conoscenza dei fatti e mancherebbe la prova della conoscenza. Così come è successo nel mio caso.

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Inoltre il controllo se non è accompagnato con una sanzione non sortisce l’effetto desiderato”.

Quali valori bisogna trasmettere oggi ad un figlio o figlia?

“I ragazzi devono riconoscere le loro stesse emozioni. Noi- sostiene Teresa Manes- dobbiamo educare all’empatia anche se è difficile, perché la famiglia è stressata, per mille motivi, e delega alla scuola che però non si fa carico di un compito così gravoso. Bisogna invece garantire lo Stato Sociale e le scuole dovrebbero diventare la base logistica insieme alla famiglia. Genitori educhiamo all’empatia. La vittima di bullismo potrebbe anche essere una vittima collusiva, che attraverso un accordo tattico, spesso tacito con il bullo, si fa prendere in giro pur di stare nel gruppo. Se non si lavora su queste emozioni non c’è motivo di continuare parlare di bullismo. Dobbiamo necessariamente lavorare sulle emozioni- conclude- per dare ai ragazzi gli strumenti per poter intervenire in tempo. E poi vanno educati ad aver fiducia in se stessi.

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Teresa Manes ha scritto 2 libri e uno è in fase di conclusione. Sono entrambi i libri toccanti e tirano il lettore verso un altro punto di vista e un’altra chiave di lettura della vita

Andrea oltre il pantalone rosa – l’autrice Teresa Manes, mamma di Andrea, ricostruisce la vicenda e prova a darsi delle risposte. Il libro  è stato pubblicato a fine ottobre del 2013 ed è una sorta di diario dove la madre ha voluto fornire la sua versione dei fatti, di una storia che ha rischiato di essere sporcata da parole messe a caso in un’unica riga, che però non davano informazioni corrette  clicca qui per acquistare il libro 

Punto, a capo. La vita dopo il suicidio di mio figlio – l’autrice in questo secondo libro concentra l’attenzione sui suoi sentimenti, sul lutto e tira fuori come in un soffio una serie di considerazioni. Teresa Manes rimette in discussione se stessa, con le proprie paure e i propri sensi di colpa fino ad affrontare all’interno del volume il rapporto con l’altro figlio.  clicca qui per acquistare il libro  

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