Bullismo e cyberbullismo, chi paga i danni alla vittima?

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Bullismo e cyberbullismo, quando a compiere il reato sono minori, chi paga il danno alla vittima? A rispondere è l’avvocato Coglitore che afferma: “Il minorenne non ha autonomia patrimoniale”. Ecco allora cosa dice la Cassazione.

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Intervista Avvocato  Dario Coglitore (nella foto)

Com’è ormai noto, si parla di “bullismo” quando una singola persona o un gruppo di persone vengono più volte offese, denigrate e molestate attraverso parole, contatto fisico, gesti da parte di uno o più individui.

Il bullismo, a scuola o nel gruppo, può essere talvolta favorito dall’uso delle nuove tecnologie, in particolare dei social network e delle chat online. In tal caso si parlerà di “cyberbullismo”.

Da un punto di vista strettamente giuridico il bullismo e/o il cyberbullismo, in sé considerato, non è un reato poiché manca al riguardo una specifica fattispecie incriminatrice.

La legge penale, semmai, punisce le singole condotte del “bullo” qualora le stesse siano riconducibili a singole fattispecie incriminatrici, come, ad esempio minacce, diffamazione, molestia o disturbo alle persone, ingiuria, percosse, lesioni personali, ecc.

Tuttavia, è un dato di comune esperienza che, se l’autore del reato è un minore, difficilmente ci sarà un processo penale ed una conseguente condanna. E’ molto più frequente (e proficuo per la vittima), invece, che vi sia un giudizio civile che porta solitamente al risarcimento in danaro.

Gli atti di bullismo infatti generano responsabilità civile per chi se n’è reso autore il quale dovrà risarcire in via extracontrattuale ex art. 2043 c.c. la vittima non essendo richiesta la capacità di agire ma la  sola capacità di intendere e di volere.

Lo stesso principio vale anche nel caso in cui la violenza morale o fisica sia stata perpetrata da un gruppo di minorenni.

A tal riguardo la Corte di Cassazione ha stabilito che gli autori degli atti di bullismo o cyberbullismo hanno una responsabilità solidale e oggettiva, ossia condivisa tra tutti coloro che hanno preso parte all’episodio, a prescindere dal ruolo svolto. Sicché il danneggiato può chiedere l’intero risarcimento anche a uno solo di essi, salvo poi il diritto di quest’ultimo di rivalersi nei confronti degli altri responsabili  (Cassazione civile 24 settembre 2015 n. 18899 sez. III).

Questa interessante pronuncia trae origine da una delicata vicenda di bullismo fra minorenni in danno di una compagna di classe la quale si è vista costretta ad abbandonare la scuola pubblica da lei frequentata per trasferirsi in un istituto privato.

I genitori hanno chiesto ai tre ragazzi responsabili della infelice vicenda il risarcimento del danno morale patito dalla figlia e il ristoro delle spese imposte dalla frequenza dell’istituto scolastico privato.

La Corte di Cassazione ha riconosciuto gli autori dell’illecito tutti egualmente responsabili: sia quelli che hanno avuto un ruolo di primo piano che quelli con una funzione solo strumentale e marginale.

Resta da chiedersi, però, chi di fatto risarcirà il ragazzo vittima di bullismo quando l’autore dell’illecito è un minorenne. Il minorenne infatti non ha autonomia patrimoniale.

Dal punto di vista civilistico, la responsabilità ricade in primo luogo sui genitori i quali rispondono a titolo di culpa in educando ex art. 2048 c.c. qualora non dimostrino di aver fornito al proprio figlio un’educazione appropriata. Trattasi di una responsabilità presunta che è possibile superare solo fornendo la prova positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata; il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e all’indole del minore.

Il concetto di “corretta educazione”, non è facile da definire e lascia spazio a innumerevoli interpretazioni.

L’inadeguatezza dell’educazione impartita e della vigilanza esercitata su un minore, fondamento della responsabilità dei genitori per il fatto illecito dal suddetto commesso, tuttavia, può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore, conseguenti al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori, ai sensi dell’art. 147 c.c. (Cassazione civile, sez. III, 18/11/2014, n. 24475).

Il Tribunale di Alessandria (sent. n. 439/2016), ad esempio, ha riconosciuto la responsabilità dei genitori  nel caso di un filmato registrato con un telefonino e diffuso tra i compagni di scuola, in cui un minore veniva legato e imbavagliato, nonché percosso e deriso.

L’inadeguatezza dell’educazione impartita al minore sarebbe emersa dalle modalità dello stesso fatto illecito perpetrato dai propri figli minori essendo stato accertato un grado di maturità ed educazione fortemente carente conseguente al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori ai sensi dell’art 147 c.c.

Gli atti di bullismo non hanno conseguenze soltanto per gli attori direttamente coinvolti, ovvero i minori, e per i loro genitori.

Considerato che gli episodi di bullismo si manifestano maggiormente all’interno delle scuole, negli ultimi anni la giurisprudenza civile si è mostrata sempre più attenta riconoscendo le responsabilità di insegnanti e dirigenti scolastici.

Dal vincolo negoziale sorto a seguito dell’accoglimento della domanda di iscrizione all’istituto scolastico e dalla conseguente ammissione dell’allievo alla scuola sorge, a carico del medesimo istituto, l’obbligazione di vigilare per mezzo dei propri docenti sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni.

Tali obblighi scattano non solo quando l’alunno si trovi all’interno della struttura ma anche all’entrata e all’uscita dalla scuola e agli spostamenti sul bus.

In presenza di forme di aggressione fisica o morale ai danni di un allievo, gli insegnanti devono intervenire tempestivamente adottando nei confronti del bullo altresì i necessari provvedimenti disciplinari (ius corrigendi) i quali, però, è stato sottolineato, non possono essere eccessivi o portare all’umiliazione della vittima.

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Bisogna, infatti, sempre tenere presente il principio educativo della punizione, prevedendo anche  comportamenti di natura  riparatoria o risarcitoria  volti a responsabilizzare il bullo.

Ad ogni modo, l’intervento più efficace per contrastare il fenomeno del bullismo resta la prevenzione che deve essere applicata principalmente a scuola con la collaborazione degli insegnanti e attraverso il dialogo partecipato. L’organizzazione della scuola che non prevenga atti di bullismo, prevedendo ad esempio uffici ad hoc può ritenersi anche colpevole di culpa in organizzando.

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