Avere una buona reputazione digitale, regola n.1. Ricordate: il web non dimentica

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Siamo sicuri di avere una buona reputazione digitale? Attenzione, il web non dimentica. Postiamo selfie osè? Pubblichiamo immagini personali compromettenti nei social? Siamo taggati in foto al limite della decenza? Tutto questo potrebbe compromettere il posto di lavoro o lo studio.

L’avvertenza è rivolta anche al cyberbullo che crede di essere un vincente e si prende gioco della propria vittima. Dunque, chi di cyberbullismo ferisce di cattiva reputazione online perisce, solo questione di tempo. Mentre, infatti, la reputazione nella vita reale possiamo modificarla nello spazio, ad esempio cambiando città o frequentazioni sociali, e nel tempo, con il passare degli anni, quella digitale è molto più difficile da cancellare e controllare. Esattamente come il bullismo reale e quello online. Ricordiamo dunque che il web ha la memoria lunga.

A mettere nero su bianco e a spiegare quali sono le conseguenze di una cattiva reputazione digitale, ad ogni modo, è una ricerca shock.

Careerbuilder nel 2015 ha esaminato un campione rappresentativo di oltre 2.000 dirigenti e responsabili delle risorse umane di diverse aziende. Lo studio ha svelato che il 51% delle aziende utilizza i motori di ricerca per trovare maggiori informazioni sui loro candidati mentre il 52% si affida ai social media. Il 51% dei responsabili delle assunzioni, che ha utilizzato i social media per selezionare i candidati, ha riferito di non aver assunto candidati in base alle informazioni trovate online. Gli studi (Segal, 2014) dimostrano inoltre che la tendenza dei datori di lavoro, di reclutare i propri candidati in base alla reputazione digitale, è un metodo di selezione sempre più diffuso.

I datori di lavoro, secondo CareerBuilder, non assumere quando trovano:

  • Fotografie provocatorie o inadeguate del proprio candidato (46%)
  • Informazioni relative all’assunzione di alcool e droga da parte del candidato (40%)
  • Commenti negativi del candidato che parla male di un collega o dell’ex posto di lavoro (34%)
  • Candidati con scarsa capacità di comunicazione (30%)
  • Commenti discriminatori da parte dei candidati (29%)

Un dirigente su tre, sempre secondo CareerBuilder, assume dunque i candidati sulla base delle informazioni positive che hanno trovato online.

Lo studio rivela anche che i datori di lavoro sono stati più propensi a fare offerte ai candidati che:

  • Hanno qualifiche professionali sostenute sui social (42%)
  • Sono in linea con la politica aziendale (38%)
  • Hanno un’immagine professionale positiva sui social (38%)
  • Possiedono una grande capacità di comunicazione (38%)
  • Dimostrano creatività (38%)

In America ad esempio anche la commissione esaminatrice del Collage, per valutare uno studente, si rivolge ai social media per trovare maggiori informazioni sui futuri allievi. Una pratica che sta prendendo piede anche in Italia.

Il dato: oltre un componente su tre, il 35%, della commissione ha riferito di accedere ai siti di social media per verificare il profilo dei potenziali studenti e il 16% ha trovato informazioni che hanno danneggiato il candidato.

“A titolo di esempio, Justin e io – si legge nel sito cyberbullying.org, fonte dell’articolo-  scriviamo regolarmente lettere di presentazione per gli studenti che hanno presentato la domanda per entrare in diverse scuole. E il personale della scuola professionale ci dice che, anche se questi studenti hanno fatto dei grandi percorsi scolastici alcune informazioni trovate attraverso una semplice ricerca online gettano un’ombra significativa sul loro carattere e integrità morale. E dal momento che tanti altri stanno lottando per avere la stessa opportunità, quando l’informazione è discutibile, è più sicuro e più facile spostare l’attenzione sul candidato successivo”.

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Cosa fare per controllare la propria reputazione digitale?

Il primo passo per controllare la propria reputazione digitale è fare una semplice ricerca con il proprio nome e cognome su Google, Facebook, Bing, Twitter, e altri siti. Questa è la stessa tecnica adottata anche dai datori di lavoro per verificare la reputazione digitale del candidato.

Il secondo passo è quello di rimuovere eventuali immagini o commenti inappropriati dai propri profili social o blog, in modo da ridurre le impressioni negative.

Bisogna ricordare però che eliminare i contenuti discutibili di sicuro aiuta, ma è anche importante ricordare che anche gli altri hanno la capacità di influenzare negativamente la nostra reputazione digitale, ad esempio con i tag nelle loro foto e post. Questa traccia potrebbe presentarsi nel news feed o nei risultati di ricerca. In situazioni problematiche, di questo tipo, si può provare a contattare la persona che ha pubblicato questo materiale e richiedere di rimuoverlo. Se questo non funziona, è possibile segnalare l’individuo tramite una richiesta formale al sito di social media per rimuovere il contenuto.

AVVERTENZA: Non essere nei social network è anche peggio!

Se pensate di ovviare il problema eliminandovi completamente dai social vi state sbagliando. Sempre secondo la ricerca di cyberbullying.org si legge: “È interessante notare che alcuni scelgono di tenere completamente pulito Internet delle loro informazioni e di non iscriversi a nessun social per evitare che i datori di lavoro trovino le informazioni personali. Anche se questo potrebbe sembrare una valida opzione, eliminando completamente se stessi da mezzi di comunicazione sociale, in realtà non è meglio di avere un contenuto negativo online. In questo momento, infatti, non è possibile non avere un ruolo nei social media e i datori di lavoro, le scuole e le altre organizzazioni sono tutti giocatori sempre più attivi nella crescente economia sociale. In altre parole, coloro che non partecipano affatto hanno anche maggiori probabilità di essere respinti”.

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2 pensieri su “Avere una buona reputazione digitale, regola n.1. Ricordate: il web non dimentica

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